Covid-19: la strada per uscire dalla crisi sarà lunga. Le istituzioni provinciali si attrezzino!

A causa delle chiusure imposte dalla pandemia, a livello provinciale si prospetta un calo di circa il 10% del prodotto interno lordo annuo (per essere precisi, la riduzione è stimata fra il 9% e il 13%). Va da sé che la situazione è grave e va affrontata con risolutezza e con una programmazione chiara e precisa. Di fronte alla situazione che stiamo già vivendo oggi e con i numeri che si prospettano, navigare a vista sarebbe suicida.

Se n’è discusso stamane in una videoconferenza svolta con gli esperti del team economia nominato dalla giunta (gruppo di analisi di scenario e gruppo tecnico-operativo) e i capigruppo della minoranza. Ritenendo inutile proporre questioni di merito in una riunione dove comunque non si sarebbe deciso niente, ho invece preferito proporre questioni di metodo, cercando di organizzare una struttura che renda più agevole il lavoro da parte di tutti, in modo da poter fornire il miglior contributo possibile all’attività di ricostruzione che saremo molto presto chiamati a mettere in campo.

Nel mio primo intervento ho chiesto conto dei criteri adottati dalla giunta per scegliere gli esperti del team economico. In particolare come ne sia stato stabilito il numero, scelti gli ambiti di competenza, se fossero state tenute in considerazione anche altre candidature e la possibilità di integrare il team con competenze ulteriori. Ho anche chiesto se il team avesse definito delle fasi di lavoro per la raccolta e la schematizzazione delle idee, oltre ad eventuali proposte che fossero già state formulate.

L’assessore Spinelli mi ha risposto assicurando che la scelta degli esperti è stata fatta di comune accordo con l’Università di Trento attraverso il confronto col rettore Collini. Spinelli ha aggiunto che gli esperti sono liberi di lavorare e ragionare in libertà, secondo “scienza e coscienza” per stabilire innanzitutto le priorità di intervento, settore per settore.

Col secondo intervento ho invece chiesto lumi in merito alla forma e al metodo che i consiglieri provinciali dovranno seguire per interagire con il team degli esperti fornendo loro le proprie idee e sollecitazioni. Visto che stiamo parlando dei massimi livelli istituzionali trentini va benissimo il team di esperti ma bisogna sapere come rapportarsi con loro. Per cominciare ho chiesto se fosse possibile avere copia dello schema di lavoro su cui stanno lavorando gli esperti. Ho sottolineato che per tutti i soggetti che vogliano portare il loro contributo in questa fase di programmazione – consiglieri, società civile e parti sociali – sarebbe molto più comodo poter avanzare delle proposte strutturare e coerenti con il piano anti-crisi in via di definizione, in modo da non concentrarsi su questioni o argomenti ritenuti secondari rispetto alle priorità. Allo stato non ci sono regole, ma il rischio di non avere una piattaforma attraverso la quale interagire è che le proposte diventino slogan utili solo a costruire consenso politico anziché ad affrontare la crisi sociale, economica e sanitaria che abbiamo di fronte a noi.

Su questo tema Spinelli non ha potuto rispondere e mi ha detto che ne avrebbe dovuto parlare con gli altri componenti della giunta. Voglio però credere che abbia colto l’esigenza di lavorare con una metodologia chiara, trasparente e davvero concertata.

Credo fermamente che anche la politica locale sarà chiamata ad adottare provvedimenti finanziari e fiscali dalla portata storica. Ne va della sopravvivenza del sistema sociale ed economico trentino. Tuttavia, le politiche pubbliche e le misure fiscali ed economiche possono essere adottate con un approccio top-down (chi comanda decide gli altri si adeguano) oppure con un approccio più orizzontale e aperto, “bottom-up (i cittadini esprimono richieste ed esigenze e chi ricopre incarichi istituzionali si impegna a metterle in pratica). Io naturalmente – l’ho detto e stradetto – sono per il secondo.

Allo stesso tempo non possiamo prescindere dalla realtà. Per implementare le politiche di cui ci sarà bisogno non potremo fare ricorso solo all’indebitamento delle istituzioni. In molti fanno finta di non saperlo, ma lo Stato alla fine siamo noi ed è su di noi che ricadrà il peso dei troppo debiti. Per questo non possiamo pensare di risolvere tutto solo a colpi di deficit ma serve avere chiaro in mente quanto e come ciascuno sarà chiamato a pagare i costi diretti e indiretti della crisi che seguirà la pandemia. A mio avviso è necessario fin da ora prevedere una ripartizione equa dello sforzo fra tutte le categorie sociali, altrimenti il rischio è che a pagare siano sempre i soliti, cioè lavoratori, famiglie, piccole e medie imprese, mentre chi vive di rendita starà sempre meglio a fronte delle difficoltà incontrate da tutti gli altri. È la dinamica di questi ultimi 30 anni, con la classe media ridotta in ginocchio, i poveri sempre più poveri e i ricchi che diventano ricchissimi a spese del resto. Se non interverremo con decisione e consapevolezza, il rischio che questo modello si accentui e diventi irreversibile è dietro l’angolo.

Dalle scelte di metodo e di merito che dovranno essere prese a breve dipenderà il destino di tutta la nostra comunità. Potremo scegliere di affrontarla uniti, facendo ciascuno la sua parte, oppure si potrà chiedere alla parte meno protetta di sobbarcarsi tutto il peso della ricostruzione, come del resto è sempre successo in questi anni. Da parte mia farò tutto il possibile perché la strada prescelta sia la prima e non la seconda.

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