Produzione e costo dell’energia. L’assessore Tonina fornisce i dati aggiornati sull’andamento della produzione di Dolomiti Energia tra il 2021 e il 2022

È arrivata la risposta all’interrogazione che avevamo presentato il 21 marzo scorso (3562/XVI) per chiedere informazioni sugli effetti della siccità registrata nell’inverno 2021/2022 rispetto alla produzione energetica del gruppo Dolomiti Energia e sulle iniziative adottate dalla Giunta provinciale per contrastare il fenomeno della lotta alla povertà energetica. Non è stato facile visto che abbiamo dovuto presentare un question time il mese scorso (3999/XVIvideo) per sollecitare il rilascio dei dati e un’interrogazione rivolta al presidente del Consiglio provinciale Kaswalder (4101/XVI) affinché facesse da garante delle prerogative dei consiglieri e del loro diritto ad avere risposte nei termini del regolamento.

Quanto alle risposte: (1) Al quesito volto a chiarire quale fosse stato l’effetto della siccità registrata nell’inverno 2021/2022 sulla produzione di energia del gruppo Dolomiti Energia fino alla primavera del 2022 e quale avrebbe potuto essere l’andamento della produzione nei mesi primaverili ed estivi, l’assessore ha risposto che la siccità ha causato un calo della produzione di circa il 45%, pari a circa 720 GWh. Da aprile ad agosto 2022 si è invece verificata una riduzione attorno al 25% della produzione energetica (cioè un meno 380 GWh).

(2) Avevamo chiesto in che misura il prezzo dell’energia elettrica avesse inciso sui ricavi del gruppo Dolomiti Energia nei primi mesi del 2022 e, in considerazione dei diversi scenari tariffari, quale avrebbe potuto essere l’effetto sui ricavi futuri. In sostanza ci è stato risposto che i provvedimenti di contenimento dei massimi ricavi realizzabili e il conseguente price-cap (livello fissato a 58,7 Euro/Mwh) avrebbero fatto sì che le fluttuazioni del costo dell’energia riscontrate nel 2022 non causassero una variazione significativa dei ricavi di Dolomiti Energia per il 2022.

(3) Avevamo infine posto una domanda in ordine alla volontà di attingere alle risorse del gruppo Dolomiti Energia accumulate con i profitti generati negli esercizi degli anni scorsi al fine di finanziare iniziative di lotta alla povertà energetica, in attuazione della risoluzione 72/XVI “Introdurre il reddito energetico provinciale secondo il modello adottato dalla Regione Puglia col regolamento attuativo della legge regionale 9 agosto 2019, n. 42” o iniziative di efficientamento energetico degli edifici pubblici in attuazione della risoluzione 71/XVI “Utilizzo degli incentivi per incrementare l’efficienza energetica degli edifici scolastici e degli ospedali trentini”. L’assessore competente ci ha dato una risposta che riportiamo per intero, giusto per far capire come in politica si parli tanto per dire molto poco: «Sono stati esaminati diversi scenari: in riferimento alle ipotesi di RINUNCIA AI DIVIDENDI che pervengono alla Provincia attraverso FinDE, e quantomeno sino agli anni passati (ovvero prima che lo Stato tassasse gli extra profitti e prevedesse misure di incameramento del delta tra il prezzo di vendita rincarato ed il prezzo di vendita stabilizzato degli ultimi anni). Va detto che si tratta di meccanismi contabili che si equivalgono rispetto a quelli previsti dalla Provincia sullo sconto in bolletta attraverso il fornitore di energia (il cd bonus da €180), risolvendosi in partite di giro ma soprattutto va detto che nessuna risposta può essere risolutiva se si pensa che le varie soluzioni ipotizzate (la stessa della distribuzione degli dividendi – che nelle ultime occasioni degli utili 2021 distribuiti da FinDE nel 2022 valeva non più di 5,7 mln di euro – ma anche tutta l’energia gratuita ai sensi dell’articolo 13 dello Statuto, che coprirebbe meno del 25% del fabbisogno annuo delle famiglie), dovrebbero fronteggiare una spesa annua raddoppiata (600 GW annui, che prima dei rincari costavano alle famiglie circa 100 mln di euro annui e dopo i rincari oltre 300 mln su base annua, con un incremento dunque stimabile in oltre 200 mln di euro). Ciò premesso, come già anticipato dalla Giunta provinciale (e fermo restando che sono in corso valutazioni per estendere misure di aiuto anche ai titolari di utenze domestiche residenti con kW di potenza tar 4,5 e 6,6 kW), la nuova misura (per oltre 250.000 utenze domestiche residenti) non riguarda i nuclei beneficiati dai primi giorni d’ottobre dall’erogazione delle somme previste a luglio scorso in misura variabile da 450 a 650 euro a valere sull’assegno unico provinciale (che dai primi di ottobre interessa appunto circa 30.000 famiglie). La nuova misura decisa dalla Giunta per la quasi totalità delle famiglie trentine, si basa sulla spesa annua ai prezzi attuali per famiglia di 3/4 componenti, che assomma a circa 1200 euro, ovvero l’ultimo quadrimestre a circa 400 euro. Peraltro solo il 40% delle famiglie trentine ha tre o più componenti, e quindi la spesa domestica per il 60% delle famiglie è più bassa, con una media sotto i 1000 euro: non inverosimile che nuclei con consumi modesti abbiano una spesa ultimo quadrimestre pari a 200 euro».

Tradotto? “I soldi che la giunta provinciale ha deciso di dare ai cittadini per far fronte all’aumento delle bollette sono ottimi e abbondanti”. Ah, non era quello che avevate chiesto? Pace, “I soldi che la giunta provinciale ha deciso di dare ai cittadini per far fronte all’aumento delle bollette restano ottimi e abbondanti”, e se lo dicono loro, c’è da fidarsi… oppure no?

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Segue testo integrale dell’interrogazione 3562/XVI del  21 marzo 2022 avente ad oggetto “Effetti della siccità dell’inverno 2021/2022 sulla produzione energetica del gruppo Dolomiti Energia e lotta alla povertà energetica attraverso il reddito energetico provinciale”

L’Autorità di regolazione per energia reti ambiente (Arera) in audizione al Senato ha spiegato che nel primo trimestre 2022, rispetto al primo trimestre del 2021, si è registrato un aumento del 131% sulle utenze domestiche della luce e del 94% su quelle del gas. “Fra gennaio e dicembre – ha chiarito l’Authority – i prezzi medi mensili dei mercati all’ingrosso hanno registrato un aumento di quasi il 500% per quanto riguarda il gas naturale e del 400% circa per l’energia elettrica, un rincaro che si è riversato sui prezzi di vendita nel nostro Paese a partire dal secondo semestre 2021″. Nel 2021 il prezzo del gas naturale negli hub europei si è attestato su una media annua di 48 euro per Megawattora, contro i circa 10 euro per Megawattora del 2020. Per quanto riguarda l’energia elettrica il prezzo, nel 2021, si è attestato a 125,46 euro per Megawattora contro i 38,92 euro per Megawattora del 2020 (Energia, Arera: in un anno rincari in bolletta fino al 131% per la luce e +94% per il gas, Rai News – Economia, 15 febbraio 2022);

i prezzi dell’energia sono cresciuti ulteriormente nel mese di marzo. Nell’ultimo mese si è assistito ad una situazione straordinaria ed eccezionale sui mercati internazionali delle commodities che ha avuto impatti di assoluto rilievo nei settori dell’energia elettrica e del gas naturale, a seguito del conflitto in Ucraina. In particolare, si è verificato uno “shock” dei prezzi all’ingrosso a causa della crescita esponenziale dei prezzi del gas naturale e dell’energia elettrica. Il gas per qualche giorno ha superato i 200 euro/MWh per la sola materia prima e l’energia elettrica ha superato i 400 euro/MWh, raggiungendo entrambe quotazioni di 9 volte superiori rispetto al recente passato (Elettricità: Gme, prezzo Borsa supera 400 euro a MW – Ansa, 15 marzo 2022);

gli eventi sopra menzionati hanno come conseguenza un aumento potenziale dei ricavi dei produttori di energia idroelettrica. Dovrebbero dunque generare anche un aumento del valore dell’energia prodotta dal gruppo industriale di Dolomiti Energia, grazie alla produzione di energia idroelettrica di Hydro Dolomiti Energia il cui bilancio 2020 ha registrato ricavi nell’ordine di 185 milioni di euro (utile netto 45 milioni) per una quantità di energia prodotta pari a 3,3 TWh su un parco impianti con una potenza efficiente complessiva di 1.279.884 kW;

per quanto riguarda l’energia immessa e prelevata dalla rete e vendite di energia si rileva quanto segue: “L’energia elettrica immessa in rete nel corso del 2020 si è attestata a circa 3.268 milioni di kWh (2.972 milioni di kWh nel 2019) mentre l’energia prelevata dalla rete è stata pari 59 milioni di kWh per il pompaggio e 5 milioni di kWh per il funzionamento dei servizi ausiliari.

La maggior parte dell’energia fisica prodotta dagli impianti di HDE (98,61%) è stata venduta ai mercati organizzati dell’energia elettrica (GME) e del bilanciamento (Terna), tramite Dolomiti Energia Trading, società del Gruppo Dolomiti Energia che gestisce il dispacciamento e i servizi di energy management per HDE a far data dal 1° gennaio 2017, mentre la rimanente parte (1,39%) è stata venduta al GSE.”

per quanto attiene gli investimenti si rileva che: “gli investimenti fatti dalla Società nell’esercizio 2020, pari complessivamente a 8,5 milioni di euro, si riferiscono principalmente ad attività di mantenimento in efficienza (Stay in Business, 6,6 milioni di euro), ad attività di adeguamento degli impianti alle prescrizione di legge in materia di ambiente e di sicurezza (Mandatory, 0,6 milioni di euro), ad attività di sviluppo (Development, 0,5 milioni di euro) e ad attività pro- pedeutiche alla partecipazione alle gare per il rinnovo delle concessioni idroelettriche (LIC Development, 6,7 milioni di euro);

oltre alla crisi geopolitica internazionale si sta assistendo anche a un lungo periodo di siccità sull’intero arco alpino che sta già causando il blocco della produzione idroelettrica e che nei mesi primaverili ed estivi potrebbe determinare delle situazioni di vera e propria emergenza e di conflitto nell’uso della risorsa idrica tra diversi settori produttivi;

sul giornale online Il Post, Paolo Taglioli, direttore generale di Assoidroelettrica, l’associazione di categoria che rappresenta 427 operatori, circa il 40 per cento delle società del settore per energia prodotta, afferma che “la siccità che stiamo affrontando è unica da quando esistono i sistemi di misurazione”. La situazione non pare migliorare nemmeno per il mese di marzo, secondo quanto affermato da Giulio Betti, meteorologo del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) e dell’AMPRO, l’associazione dei meteorologi professionisti: “Come ipotizzato, marzo non ha dato e probabilmente non darà un contributo (ndi in termini di pioggia). La situazione è oggettivamente difficile.” (La siccità ha spento molte centrali idroelettriche – il POST, 15 marzo 2022);

nel medesimo articolo pubblicato su Il Post si ricorda che la mancanza di acqua e di neve influisce direttamente sulla produzione di energia nelle centrali: “Alcune sono ferme, altre hanno limitato la produzione al 10 per cento rispetto alla potenza totale. Molti altri operatori che sono riusciti a mantenere almeno in parte la produzione temono che gli effetti della siccità saranno ancora più evidenti nei mesi estivi”. A tal riguardo Taglioli spiega che con il livello dei fiumi così basso si andrà incontro a una stagione complicata: «I nevai sono scarni e non possiamo arrivare all’autunno in queste condizioni. L’unico luogo in Italia dove c’è una discreta scorta di acqua è l’Appennino tra l’Abruzzo e le Marche. Non ci resta altro che sperare nella pioggia e chiedere aiuto al governo». (La siccità ha spento molte centrali idroelettriche – il POST, 15 marzo 2022);

la siccità si fa sentire anche in Trentino come dichiarato dal presidente di Dolomiti Energia Massimo De Alessandri in un’intervista rilasciata al Corriere del Trentino nel mese di marzo: “In questo periodo la produzione idroelettrica è diminuita dal 50-60% rispetto alla media storica”. In relazione all’insufficienza quantità di acqua e neve accumulata in quota De Alessandri aggiunge: “Ci troviamo in una situazione di allerta. Attualmente siamo ai livelli del 2017, l’anno horribilis. Se recupereremo o meno nel corso dell’anno dipende dalla piovosità dei prossimi mesi. E’ ovvio che più cala la produzione di energia idroelettrica, che costa poco, più aumenta il peso di quella ricavata da fonti fossili, che costa di più. Il fatto che ci sia una produzione ridotta da fonte rinnovabile non contribuisce a calmierare i prezzi delle bollette” (Energia, la siccità spegne l’idroelettrico “Produzione scesa del 60 per cento” – Corriere del Trentino, 20 marzo 2022)

Tutto ciò premesso, si interroga la Giunta provinciale per sapere

  1. in che misura il prezzo dell’energia elettrica ha inciso sui ricavi del gruppo Dolomiti Energia nei primi mesi del 2022 e, in considerazione dei diversi scenari tariffari, quale sarà l’effetto sui ricavi futuri;
  2. quale è l’effetto della siccità registrata nell’inverno 2021/2022 sulla produzione di energia del gruppo Dolomiti Energia fino ad oggi e, in considerazione dei diversi modelli di piovosità (da quello più catastrofico a quello più ricco d’acqua), quale potrà essere l’andamento della produzione nei mesi primaverili ed estivi;
  3. se non ritenga di attingere alle risorse del gruppo Dolomiti Energia accumulate con i profitti generati negli esercizi degli anni scorsi al fine di finanziare iniziative di lotta alla povertà energetica in attuazione della risoluzione 72/XVI “Introdurre il reddito energetico provinciale secondo il modello adottato dalla Regione Puglia col regolamento attuativo della legge regionale 9 agosto 2019, n. 42” o iniziative di efficientamento energetico degli edifici pubblici in attuazione della risoluzione 71/XVI “Utilizzo degli incentivi per incrementare l’efficienza energetica degli edifici scolastici e degli ospedali trentini”

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