Prima videoconferenza tra Giunta provinciale e consiglieri di minoranza dell’era Covid-19: il mio punto di vista

Oggi per la prima volta dal Consiglio provinciale di inizio marzo, e con l’eccezione del Consiglio straordinario del 19 a cui non tutti, io incluso, hanno potuto partecipare, si è svolta una videoconferenza tra i consiglieri provinciali, la giunta provinciale e i vertici della sanità e della protezione civile trentine. Si tratta della prima occasione in cui abbiamo potuto ricevere informazioni di prima mano da chi sta gestendo l’emergenza sanitaria. Fino ad ora infatti siamo stati totalmente esclusi da ogni comunicazione e privati delle informazioni di base necessarie allo svolgimento del nostro mandato.


Quella di oggi è stata una discussione molto lunga e articolata. Io ho fatto solo un intervento di pochi minuti sottolineando come oggi più di prima le prerogative del Consiglio provinciale siano compresse. Per superare questa grave limitazione nell’esercizio dei poteri e delle funzioni dei consiglieri ho chiesto di lavorare su due ambiti strategici.

Il primo ambito è quello della TRASPARENZA per evitare abusi ed inefficienze. Andrebbero previste comunicazioni mirate e costanti ai consiglieri e alla cittadinanza riguardo agli elementi più critici del settore sanitario e alle azioni di rilancio sociale ed economico durante e dopo la crisi (sui temi sanitari la richiesta l’avevo già fatta in aula il 4 marzo scorso). Ad esempio andrebbero previsti sistemi di elaborazione e trasmissione dei dati per tenere traccia dei dispositivi medici e dei farmaci in entrata, dei costi degli stessi e delle modalità di riparto a ospedali, RSA e altri soggetti. Lo stesso vale per i metodi di rilevamento dei contagi divisi per aree geografiche, personale in ambito sanitario e sintesi generali (ad esempio oggi i rilievi con la protezione civile nazionale riguardo i numeri in isolamento domiciliare non coincidono). Di mezzo ci sono diritti fondamentali e vanno tutelati permettendo il controllo dei consiglieri provinciali e il controllo popolare su quello che il governo provinciale sta facendo. A titolo esemplificativo ho citato la libertà religiosa (nemmeno in tempi di guerra venivano vietate le cerimonie religiose), i diritti dei detenuti (non abbiamo dati sulla situazione trentina), le cure e le scelte strategiche con riguardo ai criteri di ammissibilità dei trattamenti intensivi (in sostanza scelta che riguardano la vita o la morte delle persone) e l’accesso aperto ai materiale bibliografico e alle informazioni per il mondo della ricerca per continuare ad assicurare il progresso della conoscenza.

Il secondo ambito è quello della PIANIFICAZIONE COLLETTIVA DI SISTEMA. In Germania in pochi giorni hanno lanciato una hackathon al quale hanno partecipato 43.000 soggetti producendo ben 800 proposte di progetti innovativi per la risoluzione di problemi nei diversi ambiti come gli acquisti e la distribuzione di generi alimentari, i servizi all’infanzia e il monitoraggio dei sintomi da remoto. Su questi progetti una giuria ha deciso quali premiare attraverso finanziamenti per la loro realizzazione. Il tutto a beneficio della cittadinanza e del sistema economico. Noi stiamo mettendo a punto sistemi per valorizzare l’intelligenza collettiva, raccogliere segnalazioni e proposte da cittadini, associazioni di categoria, sindacati, amministratori degli enti locali e delle strutture sanitarie e altri soggetti rappresentativi della collettività? Per uscire dalla crisi c’è da ripensare il mondo in cui viviamo, sia per uscire dall’emergenza che per realizzare un futuro diverso e migliore per tutti, in modo da costruire soluzioni di sistema sostenibili e durature in ambito sanitario ma anche negli ambiti della produzione e redistribuzione degli alimenti, dei criteri e delle forme per redistribuire ricchezza, della rivoluzione delle modalità di svolgimento del lavoro rafforzando le soluzioni smart working e dei servizi socio-assistenziali solo per citare alcuni settori.

Il CENTRALISMO DECISIONALE può funzionare fino a un certo punto e solo per un brevissimo periodo. I presidi democratici vanno tenuti vivi o ristrutturati cercando di convogliare i flussi delle informazioni, delle idee e delle analisi ottimizzando le conseguenti soluzioni. I presidi democratici erano già in crisi prima dell’emergenza sanitaria ed ora lo sono ancora di più.

Purtroppo i riscontri alle mie richieste sono stati insufficienti. Resto comunque convinto che da questa crisi non ne usciremo con la comunicazione politica fatta giorno per giorno (quella che oggi chiamano “narrazione”) e con gli appelli di circostanza all’unità ma con un coinvolgimento effettivo di tutti i soggetti individuali e collettivi per raccogliere e selezionare le idee migliori, realizzandole insieme. Di mezzo non c’è solo la democrazia ma anche l’efficacia e l’efficienza delle politiche pubbliche e dei pubblici servizi.

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