Siamo quello che mangiamo: Approvate due proposte del M5S in fatto di filiera corta e miglioramento delle pratiche alimentari.

Siamo quello che mangiamo. La celebre massima del filosofo Ludwig Feuerbach ben si adatta agli ultimi interventi del M5S in Consiglio provinciale proprio in tema di alimentazione e che è stata un po’ lo spunto che il 2 marzo scorso ci ha portati a presentare 2 proposte di ordine del giorno collegate al Disegno di legge n.82/XVI “Integrazioni della legge sul personale della Provincia 1997, in materia di servizio sostitutivo di mensa”.

Il nostro scopo era da un lato cercare di migliorare l’educazione alimentare della cittadinanza potenziando la collaborazione interistituzionale e le campagne di informazione volte a promuovere le migliori pratiche alimentari e dall’altro rafforzare e incentivare i consumi di prodotti della filiera corta trentina resa ancora più sicura grazie agli ultimi sviluppi della tecnologia blockchain e garantire quindi la tracciabilità dei prodotti.

Entrambe le nostre proposte sono state approvate dal Consiglio provinciale, segno che su certi temi si riesce ancora a trovare un terreno comune, e del resto, se è vero che siamo quel che mangiamo allora è a maggior ragione necessario impegnarci per nutrire noi stessi e i nostri cari in maniera avveduta e consapevole, tramite cibi sani e sostenibili, provenienti dalla nostra terra.

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Questi i link ai due ordini del giorno del M5S, approvati con modifica, con i testi integrali dei documenti:

1/82/XVI del 18 febbraio 2021 “Educazione alimentare e servizi di mensa”
Approvato con emendamento il 2 marzo 2021 e convertito nell’ordine del giorno n.318/XVI

2/82/XVI del 22 febbraio 2021 “Tracciabilità e provenienza dei prodotti usati per i servizi di mensa”
Approvato il 2 marzo 2021 e convertito nell’ordine del giorno n.319/XVI

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Di seguito le due proposte di ordine del giorno come presentate in Aula dal M5S:

Proposta di ordine del giorno n. 01/82/XVI

Disegno di legge n. 82/XVI “Integrazioni della legge sul personale della Provincia 1997, in materia di servizio sostitutivo di mensa”

La qualità e il valore del servizio mensa rivolto ai dipendenti pubblici ma più in generale ai cittadini tutti, non dipende esclusivamente dalle modalità di erogazione del servizio stesso ma anche dal potenziale informativo ed educativo implicito nella possibilità di ritrovo comune da esso offerta. Il servizio mensa può dunque ben prestarsi alla diffusione di informazioni riguardanti l’educazione alimentare e il contrasto allo spreco alimentare, a patto di prevedere e voler implementare tramite esso campagne informative adeguate e coerenti con questi obiettivi;

l’educazione all’alimentazione e il contrasto allo spreco alimentare sono temi dei quali diversi Consiglieri si sono occupati nello svolgimento del proprio mandato, nell’attuale ma anche nella passata legislatura (XV, 2013-2018), con numerosi atti politici volti a far luce sulle buone pratiche da implementare per sensibilizzare la comunità sulle problematiche ad essi inerenti. Si tratta di temi che riguardano la sostenibilità oltreché alimentare anche ambientale, due facce della stessa medaglia, ma in parallelo anche delle conseguenze che un’alimentazione scorretta potrebbe avere per la salute umana, si pensi al rischio di obesità, malattie circolatorie, diabete, etc. Di seguito si elencano i principali atti politici presentati:

  • Interrogazione n. 3129/XV a risposta scritta, avente ad oggetto “Utilizzo di prodotti agricoli e agroalimentari locali nei servizi di ristorazione pubblica”;
  • Mozione n. 138/XV, avente ad oggetto “Utilizzo di prodotti agricoli e agroalimentari locali nei servizi di ristorazione pubblica”, approvata dal Consiglio della Provincia autonoma di Trento Nella seduta del 4 novembre 2016;
  • Ordine del giorno n. 355/XV, avente ad oggetto “Adeguamento alle linee guida contro lo spreco alimentare elaborate nell’ambito del progetto europeo FUSIONS”, approvato dal Consiglio della Provincia autonoma di Trento nella seduta del 12 settembre 2017, in relazione al testo unificato dei disegni di legge n. 133, n. 149 e n. 166 concernente “Riduzione degli sprechi, recupero e distribuzione delle eccedenze alimentari e non alimentari e dei prodotti farmaceutici e modifiche di leggi provinciali connesse”;
  • Interrogazione n. 6135/XV a risposta scritta, avente ad oggetto “Attuazione della legge provinciale 10 del 2017 sulla riduzione degli sprechi alimentari”;
  • Mozione n. 218/XV, avente ad oggetto “Promozione del marchio ‘Green Event’ in relazione all’organizzazione di eventi secondo criteri di sostenibilità ecologica, ambientale e sociale”, approvata dal Consiglio della Provincia autonoma di Trento nella seduta dell’8 marzo 2018;
  • Interrogazione n. 5731/XV a risposta scritta, avente ad oggetto “Applicazione della legge n.10/2017 sulla riduzione degli sprechi e il recupero delle eccedenze alimentari e non alimentari e dei prodotti farmaceutici”;
  • Interrogazione n. 5340/XV a risposta scritta, avente ad oggetto “Prevenzione e cura del diabete”;
  • Mozione n. 233/XV, avente ad oggetto “Prevenzione e cura dei disturbi alimentari”, approvata dal Consiglio della Provincia autonoma di Trento nella seduta del 6 giugno 2018;
  • Ordine del giorno n. 442/XV, avente ad oggetto “Adesione delle istituzioni scolastiche al progetto “Orto in condotta” di Slow Food, quale strumento di educazione alimentare” approvato dal Consiglio della Provincia autonoma di Trento nella seduta del 16 gennaio 2018, in relazione al disegno di legge n. 152 concernente “Istituzione, promozione e finanziamento degli orti didattici in Trentino”;
  • Interrogazione n. 366/XVI a risposta scritta, avente ad oggetto “Attuazione della l.p. 10 del 2017 in materia di riduzione degli sprechi, recupero e distribuzione delle eccedenze alimentari e non alimentari e dei prodotti farmaceutici”;

oltre agli atti politici sopra citati, che hanno fatto sì si creasse quantomeno un dibattito su queste tematiche, nella passata legislatura sono state emanate ben due leggi provinciali sul tema in esame:la prima è la Legge provinciale 22 settembre 2017, n.10 avente ad oggetto “Riduzione degli sprechi,recupero e distribuzione delle eccedenze alimentari e non alimentari e dei prodotti farmaceutici e modifiche di leggi provinciali connesse”, che tra i suoi fini annovera, ad esempio, “il consumo responsabile come strumento di riduzione degli sprechi alimentari e non alimentari”. La seconda è la Legge provinciale 26 gennaio 2018, n.2 avente ad oggetto “Istituzione, promozione e finanziamento degli orti didattici in Trentino”, il cui art. 1 ne definisce la finalità, ossia promuovere “la realizzazione degli orti didattici e il recupero delle aiuole pubbliche di pertinenza della scuola per diffondere la cultura del verde anche pubblico e dell’agricoltura, sensibilizzare le famiglie e gli studenti sull’importanza della sostenibilità alimentare, dell’alimentazione sana ed equilibrata, della promozione della biodiversità e del rispetto dell’ambiente”;

se da un lato gli effetti dello spreco del cibo si riversano sulla salubrità dell’ambiente e sulla povertà a livello globale, i problemi derivanti da una cattiva alimentazione si riflettono direttamente sul nostro corpo e sulla nostra salute. Secondo quanto riportato dal Ministero della Salute “la cattiva alimentazione causa ogni anno un numero sempre crescente di malattie quali diabete, malattie cardiovascolari, obesità e tumori. Il sovrappeso e l’obesità infantile e nell’adulto sono temi di grande rilievo nel quadro della Sanità Pubblica del nostro Paese” (Alimentazione e patologie correlate, ultimo agg. 29 nov. 2018, sito istituzionale Ministero della Salute);

a questo proposito, Renato Lauro, Presidente dell’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO)Foundation, afferma: “Secondo il recente Rapporto Diabetes Atlas dell International Diabetes Federation (IDF), il diabete causa 73 morti al giorno in Italia, quasi 750 in Europa. Il dato è tanto più allarmante se si considera che gli italiani che soffrono di diabete sono circa l’8% della popolazione adulta. Inoltre, tenendo conto della correlazione tra diabete di tipo 2 e obesità – malattia spesso sottovalutata che nel nostro Paese colpisce 4-5 abitanti su 10 – e del loro trend di aumento negli ultimi anni, possiamo definire diabete e obesità come una pandemia, con serie conseguenze per gli individui e la società in termini di riduzione sia dell’aspettativa sia della qualità della vita, e notevoli ricadute economiche. Si tratta quindi un’emergenza sanitaria che necessita di un’attenzione specifica da parte dei decisori politici, affinché considerino in tutta la sua gravità questo fenomeno” (fonte:Diabete e obesità (diabesità): malattie sociali dal notevole impatto, 19 aprile 2017, diabete.com);

il rapporto tra l’obesità e tasso di malattia è ben esemplificato in questa infografica dell’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, dalla quale emerge come nelle persone affette da obesità sia maggiore la percentuale di riscontrare malattie come il diabete, l’ipertensione e le malattie del cuore. Secondo quanto si può rilevare dai dati ISTAT del 2016 (gli ultimi disponibili), la principale causa di morte in Italia è rappresentata dalle malattie del sistema circolatorio. Sviluppando delle buone abitudini alimentari, si potrebbe avere quindi un forte impatto in termini sociali ed economici, dato che secondo quanto emerge dal rapporto della FAO “Prevenire la perdita e lo spreco di nutrienti attraverso il sistema alimentare: azioni politiche per diete di alta qualità”, le diete di cattiva qualità rappresentano oggi per la salute pubblica una minaccia maggiore della malaria, la tubercolosi o del morbillo, mentre allo stesso tempo, circa un terzo di tutto il cibo prodotto per il consumo umano non raggiunge mai il piatto del consumatore;

da quanto fin qui segnalato appare chiaro come il quadro nel quale ci ritroviamo a vivere sia paradossale. In alcune parti del mondo si sta ancora cercando di debellare la denutrizione ed in altre,c’è il problema opposto dell’obesità e delle malattie che da essa possono derivare. L’Unione Europea,a tal proposito, ha adottato l’EU Action Plan on Childhood Obesity 2014-2020 con l’obiettivo di stabilire un impegno concreto e condividere le buone pratiche tra gli attori europei per diminuire la crescita dell’obesità e del sovrappeso nell’infanzia;

è proprio in base a questa logica che a livello nazionale è stato concepito il “Tavolo di lavoro per la prevenzione e il contrasto del sovrappeso e dell’obesità” insediatosi il 6 giugno 2019 con l’obiettivo “di elaborare un documento di indirizzo per la prevenzione e il contrasto del sovrappeso e dell’obesità, in particolare quella infantile, condiviso con le Regioni e le Province Autonome”;

nel 2013, a livello nazionale, è stato lanciato anche il progetto Educazione alimentare”Maestranatura”,il quale può essere proposto non solo dagli insegnanti, ma anche dai genitori e può essere implementato con una Convenzione tra la scuola e l’Istituto Superiore della Sanità. Questo Progetto, come si legge nel sito ad esso dedicato, ha “un approccio sistemico-costruttivista su cui è stato innestato un percorso di didattica per competenze il cui scopo è insegnare ai bambini e ai ragazzi il valore del cibo sia in termini di benessere personale che di relazione con l’ambiente e il territorio”;

recentissimamente inoltre è stato creato, dal Segretario Generale del Ministero della salute, Dr Ruocco e dal capo Dipartimento del MIUR, Dr.ssa Carmela Palumbo, il Comitato paritetico per la“Tutela del diritto alla salute, allo studio e all’inclusione”,con l’obiettivo, tra gli altri, di promuovere sani stili di vita e di contrasto ai principali fattori di rischio delle malattie croniche non trasmissibili e della salute orale e contrastare la malnutrizione in tutte le sue forme e i disturbi dell’alimentazione e della nutrizione;

un’iniziativa da valorizzare e supportare è sicuramente quella che attraverso una condivisione di valori ed uno sharing experiences ha portato alla creazione del libro “Cucinare sano alla portata di tutti”,contenente 60 ricette provenienti da 25 paesi, stilato grazie alla collaborazione di cittadini stranieri, o di italiani nati all’estero, residenti in provincia di Trento per “farne uno strumento di promozione della salute”. Oltre al libro è presente anche un’app, ossia un gioco interattivo che coinvolge le famiglie a compilare un diario alimentare e a raggiungere degli obiettivi di sana alimentazione e attività fisica attraverso delle sfide settimanali;

iniziative come quest’ultima sono esempi virtuosi che devono essere fatti conoscere ed essere implementati con un’ampia attività di informazione, ma prima ancora, di sviluppo di una coscienza collettiva, che coinvolga soprattutto le strutture scolastiche. È perciò chiara l’importanza che in questo processo di educazione all’alimentazione viene ricoperto da coloro che più si occupano di questi temi,dietologi nutrizionisti, e il personale sanitario che è in diretto contatto con i pazienti, ossia i medici di base. Grazie alla prima categoria di esperti, si potrebbe portare avanti una formazione rivolta in un momento iniziale ai medici di base e agli operatori sanitari, dato che lo sviluppo di buone pratiche alimentari viene trasmesso inevitabilmente anche attraverso queste figure professionali, le quali tuttavia non sempre hanno una preparazione adeguata sul tema specifico. In una seconda fase, si potrebbe poi sviluppare un sistema di peer to peer education tramite le figure formate nella fase iniziale nonché avviare, in maniera estensiva, una più capillare formazione scolastica;

per intraprendere questo percorso si ritiene necessaria una collaborazione che veda coinvolti i medici nutrizionisti ed il personale del Servizio di Dietetica e Nutrizione clinica dell’APSS, ma anche i medici di base che hanno sviluppato un’ esperienza in questo settore e possano quindi essere dei formatori perché come affermato dal noto medico, biologo e biometrista G. A. Maccacaro “Un medico di base,capace di inserirsi utilmente in una comunità urbana o rurale, di averne cura, di intenderne i problemi di malattia e difenderne il diritto alla salute, non c’è corso di laurea o scuola di specialità che lo produca“;

tutto ciò premesso, il Consiglio della Provincia autonoma di Trento impegna la Giunta Provinciale

  1. a rafforzare ed integrare la comunicazione istituzionale riguardante le iniziative ed i progetti legati alle buone pratiche alimentari attraverso gli strumenti a ciò adibiti e con il coinvolgimento dei Dipartimenti competenti, con particolare riguardo alla distribuzione di informazioni all’interno delle mense dislocate sul territorio trentino che offrono un servizio pubblico;
  2. a recepire ed assicurare l’efficacia operativa delle iniziative ministeriali riguardanti l’educazione alimentare a livello locale, avviando un dialogo con i nuovi organi a tal fine creati a livello nazionale, ovvero il Comitato paritetico per la Tutela del diritto alla salute, allo studio e all’inclusione e il Tavolo di lavoro per la prevenzione e il contrasto del sovrappeso e dell’obesità, avendo cura, laddove possibile, di implementare tali iniziative tramite la rete delle mense pubbliche trentine; (il punto 2 emendato così)

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Proposta di ordine del giorno n. 02/82/XVI

Disegno di legge n. 82/XVI “Integrazioni della legge sul personale della Provincia 1997, in materia di servizio sostitutivo di mensa”

Il comma 2 dell’articolo 1 (Oggetto e finalità) della legge provinciale 13 maggio 2020, n. 3 “Ulteriori misure di sostegno per le famiglie, i lavoratori e i settori economici connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19 e conseguente variazione al bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2020 – 2022” prevede che: “Gli interventi previsti da questa legge sono diretti anche a favorire lo sviluppo socio-economico locale, sostenendo la coesione sociale, nel rispetto della sostenibilità ambientale e della sicurezza della salute […] la Provincia, fino al 31 dicembre 2021, promuove il ricorso a sistemi di approvvigionamento nell’ambito della filiera corta.”;è pacifico che sistemi innovativi di approvvigionamento nell’ambito della filiera corta possono essere introdotti con una certa efficacia anche nei settori della produzione alimentare e della somministrazione di cibi e bevande rappresentato, tra gli altri, dall’insieme di esercizi commerciali come ristoranti, bar e mense. In questo ambito specifico la Giunta provinciale può assumere un ruolo decisivo facendo leva sulle prerogative ad essa assegnate dall’articolo 75 quinquies “Servizio sostitutivo di mensa per il personale del sistema pubblico provinciale” della legge provinciale sul personale del 1997 che prevede la possibilità di procedere alla gestione diretta del servizio sostitutivo di mensa attraverso l’utilizzo di opportuni strumenti di legittimazione per il personale della Provincia e degli altri enti appartenenti al sistema territoriale regionale integrato di cui all’articolo 79 dello Statuto speciale, a seguito di accordo con i medesimi. A tal fine la Giunta può prevedere la definizione di una serie di parametri con particolare riguardo ai livelli qualitativi del servizi e dunque anche dei beni alimentari provenienti dalla filiera corta o prodotti con tecniche rispettose degli equilibri biologici:
a) le tipologie degli esercizi presso i quali può essere erogato il servizio sostitutivo di mensa aziendale;
b)le caratteristiche degli strumenti di legittimazione alla fruizione del servizio alternativo di mensa aziendale, anche attraverso modalità tecnologiche innovative;
c) i contenuti degli accordi da stipulare con gli esercizi convenzionabili, attribuendo un particolare rilievo agli aspetti qualitativi connessi al servizio;
d) la misura dell’eventuale commissione dovuta dagli esercenti al soggetto gestore del servizio per il pareggio dei costi di gestione dello stesso, anche differenziata per livelli qualitativi del servizio.l’art. 21 della legge provinciale 6 agosto 2020, n.6 (Assestamento bilancio previsionale 2020-2022) ha modificato l’art. 28 della legge l.p. 29 dicembre 2016, n. 20 “Legge di stabilità provinciale 2017” introducendo il comma 4bis, che prevede che una parte dell’assegno unico provinciale possa essere erogato, anziché in denaro, attraverso delle carte destinate all’acquisto di determinate tipologie di beni, secondo quanto stabilito con delibera di Giunta;

l’impegno della Provincia autonoma di Trento nello sviluppo e nella promozione della filiera corta nel rispetto della sostenibilità ambientale non è una novità, anzi, il nostro è stato il primo territorio in Italia ad approvare la legge provinciale 17 giugno 2010, n. 13 “Promozione e sviluppo dell’economia solidale e della responsabilità sociale delle imprese”)” che riconosce il ruolo e promuove lo sviluppo dell’economia solidale. In attuazione di tale legge sono stati individuati 13 settori economici nei quali operano gli Attori dell’Economia Solidale (anche detti AES) e altrettanti disciplinari cui aderire e attenersi per beneficiare delle azioni di promozione e incentivazione. (Chi Siamo, L’Economia SolidaleEconomiasolidaletrentina.it, ultima visita: 11 novembre 2020);

l’economia solidale, come riportato nel sito dedicato a questa iniziativa, comprende “l’insieme delle attività economiche che favoriscono l’emersione di esternalità positive ovvero gli effetti (positivi) di cui beneficia l’intera comunità per il fatto stesso che quell’attività economica sia realizzata”. L’agricoltura biologica rientra fra queste attività;

la Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza provinciale 2020-2022 (NADEFP), all’interno dell’Area strategica 2 “Per un Trentino che fa leva sulla ricerca e l’innovazione, che sa creare ricchezza, lavoro e crescita diffusa”, prevede l’incentivazione della produzione di beni basata sulla filiera corta;

in particolare, uno dei punti dell’obiettivo di medio-lungo periodo 2.4 “Rafforzamento della competitività del settore agricolo provinciale, con particolare riferimento alle piccole imprese, secondo i criteri della triplice sostenibilità, economica, ambientale e sociale, valorizzandone il ruolo di presidio del territorio e per un’immagine distintiva” prevede il seguente fine: 

“2.4.9 Puntare su produzioni di qualità e tracciabili, sulla filiera corta e, in particolare per il settore vitivinicolo, sul patrimonio varietale autoctono, da valorizzare in una logica di promozione delle peculiarità e delle specificità che caratterizzano i prodotti agro – alimentari trentini in stretto raccordo con un territorio di qualità, anche attraverso specifici strumenti di qualificazione e riconoscimento […] valorizzando, per quanto possibile, le produzioni tipiche, tradizioni e quelle locali. Valorizzazione delle produzioni autoctone, attraverso l’introduzione di priorità e criteri premianti.

Definizione di un programma organico di valorizzazione dei prodotti agro-alimentari locali, rivedendo coerentemente le politiche di promozione degli stessi”;

la NADEFP prevede pertanto che al fine di attuare concretamente la promozione dei beni della filiera corta, la Provincia definisca delle politiche di valorizzazione dei prodotti agro-alimentari locali e che queste siano periodicamente riviste;

l’art. 1 (finalità) della legge provinciale 2 agosto 2005, n. 14 “Riordino del sistema provinciale della ricerca e dell’innovazione. Modificazioni delle leggi provinciali 13 dicembre 1999, n. 6, in materia di sostegno dell’economia, 5 novembre 1990, n. 28, sull’Istituto agrario di San Michele all’Adige, e di altre disposizioni connesse” prevede che la Provincia promuova una strategia di sviluppo territoriale basata sulla diffusione della ricerca e dell’innovazione, a tal fine la Provincia:

“a) valorizza il patrimonio di conoscenze generato dai soggetti che operano nel campo della ricerca e dell’innovazione per favorire lo sviluppo sociale, culturale ed economico della realtà territoriale della provincia;

b) promuove forme di collaborazione e di coordinamento fra i diversi attori della ricerca e innovazione operanti sul territorio, finalizzate alla costituzione di un coeso e armonico sistema provinciale della ricerca e dell’innovazione, in grado di rapportarsi a realtà analoghe a livello nazionale e internazionale attraverso la creazione di alleanze e la definizione di rapporti di collaborazione e cooperazione;

c) promuove iniziative volte all’innovazione del sistema produttivo locale, anche incentivando la sua collaborazione e cooperazione con il sistema provinciale della ricerca e dell’innovazione.”;

una tecnologia che si sta sempre di più diffondendo e sviluppando e che permetterebbe di certificare e così valorizzare i prodotti della filiera corta è la “blockchain” letteralmente “catena di blocchi”, ovvero una tecnologia le cui caratteristiche quali l’immutabilità del registro, la trasparenza, la tracciabilità delle transazioni e la sicurezza basata su tecniche crittografiche, servono a dare la certezza del prodotto che stiamo acquistando o del servizio di cui stiamo usufruendo;

per quanto riguarda l’utilizzo della blockchain nell’ambito dell’agro-alimentare, importanti passi avanti sono stati fatti grazie all’inserimento nel Decreto legge Semplificazioni di una norma, fortemente sostenuta dalle associazioni degli agricoltori, che prevede di conoscere la provenienza delle derrate alimentari importate dall’Italia e rendere così trasparente l’informazione sulle filiere agro-alimentari, in questo modo “cade il segreto di Stato sui cibi stranieri che arrivano in Italia e sarà finalmente possibile conoscere il nome delle aziende che importano gli alimenti dall’estero, dai quali dipende ben l’84% degli allarmi sanitari scattati in Italia nel 2019” (Dl Semplificazioni, Coldiretti: “Cade il segreto di Stato sui cibi importati”Il Messaggero, 9 settembre 2020);

grazie all’utilizzo di questa tecnologia, si potrà avere sicurezza e trasparenza in tutte le fasi della filiera produttiva e tutelare così il made in Italy ed i prodotti locali, dal momento che secondo quanto riportato nel manifesto politico Coldiretti presentato in occasione delle elezioni politiche del 2018: “Il valore dell’export dell’agroalimentare italiano ha raggiunto la soglia dei 41 miliardi. Si stima che il cosiddetto italian sounding (o meglio le imitazioni dei prodotti italiani affidati al solo richiamo del logo) ne valga almeno 60.”;

in base a quanto fin qui riportato appare ovvio come sia fondamentale che nell’adozione e nello sviluppo dei progetti di questa nuova tecnologia vengano coinvolti diversi attori sia per la parte tecnica che per la parte normativa;

sulla base delle esperienze sopra riportate e del percorso già avviato tra la PAT e la FEM, si ritiene sia un’opportunità fondamentale intraprendere un percorso per utilizzare la tecnologia blockchain nell’ambito dei prodotti agro-alimentari al fine di valorizzare i prodotti locali;

inoltre, al fine di favorire la transizione ecologica del territorio e lo sviluppo di sistemi alimentari salutari ed ecocompatibili, si ritiene utile venga definito un “paniere” di beni acquistabili con la carta dei servizi di cui all’art. 4 bis della lp 16/2020 che rispetti i criteri definiti dalla Giunta per la salvaguardia delle risorse naturali, la tutela della biodiversità, il perseguimento della sicurezza alimentare, la nutrizione e la salute pubblica e la valorizzazione della filiera agricola locale e degli operatori attivi nella catena del valore alimentare;

Tutto ciò premesso, il Consiglio provinciale impegna la Giunta

  1. ad intraprendere le iniziative di competenza, anche congiuntamente con altre amministrazioni pubbliche, in collaborazione con gli enti a ciò preposti quali l’Università, la Fondazione Mach o FBK, al fine di avviare delle sperimentazioni per quanto riguarda la tecnologia “blockchain” ed avviare dei progetti pilota per conoscere la tracciabilità dei prodotti in ambito agro-alimentare e di aumentare la qualità e l’informazione sui prodotti alimentari offerti tramite il servizio sostitutivo di mensa di cui all’art.75 quinquies della legge sul personale della provincia 1997;
  2. a valutare la definizione di un paniere di beni alimentari acquistabili con la carta di cui all’art. 4 bis della lp 16/2020 e con i buoni pasto spendibili tramite il servizio sostitutivo di mensa di cui all’art.75 quinquies della legge sul personale della provincia 1997, secondo criteri stabiliti con delibera di Giunta e, sentite le commissioni consiliari competenti, che prediliga prodotti locali agroalimentari della filiera corta;

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