Centraline idroelettriche e tralicci: il punto della situazione prima del confronto in Aula

Nell’ottobre 2020 la Provincia Autonoma di Trento ha modificato la legge provinciale 4 del 1998 nella parte riguardante le modalità e le procedure di assegnazione delle concessioni idroelettriche. Si è puntato tutto sul prezzo trascurando ogni valutazione in fatto di impatto ambientale delle grandi centrali sui corsi d’acqua, senza contare che il più grande operatore in Trentino è Hydro Dolomiti Energia, società controllata al 60% da Dolomiti Energia Holding spa e per il restante 40% da Fedaia Holdings Sarl in Lussemburgo, di proprietà di Macquarie European Infrastructure Fund 4, rispondente a un fondo speculativo australiano noto alle cronache col poco lusinghiero soprannome di “canguro vampiro”.

Restano dubbi sull’aderenza costituzionale delle modifiche apportate alla legge provinciale 4/1998 (Disposizioni in materia di grandi derivazioni a scopo idroelettrico) con la legge provinciale 9/2020 (disegno di legge 49/XVI), in particolar modo per ciò che riguarda l’articolo 117, comma 1 della Costituzione, laddove si impone il rispetto del diritto europeo e nel caso specifico del principio della libertà di concorrenza. Valutazioni che hanno indotto il Governo a impugnare la legge trentina che è ora al vaglio della Corte Costituzionale (Ricorso del Governo 104 del 24 dicembre 2020).

Nel contempo l’assessore provinciale all’ambiente ha mandato avanti un disegno di legge per mettere a gara le piccole e medie centrali idroelettriche trentine cioè quelle fino a 3.000 kilowatt di potenza nominale (disegno di legge 81/XVI). Si tratta di circa 80 centraline di media derivazione (potenza nominale fra i 220 e 3000 kilowattora) cui si sommano quelle di potenza inferiore che sono alcune centinaia. Se in passato le centraline di queste dimensioni venivano lasciate al titolare in perpetuo, con la nuova legge si recepisce la normativa europea e si punta a mettere tutto a gara, con più di 50 strutture ormai in scadenza o scadute. La stragrande maggioranza delle derivazioni in questione è però gestita dai Comuni che generalmente ne traggono benefici che riversano sui loro cittadini, una situazione virtuosa che verrebbe stravolta dalla Legge impostata dalla Provincia con lo spauracchio della direttiva Bolkestein e del recente parere emanato dall’Agcm.

Si tratta di un esito che il M5S si propone di evitare introducendo correttivi che, in subordine a una gestione interamente pubblica gestita dagli enti locali, favoriscano un sistema pubblico misto a privato, dove il privato in questione sarebbe rappresentato da società di tipo cooperativistico. Il nostro obiettivo è evitare il prevalere di una gestione esclusivamente speculativa orientata alla rendita finanziaria, favorendo invece un modello alla tedesca, che mantenga i benefici economici sul territorio che ospita le centrali, dando anche voce in capitolo ai cittadini interessati. Le proposte del M5S puntano inoltre a introdurre misure di monitoraggio e tutela ambientale più sofisticate e a prevedere impegni più vincolanti circa l’impiego dei canoni ambientali (emendamenti presentati il 9/4/2021).

Il M5S, con il supporto degli altri gruppi consiliari di minoranza, aveva inoltre avanzato una richiesta di conferenza di informazione sul piccole e sulle medie derivazioni idroelettriche il 24 marzo scorso e una richiesta di informativa sul Piano Energetico Ambientale Provinciale (comunicazione 34/XVI su PEAP del 25 marzo) (nota ufficio stampa del Consiglio del 26 marzo 2021).

Sul disegno di legge 81/XVI sono stati infine presentati una serie di ordini del giorno (in totale 120) ed in particolare i seguenti:

  • 1/81/XVIAnalisi sulla disponibilità della risorsa idrica sul territorio trentino e definizione di un piano strategico per la ripubblicizzazione dello sfruttamento delle acque pubbliche a fini idroelettrici (pdf)
  • 2/81/XVI – Gestione delle guardianie delle dighe trentine (pdf)
  • 5/81/XVI – Applicabilità in Trentino del modello di comunità energetica di Schoenau (pdf) (Nb. di tenero analogo le proposte 6 e 7)
  • 211/81/XVIRevisione della normativa in materia di derivazioni idroelettriche e gestione decentrata e partecipata delle risorse idriche a fini idroelettrici (pdf)
  • 212/81/XVI – Verificare la possibilità di introdurre in Trentino iniziative di democrazia e partecipazione energetica simili a quelle realizzate dall’Unione dei Comuni del nord dell’Assia in Germania (pdf)

Sempre riguardo al tema energia elettrica in Trentino, accanto alla questione delle derivazioni c’è quello della razionalizzazione della rete. Anche in Trentino infatti si stanno pianificando nuovi elettrodotti, il più discusso dei quali è quello che dovrà collegare gli abitati di Borgo Valsugana e Lavis. Se da un lato l’opera avrà il pregio togliere la linea elettrica da sopra il centro cittadino di Pergine Valsugana, riducendo l’inquinamento elettromagnetico, dall’altro l’idea di Terna e della Provincia è di mantenere la linea volante, spostandola sulle colline perginesi, il cui paesaggio ne risulterebbe brutalmente alterato.

Una soluzione ottimale per risolvere entrambe i problemi sarebbe l’interramento delle linee ma né la Provincia né tanto meno Terna sembrano propense a prenderlo in considerazione per una questione di costi. Come M5S riteniamo che sia più che altro mancanza di interesse per il tema della tutela del paesaggio che pure sarebbe una delle grandi ricchezze del Trentino. Per questo chiediamo che venga istituito un fondo per il paesaggio che convogli risorse spendibili per opere come l’interramento delle linee elettriche. I soldi fra l’altro non dovrebbe metterli tutti il Trentino e nemmeno tutti Terna potendo pensare al coinvolgimento di entrambe le parti o di terze nel finanziamento del fondo.

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