Terzo Settore. A breve audizioni su iter amministrativo per accreditamento e affidamento dei servizi socio-assistenziali

Oggi ho portato in Aula il tema dei termini per l’accreditamento e l’affidamento dei servizi socio-assistenziali con una proposta di risoluzione che se approvata come proposta avrebbe impegnato la Giunta a prorogare le scadenze a carico delle organizzazioni del terzo settore, troppo duramente impegnati nel contrasto alla pandemia per potersi dedicare anche alle pratiche burocratiche. Il Consiglio ha approvato, anche se abbiamo dovuto concordare una modifica al dispositivo, stabilendo di approfondire la questione nella commissione di riferimento. È un passo avanti rispetto a dove eravamo e quindi abbiamo accettato la proposta della giunta, anche se ovviamente avremmo preferito si agisse subito.

In Trentino il Terzo settore occupa circa 9.000 soggetti, per un fatturato di 110 milioni annui e un bacino di utenza di circa 37 mila persone. I numeri dimostrano che si tratta di un ambito ad alta intensità lavorativa ma soprattutto emozionale poiché non produce solo un surplus economico ma beni relazionali che consentono di placare sul nascere il disagio sociale e di ridurre i costi per intervenire nei casi in cui il disagio si trasforma in emergenza. Il valore aggiunto in termini etici è ancora più strategico in tempo di Covid-19 come illustrato dal rapporto Euricse 2020 (Exploring cooperative economy – Report 2020)

Nelle premesso ho posto l’accento sull’iter procedurale per mettere in evidenza le richieste degli operatori del settore come ad esempio la Federazione Trentina della Cooperazione (vedi nota del 24 novembre 2020) e della Consulta provinciale per le politiche sociali (vedi nota del 20 maggio 2020). Come detto, dopo un confronto con l’assessore e preso atto della disponibilità della maggioranza, abbiamo optato per discutere della problematica in commissione invitando i soggetti interessati ad esporre le loro esigenze e ad illustrare come stanno affrontando le conseguenze sociali connesse all’emergenza sanitaria da Covid-19.

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Di seguito il testo integrale della risoluzione approvata dall’Aula:

Proposta di risoluzione n. 50/28/XVI “Proroga di termini per le organizzazioni del terzo settore” collegata alla Comunicazione della Giunta n. 28/XVI “Aggiornamenti sull’epidemia in corso” – Approvata con emendamento il 2 febbraio 2021

La pandemia da Covid19 che continua a infuriare a livello globale sta rendendo complesso e difficoltoso lo svolgimento delle attività di imprese, associazioni e cittadini, sottoponendo ciascuno a carichi di lavoro e impegno extra per garantire il rispetto dei protocolli sanitari, limitando di conseguenza l’ulteriore diffusione del virus;

per ciò che riguarda il cosiddetto Terzo settore, cioè l’insieme degli enti e delle associazioni che operano nell’erogazione di interventi e servizi a favore della collettività, la pandemia in corso sta causando un pesante aggravio in termini di impegno per tutte le entità che si occupano di sostenere disabili, anziani, minori, adulti e famiglie in difficoltà;

la diffusione del Covid19 e le sue conseguenze economiche, sanitarie e sociali hanno colpito con particolare durezza le persone in condizioni di difficoltà o di fragilità. Come ha ad esempio ricordato la Caritas tramite lo studio intitolato Gli anticorpi della solidarietà – Rapporto 2020 su povertà ed esclusione sociale in Italiae pubblicato sul sito ufficiale della stessa organizzazione, rispetto allo stesso lasso temporale del 2019, nel periodo maggio-settembre 2020, l’incidenza delle persone precipitate in stato di povertà per effetto dell’emergenza Covid19 è passata dal 31% al 45%. Quasi il 50% delle persone che si sono rivolte alla Caritas per ricevere aiuto in tale periodo lo ha fatto per la prima volta. Risulta inoltre che nel periodo compreso fra l’aprile e il giugno 2020 la Caritas abbia assistito circa 450 mila persone, un dato definito “in forte incremento”, rispetto all’anno precedente. Secondo lo studio della Caritas, fra i beneficiari di tale sostegno circa il 30% era rappresentato da “nuovi poveri”, tra i quali spiccavano disoccupati, persone con impegno lavorativo irregolare che avevano perso il posto a causa del lockdown, dipendenti in attesa di ricevere la cassa integrazione, lavoratori precari o intermittenti le cui condizioni contrattuali non consentivano loro l’accesso agli ammortizzatori sociali;

come noto la pandemia ha colpito duramente anche il settore della cura e del sostegno agli anziani soli e alle persone che versano in stato di solitudine, le quali hanno visto ridursi i propri spazi di socialità data la necessità di tutelarne la salute tramite l’applicazione dei protocolli atti a prevenire la diffusione del contagio verso categorie particolarmente suscettibili agli effetti nocivi del virus;

nel corso del Festival della Famiglia tenutosi in Trentino nel dicembre scorso si è tenuto un incontro organizzato dall’Università di Trento avente ad oggetto le reti di resilienza post pandemia e le conseguenze della stessa su donne, anziani, minori e disabili (“Donne, anziani, minori, disabili: reti di resilienza post pandemia” – Ufficio stampa della Provincia, Comunicato 2841 del 1° dicembre 2020). Proprio nel corso di questo incontro l’ex presidente della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM), Mario Alberto Battaglia ha fatto presente quanto segue: «Abbiamo alle spalle una stagione di tagli alla ricerca, sanità e al welfare, in cui poco si è curata l’assistenza di prossimità, la medicina territoriale. E questo è particolarmente rilevante, come per gli anziani, anche per le persone disabili a cui molti servizi vanno portati a domicilio. Durante la pandemia i familiari e i caregiver, hanno dovuto affrontare una realtà particolarmente grave in cui è mancata la personalizzazione dei servizi. Un altro problema da affrontare riguarda l’accesso al lavoro e il mantenimento del lavoro delle persone con disabilità. Le questioni dell’occupazione vanno affrontate anche per i disabili, perché sono una risorsa per la società. Occorrono scelte di sistema». Risulta infatti che proprio la categoria delle persone affette da disabilità abbia sofferto gli effetti della pandemia a causa della chiusura e della riduzione della disponibilità di terapie, di centri diurni, di servizi educativi e formativi personalizzati e di riabilitazioni, tutte situazioni alle quali hanno dovuto far fronte con i propri limitati mezzi enti ed associazioni appartenenti al Terzo settore;

in Trentino il Terzo settore ha assunto dimensioni economiche e valenza sociale di primo livello. Come ricordato infatti in una lettera del 20 maggio 2020 rivolta al Presidente della Provincia di Trento dal Presidente della Consulta provinciale delle politiche sociali Massimo Ocello, in Trentino il Terzo settore offre occupazione a 9 mila persone circa, da luogo ad un fatturato complessivo di 110 milioni di euro mentre il suo bacino d’utenza è stimato attorno alle 37 mila persone che si rivolgono ad esso per far fronte a situazioni di disagio psichico, inserimento e integrazione sociale, prevenzione dell’esclusione, ecc;

il 30 giugno 2021 sia la data entro la quale le organizzazioni del Terzo settore dovranno ultimare le procedure per l’accreditamento provinciale mentre il 31 dicembre 2021 sia il termine entro il quale dovranno concludersi le procedure per l’affidamento dei servizi socio assistenziali;

secondo quanto previsto dall’articolo 27 della legge provinciale 13 maggio 2020, n. 3 Ulteriori misure di sostegno per le famiglie, i lavoratori e i settori economici connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19 e conseguente variazione al bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2020 – 2022” per quanto riguarda lo svolgimento dei servizi socio-assistenziali, socio-sanitari, socio-educativi e per la prima infanzia che alla data di entrata in vigore della legge erano già stati affidati o finanziati, si è applicato una proroga o un rinnovo, fino al 31 dicembre 2021 dei contratti, delle convenzioni o degli affidamenti in corso, comunque denominati. Sarebbe opportuno, visto il protrarsi della situazione problematica e della difficoltà di assolvere ai numerosi adempimenti amministrativi, far slittare questo termine di un anno, al 31 dicembre 2022;

nello stesso tempo e per le medesime motivazioni sopra descritte, sarebbe opportuno prorogare di un anno, quindi al 30 giugno 2022, il termine per l’accreditamento definitivo dei soggetti che gestiscono servizi già funzionanti, come disciplinato dal regolamento approvato con Decreto del Presidente della Provincia 9 aprile 2018, n.3-78/Leg. Come ricordato in una lettera-appello del 18 gennaio 2021 rivolta dal Coordinamento Inclusione Prevenzione (Cip) al Presidente della Provincia di Trento: «I due procedimenti (accreditamento e affidamento) sono particolarmente complessi e richiedono attenzioni che molte organizzazioni, in trincea dallo scorso marzo, non sono in grado di mettere in gioco perché impegnate sul fronte prioritario degli interventi di aiuto. In assenza di un provvedimento di proroga rischia di saltare un settore che rappresenterà, se tutelato, una risorsa preziosa per uscire dalla crisi e per mettere in moto le migliori energie della nostra terra»;

in conclusione, appare chiaro come la pandemia in corso abbia comportato e stia comportando un aggravio del lavoro richiesto alle associazioni e agli enti del Terzo settore le quali si trovano in condizioni di oggettiva difficoltà nel far fronte agli impegni burocratici connessi alle onerose procedure per il proprio accreditamento provinciale, a loro volta connesse alle procedure per l’affidamento dei servizi socio assistenziali provinciali. Per tale motivo appare opportuno prorogare le scadenze relative all’accreditamento provinciale e all’affidamento dei servizi socio assistenziali per un congruo periodo di tempo, ragionevolmente stimabile in 12 mesi;

tutto ciò premesso il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale

Testo del dispositivo abrogato:

  1. a prorogare il termine entro il quale le organizzazioni del Terzo settore dovranno ultimare le procedure per l’accreditamento provinciale alla data del 30 giugno 2022;
  2. a prorogare il termine entro il quale dovranno concludersi le procedure per l’affidamento dei servizi socio assistenziali alla data del 31 dicembre 2022.

Testo del dispositivo approvato:

impegna a favorire la convocazione della Prima e della Quarta commissione permanente in un’unica seduta congiunta, nel rispetto delle prerogative regolamentari, per ascoltare in audizione i membri della Consulta provinciale delle politiche sociali, i dirigenti dei servizi competenti, i rappresentanti sindacali dei lavoratori impiegati nel Terzo Settore e i rappresentanti delle organizzazioni di secondo livello e delle categorie operanti nel settore, al fine di aggiornare il Consiglio provinciale sull’iter di accreditamento e di affidamento dei servizi socio-assistenziali in considerazioni delle scadenze connesse all’attuazione legge provinciale sulle politiche sociali n. 13 del 2007 e delle problematiche connesse emergenza sanitaria Covid-19

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