Acqua. La Provincia si dimentica dell’emergenza siccità e respinge la proposta di rendere pubblici stanziamenti ed importi per gli interventi a tutela della risorsa idrica

In una bella intervista di Marco Ranocchiari a Corrado Oddi del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, pubblicata il 20 maggio 2023 su Il T Quotidiano, venivano elencate una serie di raccomandazioni per costruire un nuovo modello di gestione della risorsa idrica che tenesse in considerazione gli effetti dei cambiamenti climatici e gli obiettivi della conversione ecologica. Molte di quelle raccomandazioni erano contenute in forma di proposta in un documento presentato dal M5S nel Consiglio provinciale di Trento. Ci si potrebbe aspettare che, vista l’emergenza siccità che non è stata azzerata dalle piogge di maggio, tali proposte siano state immediatamente fatte proprie dal Consiglio provinciale di Trento. Ma si sbaglierebbe. La maggioranza che comanda nella nostra Provincia ha infatti respinto al mittente le  proposte, e quel che è peggio, lo ha fatto senza fornire alcuna spiegazione.

Purtroppo la verità è che a questa maggioranza non interessano gli allarmi lanciati dalle Nazioni Unite piuttosto che gli obiettivi contenuti nel piano di tutela delle acque e dal piano per lo sviluppo sostenibile da essa stessa approvati o persino gli appelli delle associazioni di categoria (vedi richieste della CIA). Se da un lato utilizza i potenti strumenti della propaganda in proprio possesso per magnificare la portata delle politiche ambientali definite a livello provinciale, invero assai misere, dall’altra rifiuta categoricamente di assumersi impegni concreti per aumentare il grado di resilienza dei sistemi di approvvigionamento e di gestione della risorsa idrica e, soprattutto, rifiuta di fornire informazioni per dimostrare gli importi stanziati e i tempi di realizzazione dei singoli interventi nell’ambito delle iniziative per la salvaguardia della risorsa idrica come peraltro sollecitato anche dagli agricoltori. 

In pratica raccontano delle belle storie ma poi non vogliono che si sappia cosa fanno davvero e si rifiutano di permettere verifiche. Questo perché il loro unico vero credo è la speculazione edilizia condita dall’affarismo che non guarda in faccia nessuno, ambiente o cittadini che siano!

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Seguono il video di presentazione e il testo integrale della proposta di ordine del giorno 4/177/XVI del 9 maggio 2023 “Fornire un cronoprogramma di interventi in coerenza con gli obbiettivi del piano generale di utilizzazione delle acque pubbliche (PGUAP), del piano di tutela delle acque (PTA) e della strategia provinciale per lo sviluppo sostenibile (SproSS) specificando le iniziative da finanziare con fondi propri e quelle con le risorse del PNRR” collegata al disegno di legge n. 177/XVI “Variazione al bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2023 – 2025 e disposizioni urgenti in materia di tributi locali, di finanza locale, di patrimonio”:

Secondo il rapporto della Convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione (Unccd), «Drought in Numbers 2022», in mancanza di una efficace strategia e di un impegno condiviso a livello globale, entro il 2050 la siccità potrebbe colpire oltre i tre quarti della popolazione mondiale;

il degrado dei terreni nelle aree più esposte alla desertificazione è causato principalmente dallo sfruttamento eccessivo e dall’uso inappropriato del suolo e delle acque, oltre che dalle variazioni climatiche;

la siccità è una delle principali cause della desertificazione che, a sua volta comporta, il declino della sua fertilità, della biodiversità che ospita, con evidenti danni complessivi anche alla salute umana, azioni i cui impatti sono fortemente inaspriti dai cambiamenti climatici;

come rilevato dalle categorie di settore e dalle istituzioni competenti in materia, tali fattori hanno un pesante impatto sulla disponibilità di risorse idriche anche nel nostro Paese;

la Società meteorologica italiana (Nimbus web) ha rilevato che il 2022 è entrato nella storia della climatologia italiana ed europea come un anno tra i più estremi mai registrati in termini di caldo e deficit di precipitazioni, e in particolare in Italia si è rivelato il più caldo e siccitoso nella serie climatica nazionale, iniziata nel 1800 e gestita dal Cnr-Isac di Bologna, con pesanti ripercussioni sulle portate fluviali, sull’agricoltura e la produzione idroelettrica;

le prospettive non sembrano incoraggianti neanche per il 2023. Il 10 gennaio 2023 il programma di osservazione satellitare della Terra EU-Copernicus (servizi sui cambiamenti climatici e il monitoraggio dell’atmosfera, C3S e CAMS) ha diramato l’analisi delle anomalie climatiche del 2022 in Europa e nel mondo ed ha evidenziato che un nuovo episodio di mitezza eccezionale ha interessato gran parte d’Europa anche tra fine dicembre 2022 e inizio gennaio 2023;

si rileva inoltre che il già precario equilibrio del territorio è sempre più spesso aggravato da fenomeni pluviometrici estremi di segno diametralmente opposto, come violenti nubifragi che comportano erosione del suolo, rischio di frane, mareggiate intense, trombe d’aria e sbalzi termici, provocando frequenti e ingenti danni al territorio e al sistema produttivo;

oltre all’aspetto quantitativo legato all’approvvigionamento, va considerato che il fenomeno della siccità comporta anche un decadimento della qualità della risorsa idrica, con gravi ripercussioni soprattutto per il settore agricolo. Si tratta del cosiddetto fenomeno dell’intrusione del cuneo salino, per il quale la progressiva intrusione di acqua marina a un elevato grado di salinità, determina una salinizzazione dei pozzi con cui vengono irrigate le colture, che risultano così irrimediabilmente danneggiate e un conseguente degrado dei suoli (salinizzati);

va inoltre considerato che le infrazioni per la presenza di nitrati in falda permangono in molte zone d’Italia e gli indici di eutrofizzazione peggiorano lo stato di molti corpi idrici, con la conseguenza che la diminuzione dell’acqua in falda non può che aggravare la concentrazione dei nitrati e di altri inquinanti chimici nelle acque;

secondo la normativa vigente (decreto legislativo n. 152 del 2006) tutte le derivazioni superficiali di acqua pubblica nei corsi d’acqua naturali sono soggette all’obbligo del mantenimento in alveo di una portata minima d’acqua, definita «deflusso minimo vitale». Tale concetto è stato poi integrato da quello di «deflusso ecologico» che ne rappresenta un’evoluzione: con esso si passa dal garantire una portata istantanea minima al garantire un regime idrologico per il raggiungimento degli obiettivi ambientali indicati dalla direttiva comunitaria quadro in materia di acque 2000/60/CE, volta a prevenire il deterioramento qualitativo e quantitativo della risorsa, a favorire il mantenimento delle biocenosi tipiche delle condizioni naturali locali e assicurarne un utilizzo sostenibile, basato sulla protezione a lungo termine delle risorse idriche disponibili, ma anche a contribuire a mitigare gli effetti delle inondazioni e della siccità;

l’articolo 61 del D.Lgs. n.152/2006 attribuisce le competenze alle regioni in relazione alle norme in materia di difesa del suolo e della lotta alla desertificazione, di tutela delle acque dall’inquinamento e di gestione delle risorse idriche di cui alla parte terza del Decreto;

tra i compiti delle regioni ai sensi del citato articolo 61, rientrano la formulazione di proposte per la formazione dei programmi e redazione di studi e progetti relativi ai distretti idrografici, l’attuazione dei piani di tutela delle acque di cui all’articolo 121 del Decreto, assumendo ogni iniziativa necessaria in materia di tutela ed uso delle acque nei bacini idrografici di competenza; 

l’articolo 146 del d.lgs. n.152/2006 prevede che le Regioni attuino norme volte al risparmio idrico mediante interventi infrastrutturali, di controllo e di diversificazione delle reti suddivise a seconda degli scopi di utilizzazione;

la Provincia di Trento, per gli effetti dell’art. 14 dello Statuto di autonomia ha una propria disciplina. La legge provinciale sulle acque pubbliche (n.18 del 1976) disciplina l’esercizio da parte della Provincia delle funzioni che riguardano la titolarità del demanio idrico provinciale. Le attività e gli interventi disciplinati dalla predetta legge sono svolti appunto in armonia con quanto previsto dal piano generale per l’utilizzazione delle acque pubbliche di cui all’articolo 14 dello Statuto speciale;

oltre a una normativa di settore la Provincia autonoma di Trento si è dotata del piano generale di utilizzazione delle acque pubbliche (PGUAP) e del Piano di Tutela delle Acque (PTA). Il PGUAP è stato approvato ai sensi e per gli effetti dell’art.14 dello statuto di autonomia e degli artt.5-8 del decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n.381 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Trentino Alto-Adige in materia di urbanistica ed opere pubbliche) come da ultimo modificato dal decreto legislativo 11 novembre 1999, n.463. Il piano generale concorre a garantire il governo funzionalmente unitario dei bacini idrografici di rilievo nazionale nei quali ricade il  territorio  provinciale. Il piano generale è diretto a programmare l’utilizzazione delle acque per i diversi usi e contiene le linee fondamentali per una sistematica regolazione dei corsi d’acqua, con particolare riguardo alle esigenze di difesa del suolo, e per la tutela delle risorse idriche;

il PTA rappresenta invece il piano di settore in materia di risorse idriche che specifica e dettaglia a livello locale le strategie e le misure contenute nei Piani di Gestione delle Acque (PdG) dei distretti idrografici delle Alpi Orientale e del fiume Po in attuazione della Direttiva 2000/60/CE (Direttiva Quadro sulle Acque – DQA) e del D.Lgs.152/06 che l’ha recepita. La DQA persegue i seguenti obiettivi ambientali: prevenire il deterioramento qualitativo e quantitativo delle risorse idriche; migliorare lo stato delle acque e assicurare un utilizzo sostenibile, basato sulla protezione a lungo termine delle risorse idriche disponibili. Attualmente è in vigore il Piano di Tutela delle Acque 2022-2027;

la Strategia Provinciale Per Lo Sviluppo Sostenibile (SproSS) è il documento che, rifacendosi all’Agenda 2030 adottata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) il 25 settembre 2015 al fine di promuovere uno sviluppo sostenibile universale, trasversale e integrato ed alla Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile (SNSvS) adottata dal governo italiano nel 2017, individua un piano di azione locale coerente con le linee-guida tracciate dall’ONU, orientato ad uno sviluppo territoriale autenticamente sostenibile;

la Spross declina i 20 obiettivi provinciali di sostenibilità nell’ambito dei 5 obiettivi prioritari della programmazione europea, definendo così le 5 aree strategiche della Strategia provinciale per lo sviluppo Sostenibile: per un Trentino più intelligente; più verde; più connesso; più sociale; più vicino ai cittadini e alle cittadine;

nell’area strategica di nostro interesse si afferma: Per un Trentino più verde e privo di emissioni di carbonio attraverso la transizione verso un’energia pulita, equa e rinnovabile e aumentando gli investimenti verdi, per l’adattamento ai cambiamenti climatici e per la gestione e prevenzione dei rischi ambientali. Un Trentino più verde valorizza la biodiversità e la rete delle sue aree protette, con una particolare attenzione alla tutela delle risorse naturali (come l’acqua) e paesaggistiche, consapevole che le politiche di tutela dell’ambiente e di adattamento al cambiamento climatico rendono il territorio più sicuro e resiliente anche di fronte ai rischi idrogeologici;

nella parte della Spross dedicata al futuro ed al Trentino del 2040:

  • l’individuazione e il monitoraggio degli acquiferi permette una efficace regolamentazione degli utilizzi delle acque sotterranee per usi industriali e per scambio termico; in ambito civile la distribuzione dell’acqua è resa efficiente e monitorata capillarmente (es. reti duali per il risparmio domestico, sensori diffusi e controllo delle perdite);
  • viene favorita l’aggregazione della gestione irrigua consortile su aree più vaste (es. consorzi di secondo grado), allo scopo di monitorare i volumi utilizzati e migliorare gli investimenti nelle infrastrutture irrigue (es. diffusione sistemi “a goccia”), con l’inserimento di misure di compensazione idrica dei consumi e premialità basate su obiettivo di risparmio idrico in un’ottica di minor uso di risorse idriche in rapporto alle superfici coltivate colture;
  • vengono definite le disponibilità idriche (con misuratori diffusi) collegate alla verifica delle utilità reali dei prelievi, supportate da un’incentivazione efficace di risparmio e bacini di accumulo al fine del riuso e mitigazione delle alluvioni (es. serbatoi privati di acque meteoriche);

infine, è pacifico che il risparmio della risorsa idrica e la riduzione degli sprechi richiede la transizione da un modello di gestione delle acque reflue di tipo lineare a uno, maggiormente virtuoso, basato sui principi dell’economia circolare, nel pieno rispetto delle vigenti disposizioni di tutela dell’ambiente e della salute. Nel settore agricolo il riutilizzo delle acque reflue depurate ha un potenziale rilevante che in Italia è quantificato in 9 miliardi di metri cubi all’anno, sfruttato solo per il 5 per cento ossia 475 milioni di metri cubi;

tutto ciò premesso, il Consiglio provinciale impegna il Presidente della Provincia

  1. a fornire un cronoprogramma di interventi in coerenza con gli obiettivi del PGUAP, del PTA e della SproSS da presentare alla commissione consiliare competente entro 30 giorni dall’approvazione del presente ordine del giorno specificando le iniziative da finanziare con fondi propri e le iniziative da finanziare con le risorse del PNRR finalizzato:
  2. ad adottare adeguate iniziative volte ad aumentare il grado di resilienza dei sistemi di approvvigionamento dei diversi comparti di utilizzo della risorsa idrica rispetto ai fenomeni di siccità, con particolare riferimento al contenimento delle dispersioni idriche;
  3. a predisporre idonei progetti normativi volti a gestire le crisi idriche tali da prevedere l’attuazione di misure finalizzate alla riduzione dei prelievi idrici;
  4. a promuovere ed incentivare sistemi e tecniche di irrigazione di precisione che consentano di regolare le portate e di ridurre l’inutile spreco della risorsa idrica;
  5. ad incentivare iniziative e progetti che consentano di incrementare la capacità di depurazione con sistemi di trattamento terziario delle acque ai fini del riutilizzo dei reflui a fini irrigui, nel rispetto delle vigenti disposizioni di tutela dell’ambiente e della salute;
  6. ad avviare ogni iniziativa utile volta a promuovere lo stoccaggio delle acque piovane in cisterne e/o nel sottosuolo, rendendole meno soggette ai fenomeni evaporativi, resi più intensi dall’aumento delle temperature, e ad aumentare la capacità idrica di campo incrementando il contenuto della sostanza organica nei suoli;
  7. a promuovere iniziative per potenziare, nell’ambito delle attività di cui alle conferenze istituzionali permanenti delle autorità di bacino idrografico, gli strumenti e le regole di esercizio volte ad assicurare l’equilibrio del bilancio idrico, garantendo un’equa ripartizione della risorsa tra territori regionali contigui, con particolare attenzione per le deficienze idriche connesse ai periodi di siccità e scarsità della risorsa;
  8. a monitorare lo stato quantitativo dei corpi idrici e pianificare, di concerto con le autorità di bacino idrografico, le iniziative volte a contrastare gli effetti negativi delle scarse precipitazioni mediante l’acquisizione mensile dei volumi degli invasi da parte di tutti i gestori, quale condizione preventiva e necessaria per pianificare le risorse finanziarie e mitigare gli effetti della siccità su tutta la penisola;
  9. a promuovere campagne di sensibilizzazione volte a condividere in modo solidaristico e secondo principi di proporzionalità la necessità di riduzione dei prelievi da aste fluviali e bacini da parte di tutti i soggetti derivatori.

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