Autostrada del Brennero: la Commissione UE tiene accesi i riflettori sulla gara

Arriva la risposta della Commissione europea all’interrogazione presentata dall’eurodeputato del Movimento 5 Stelle Gaetano Pedullà sulla concessione dell’A22. Una risposta breve, ma politicamente molto significativa: Bruxelles conferma di stare monitorando attentamente la procedura e di aver già attivato un confronto diretto con le autorità italiane per verificare la compatibilità del percorso con il diritto dell’Unione, anche alla luce della recente sentenza della Corte di Giustizia del 5 febbraio 2026 (causa C-810/24).

Tradotto: chi ha scritto e sta portando avanti il bando per l’affidamento della concessione è oggi, di fatto, un sorvegliato speciale. Non siamo più nel terreno delle valutazioni politiche o delle rassicurazioni di facciata: la procedura è sotto osservazione europea e dovrà dimostrare di rispettare fino in fondo i principi di concorrenza, trasparenza e parità di trattamento.

Colpisce, però, anche ciò che non viene detto. A differenza del passato, il vicepresidente della Commissione Europea Stéphane Séjourné non richiama più esplicitamente la possibilità di un affidamento in house. Un silenzio che segnala come le scelte compiute negli ultimi anni – a livello nazionale e locale – abbiano progressivamente allontanato questa opzione, nonostante fosse pienamente prevista dal diritto europeo e coerente con l’interesse pubblico.

Resta invece fermo un punto fondamentale: se si sceglie la strada della gara, questa deve essere vera, non costruita su misura. E su questo la sentenza della Corte di Giustizia è chiarissima: non sono ammissibili meccanismi che, come il diritto di prelazione, finiscano per favorire un operatore predeterminato, alterando la concorrenza. I principi da rispettare sono quelli di parità di trattamento, non discriminazione e proporzionalità.

Per anni ci è stato raccontato che quella sull’A22 fosse una procedura “obbligata”, tecnicamente ineccepibile, quasi neutra. Oggi sappiamo che non è così. La Commissione europea vigila, la Corte di Giustizia ha tracciato un confine preciso e il rischio che quella gara sia stata impostata in modo distorsivo è tutt’altro che teorico.

La partita non è chiusa. E riguarda direttamente il futuro di un’infrastruttura strategica e la capacità delle istituzioni di difendere davvero l’interesse pubblico, invece di piegarlo a logiche costruite nell’opacità da coloro che l’ex procuratore regionale della Corte dei Conti di Trento Marcovalerio Pozzato ha definito “franchi tiratori”.

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Fonte: interrogazione al Parlamento europeo: 787/2026 di Gaetano Pedullà (M5S-The Left)

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