Consiglieri comunali e controllo sulla PA. Approvata proposta del M5S per garantire l’accesso telematico al registro di protocollo

Da anni il M5S si sta adoperando per digitalizzare il rapporto tra cittadinanza e pubblica amministrazione garantendo al contempo maggiore trasparenza e la possibilità di esercitare un controllo diffuso effettivo. In questo ambito dei controlli e della partecipazione attiva alla gestione della cosa pubblica conta però anche la funzione svolta dai consiglieri comunali troppo spesso ostacolati da limiti burocratici nell’accesso alle informazioni in possesso delle amministrazioni comunali.

A inizio legislatura il M5S aveva proposto una mozione che dava un indirizzo generale sulla strada da seguire. La settimana scorsa, approfittando della presentazione dell’esame del Difensore civico da parte del Consiglio provinciale, abbiamo pensato di dare concretezza agli indirizzi generali. Va riconosciuta la disponibilità dell’assessore Gottardi a lavorare insieme su questo tema, il quale, anche questa volta, ha dato parere favorevole alla proposta dimostrando che per il bene comune maggioranza e minoranza possono collaborare con proficui risultati per tutti.

La proposta di ordine del giorno è stata approvata all’unanimità e impegna la Giunta a porre in essere le iniziative di competenza nei confronti dei comuni e delle comunità della Provincia autonoma di Trento per assicurare l’attuazione degli impegni della mozione 16/XVI “Interventi per assicurare la piena attuazione del diritto di accesso agli atti ed alle informazioni da parte dei consiglieri comunali” del giugno scorso e delle indicazioni del Ministero dell’Interno in ordine al diritto di libero accesso da remoto al registro di protocollo informatico e al sistema contabile comunale da parte dei consiglieri comunali.

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Segue testo integrale della proposta di ordine del giorno approvata dall’aula:

2/XVI “Interventi per assicurare il diritto di accesso ai consiglieri comunali” discusso il 1° luglio 2020 (Convertita nell’ordine del giorno 180/XVI )

*** vedi NOTA DI ATTUAZIONE DEL 7 settembre 2020

La proposta di mozione 47/XVI del 19.03.2020 “Interventi per assicurare la piena attuazione del diritto di accesso agli atti ed alle informazioni da parte dei consiglieri comunali” è stata approvata con emendamenti in data 19.06.2020 e convertita nella mozione 16/XVI;

nel dispositivo della mozione 16/XVI il Consiglio impegna la Giunta provinciale su due punti:

1) impegna nell’ottica di una graduale attuazione degli impegni contenuti nella Dichiarazione di Tallinn sull’e-government, di assumere ogni iniziativa di competenza nei confronti dei comuni e delle comunità della provincia di Trento;
2) impegna a supportare, ove necessario, gli enti locali al fine di assicurare una piena ed effettiva realizzazione del diritto di accesso agli atti e alle informazioni riconosciuto ai consiglieri comunali dall’articolo 13 del Tulroc per garantire loro l’espressione del principio democratico dell’autonomia locale e la rappresentanza della collettività;

la Giunta ha illustrato le modalità di attuazione del punto 2) della mozione 16/XVI con le seguenti parole:

“Con nota di data 7.11.19, prot. n.21246 (invita ai consiglieri con nota del Pres. Cons. prot. n. 21322 del 11.11.19), l’Assessore agli Enti locali e rapporti con il Consiglio provinciale ha comunicato che il Servizio Autonomie locali continua, come nel passato, a fornire consulenza in merito alle tematiche dell’accesso agli atti e alle informazioni da parte dei consiglieri comunali, dando riscontro sia per iscritto che per le vie brevi ai quesiti posti da soggetti istituzionali, sindaci, assessori, consiglieri, segretari comunali, personale dei comuni e anche a privati cittadini. È inoltre stato redatto un breve manuale che illustra in modo semplice ed esauriente gli aspetti istituzionali di maggiore interesse per i cittadini e per gli amministratori comunali. Una parte di tale manuale è dedicata al diritto di accesso del consigliere, come pure all’accesso documentale e civico, con particolare riferimento alle ultime riforme intervenute in materia. Tale testo è ora in fase di ulteriore elaborazione per potere essere fruito come ipertesto e, non appena ultimato, sarà pubblicato sul sito istituzionale del Servizio Autonomie locali. Per quanto specificamente concerne l’introduzione o lo sviluppo di modalità di accesso del Consigliere attraverso il ricorso a tecnologie digitali, la Provincia valuterà con il Consiglio delle autonomie locali quale sia il livello di sviluppo di tali modalità di accesso presso i comuni trentini, anche al fine di considerare l’opportunità di promuovere azioni di sviluppo e incremento, per favorire l’uniformità di trattamento delle istanze sul territorio provinciale”;

nelle considerazioni di sintesi (periodo 14 ottobre 2019 – 31 dicembre 2019) della relazione del Difensore Civico sull’attività del 2019 presentata in data 29 giugno 2020 si menzionano nuovamente gli interventi plurimi dell’ufficio tesi a definire l’ambito del diritto di accesso dei consiglieri comunali e le specifiche prerogative correlate all’esercizio del munus consiliare. Nel documento, richiamando la nota sentenza del Consiglio di Stato, Sez.IV, 8 novembre 2011, n.5898, si rammenta che il diritto di accesso che deve essere riconosciuto ai consiglieri comunali è strettamente funzionale all’esercizio del proprio mandato, alla verifica e al controllo del comportamento degli organi istituzionali decisionali dell’ente territoriale, ai fini della tutela degli interessi pubblici e si configura come peculiare espressione del principio democratico dell’autonomia locale e della rappresentanza esponenziale della collettività;

con riguardo alla materia specifica, in data 13 maggio 2020 il Difensore civico della Provincia autonoma di Trento, inviava una comunicazione (Protocollo n. CPTN/0006158/P – Fascicolo 464/19 Richiesta di accesso dei consiglieri comunali al protocollo informativo) al Sindaco di un Comune trentino in merito ad un’istanza di accesso al protocollo informatico inoltrata da alcuni consiglieri comunali e che ancora, dopo due anni dalla richiesta, non aveva ricevuto risposta. Il Difensore civico comunicava che, in base a copiosa giurisprudenza (Cons. di Stato, 2011/5058; TAR Campania 2017/32; TAR Sardegna 2018/531), era stato ampiamente riconosciuto il diritto dei consiglieri di accedere al protocollo informatico dell’Ente da remoto e chiedeva quindi all’amministrazione comunale una sollecita risposta;

uguale situazione è avvenuta in Lombardia dove, con nota del 09 luglio 2018 (Prot. n. 0006130 CP), il Difensore civico della Regione, dopo aver ricevuto numerosi ricorsi da parte dei consiglieri comunali ex art. 25 (Modalità di esercizio del diritto di accesso e ricorsi) della legge 7 agosto 1990, n. 241 “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”, richiamando la normativa di settore e citando la giurisprudenza del caso, ha invitato i Comuni a rispondere nei tempi previsti dalla legge alle richieste di accesso agli atti dei consiglieri comunali, a consegnare la password per accedere al protocollo informatico e se ciò non fosse stato possibile, in subordine, ad inviare settimanalmente l’elenco dei protocolli ai consiglieri che ne avessero fatto richiesta;

a chiarire ogni dubbio sulla materia è il T.A.R. della Basilicata, il quale nella sentenza n. 599/2019 del 10 luglio 2019, si è espresso in merito al ricorso presentato da un consigliere comunale che aveva impugnato il provvedimento con cui non era stata accolta la sua richiesta di rilascio delle credenziali per accedere da remoto al protocollo informatico e al sistema informatico contabile dell’Ente. Il tribunale amministrativo lucano ha sancito quanto segue:

“Deve ritenersi che il diritto di accesso dei consiglieri comunali ex art. 43 cit. del TUEL, cui è funzionalmente connessa la richiesta del ricorrente, va oggi necessariamente correlato al progressivo e radicale processo di digitalizzazione dell’organizzazione e dell’attività amministrativa, risultante dal Codice dell’Amministrazione digitale.
Tale disciplina, per quanto di rilievo, impone allo Stato, alle regioni e alle autonomie locali di assicurare “la disponibilità, la gestione, l’accesso, la trasmissione, la conservazione e la fruibilità dell’informazione in modalità digitale”, “utilizzando con le modalità più appropriate le tecnologie dell’informazione e della comunicazione” (cfr. art. 2, co. 1), precisando che “i dati delle pubbliche amministrazioni sono formati, raccolti, conservati, resi disponibili e accessibili con l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione che ne consentano la fruizione e riutilizzazione, alle condizioni fissate dall’ordinamento, da parte delle altre pubbliche amministrazioni e dei privati” (cfr. art. 50, co. 1).”;

e ancora che:

“la più recente giurisprudenza amministrativa è giunta alla condivisibile conclusione per cui l’Amministrazione comunale ha il dovere di dotarsi di una piattaforma integrata di gestione documentale, nell’ambito della quale è inserito anche il protocollo informatico. Corrispondentemente, il consigliere comunale ha il diritto di soddisfare le esigenze conoscitive connesse all’espletamento del suo mandato anche attraverso la modalità informatica, con accesso da remoto (cfr. T.A.R. Campania, Salerno, sez. II, 4 aprile 2019, n. 545; T.A.R. Sardegna, 4 aprile 2019, n. 317).”;

il Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali del Ministero dell’Interno, richiamando la sentenza sopra citata del TAR, con il Parere 98014 – Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali del 29.11.2019 – 05.02.06 Diritto di accesso ha stabilito che:

al consigliere “va riconosciuto il diritto ad accedere da remoto al protocollo informatico e al sistema informatico contabile dell’Ente, con corrispondente obbligo per il Comune di approntare le necessarie modalità organizzative, sia pure con alcune necessarie limitazioni. Tuttavia, al fine di evitare ogni accesso indiscriminato alla totalità dei documenti protocollati”, il T.A.R. (conformemente ai pareri della Commissione per l’Accesso) con la predetta decisione, ha manifestato “l’avviso che l’accesso da remoto vada consentito in relazione ai soli dati di sintesi ricavabili dalla consultazione telematica del protocollo, non potendo essere esteso al contenuto della documentazione, la cui acquisizione rimane soggetta alle ordinarie regole in materia di accesso (tra le quali la necessità di richiesta specifica)”;

alla luce della sentenza 599/2019 del T.A.R. della Basilicata, del Parere 98014 del Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali del Ministero dell’Interno e della normativa in essi richiamata e delle note dei Difensori civici della Provincia autonoma di Trento e della Regione Lombardia, appare pacifico ed evidente come debba essere riconosciuto ai consiglieri comunali il diritto di accesso da remoto ai protocolli informatici e ai sistemi contabili comunali al fine di permettere ai consiglieri di svolgere appieno il loro mandato;

tutto ciò premesso il Consiglio provinciale impegna la Giunta

a porre in essere le iniziative di competenza nei confronti dei comuni e delle comunità della Provincia autonoma di Trento per assicurare l’attuazione degli impegni della mozione 16/XVI e delle indicazioni del Ministero dell’Interno in ordine al diritto di libero accesso da remoto al registro di protocollo informatico e al sistema contabile comunale da parte dei consiglieri comunali;

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