In Ufficio di Presidenza del Consiglio va in scena l’ennesimo inciucio. Azzerare tutto per rispetto verso cittadini ed Istituzioni!

Cronaca di un inciucio annunciato. Questo è il titolo che senz’altro si merita il teatrino mortificante andato in scena nei giorni scorsi in una sede istituzionale “alta” come l’Ufficio di presidenza del Consiglio provinciale di Trento, chiamato a decidere sul ricorso del suo presidente rispetto alla condanna ricevuta in primo grado dal Giudice del lavoro per il licenziamento, ritenuto illegittimo, del dipendente Walter Pruner. Le componenti di maggioranza (Walter Kaswalder e Mara Dalzocchio) e opposizione (Filippo Degasperi e Michele Dallapiccola, cui va aggiunto il dimissionario Alessandro Olivi) si sono affannate nel gattopardesco compito di dare da un lato l’impressione del conflitto ad uso elettorale e dall’altro nel far procedere concretamente le cose secondo l’indirizzo che di fatto sta benissimo a ciascuna di esse.

Non ho mai nascosto le mie perplessità riguardo al comportamento dei componenti dell’ufficio di presidenza del Consiglio provinciale riguardo alla vicenda Kaswalder-Pruner. La questione è in sé molto semplice ed evidente. La matematica dice che in seno all’Ufficio di presidenza le componenti di opposizione sono maggioritarie. Volendo quindi esse avrebbero potuto già a suo tempo costringere il presidente Kaswalder a non far pagare ai contribuenti il costo salatissimo del legale da lui scelto per difenderlo in giudizio contro il suo ex collaboratore, scaricato per aver osato presenziare, da spettatore privato, al congresso di una forza politica diversa da quella del presidente medesimo. A dispetto di questa incontestabile evidenza tutta la vicenda si è invece svolta nel solco tracciato e voluto da Kaswalder, cosa che non sarebbe stata possibile se i rappresentanti delle opposizioni avessero davvero desiderato salvaguardare l’interesse pubblico e l’onorabilità dell’Istituzione in cui si trovano a sedere lucrando fra l’altro cospicue maggiorazioni di stipendio.

A dimostrare che si tratti di un teatrino, per di più di scarsa qualità, ci sono gli annunci di circostanza enunciati a gran voce da alcuni dei soggetti coinvolti. Affermazioni solenni del tipo “sono pronto a rimettere il mandato nelle minoranze che hanno consentito la mia elezione nell’ufficio di presidenza” , cui puntualmente non è seguito alcun fatto coerente e concreto.

Troppo comodo rivendicare il diritto del politico di turno di licenziare arbitrariamente un dipendente per poi andare a sostenere una simile tesi a spese del Consiglio provinciale. Se la scelta di licenziare in tronco (il giudice lo ha definito licenziamento per motivo illecito) l’ha presa il Presidente Kaswalder, sempre lui doveva assumersene la responsabilità istituzionale ed economica. Grazie al gentile sostegno dei membri d’opposizione quelle stesse responsabilità sono invece state caricate sul Consiglio, e quindi in buona sostanza sui cittadini, il cui denaro è stato utilizzato per finanziare le scelte arbitrarie del presidente stesso (delibera n.37 dell’8 luglio 2020 per l’approvazione del debito fuori bilancio per 260.000 Euro).

Credo sia chiaro a tutti come non sia accettabile porre a carico del Consiglio provinciale i costi per soddisfare il senso di onnipotenza del politico di turno rispetto ai diritti fondamentali dei lavoratori. 

I rappresentanti delle minoranze hanno avuto per ben due volte la possibilità di mettere la parola fine alla vicenda ma hanno coscientemente deciso di non farlo. Anche per il ricorso in appello di Kaswalder hanno ritenuto di scaricare problema e relative spese sulle spalle del Consiglio provinciale facendo pagare il conto per l’ennesima volta i cittadini invece della persona sulla quale grava la responsabilità di averlo causato (delibera n.47 del 2 settembre 2020 per l’affidamento dell’incarico per il ricorso in appello).

A fronte di questa situazione conclamata ed evidente a chiunque abbia occhi per vedere e orecchie per sentire appare sempre più chiaro come l’Ufficio di presidenza vada azzerato in modo da evitare che permanga l’attuale e sconcertante situazione di palese inciucio fra le parti a danno dell’interesse collettivo.

Risolvere la questione in teoria è molto facile: i componenti dell’Ufficio di presidenza possono seguire l’esempio di Olivi, rassegnare serenamente le dimissioni e smettere di mettere a repentaglio l’immagine del Consiglio provinciale e della politica in generale. Se sono convinti di aver avuto un comportamento degno saranno liberi di ricandidarsi e chiedere i voti del Consiglio.

Per quanto mi riguarda l’unica cosa che chiedo è che la politica provinciale prenda atto della realtà e del vulnus realizzato a danno delle nostre Istituzioni, che giova ricordarlo, appartengono a ciascun trentino e non possono essere spartite su base partitica. Si scelgano componenti autorevoli, dotati da un lato della necessaria competenza e dall’altro della disponibilità a lavorare su base programmatica nell’interesse di tutti senza far prevalere la logica dell’appartenenza e dell’interesse di parte.

Fatto ciò resterà comunque aperta la questione dello svecchiamento di regole e delle procedure. La gestione del Consiglio provinciale va rinnovata e resa lineare dopo anni di tagli e di interpretazioni astruse dei regolamenti rispetto alla realtà. Vanno affermate nuove e prassi e gettate le basi per una riscrittura delle regole che sono troppo spesso obsolete, illogiche e incomplete. Le proposte e le idee per modernizzare l’organizzazione e la funzionalità generale non mancano. Per procedere però serve gente che ragioni e agisca con cognizione di causa e non secondo a logiche tribali.

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