Per la presidenza del Parco Naturale Adamello Brenta non servono nomi ma impegni e programmi!

La settimana scorsa è apparso sul Trentino un retroscena riguardante la lotta di potere che sarebbe in corso per la nomina del prossimo presidente del Parco Naturale Adamello Brenta. Si parla molto di nomi, per niente di idee e progetti e ancora una volta si dimostra come l’opacità dei processi decisionali locali favorisca il chiacchiericcio a discapito del dibattito informato e trasparente che sarebbe lecito attendersi quando si discute della gestione di enti del livello del Parco Adamello Brenta.

Grazie a indiscrezioni o a vere e proprie soffiate sappiamo che in lizza per la presidenza del Parco ci sarebbero il sindaco di Bocenago Walter Ferrazza e l’attuale delegato alla comunicazione di quell’ente, Matteo Masè. Sempre in base ai rumors, circola voce che la candidatura del secondo sarebbe stata apertamente avversata da alcuni sindaci rendeneri. In base a quali motivazioni? Le voci non lo specificano, puntando invece su aspetti che si potrebbero definire personalistici. Si finisce così per assistere ad uno spettacolo avvilente, derubricabile alla più classica lotta per le poltrone fatta sulla pelle di un ente come il Parco, di assoluta importanza per il contesto, non solo della Rendena, delle Giudicarie, della Val di Non e della Val di Sole ma del Trentino tutto.

La cosa drammatica è che si dia per scontato che questa situazione sia normale quando in realtà non lo è. Tutti dovremmo esigere che ciascuno dei nomi in lizza spiegasse nei dettagli i propri programmi e la propria visione per il futuro del Parco. A quel punto il nome dei candidati conterebbe relativamente. A far fede sarebbero gli impegni pubblici assunti, che costituirebbero una base fattuale su cui esprimere valutazioni razionali. Col chiacchiericcio, le voci e le soffiate più o meno interessate invece ci si riduce ad esprimere giudizi sulla persona e basta perché quello è l’unico elemento a disposizione. Si crea così spazio per le dietrologie e si finisce per criticare l’affiliazione di quel candidato o per rimuginare sul conflitto di interessi o sul parentado di quell’altro, mentre sarebbe vitale discutere di cosa queste persone vorrebbero fare una volta poste alla guida del Parco!

Che il candidato sia Tizio o Caio o Sempronio ovviamente conta, ma dovrebbe contare di più sapere se Tizio voglia aprire o meno alla cementificazione selvaggia del Parco, se Caio desideri trasformare l’area protetta in una riserva di caccia o se Sempronio punti a difendere la biodiversità degli ecosistemi alpini. In base alla linea programmatica ciascuno potrebbe farsi un’idea di cosa rappresentino le varie candidature per il Parco. I programmi dovrebbero venire prima dei nomi insomma. Invece avviene l’esatto contrario e siamo talmente assuefatti da questo andazzo che ci sembra persino normale sia così.

Quanto avviene per il Parco Naturale Adamello Brenta è la rappresentazione in piccolo di come in Italia e in Trentino il rapporto politica-società civile sia inceppato e manomesso. Quando si parla di dibattito pubblico aperto e trasparente si intende che la discussione sugli aspetti rilevanti per la vita delle persone e per il benessere del territorio deve essere condotta alla luce del sole e di fronte alla pubblica opinione. Da noi è invece invalso il malvezzo di decidere tutto in qualche camarilla dove si combattono i rappresentanti di questo o quel gruppo di potere, mentre al popolo suddito è dato solamente di subire le decisioni prese dall’alto, sperando che non si rivelino catastrofiche.Una strada per uscire da questa situazione esiste: una modifica normativa che introduca una nuova tipologia di governance per i parchi naturali ed altri enti di simile rilievo. Elezione diretta del presidente e della giunta esecutiva sulla base di proposte programmatiche messe nero su bianco per permettere di pescare il meglio dalla società civile, dai portatori di idee e di interessi, potere di indirizzo e controllo affidato al comitato di gestione e introduzione di strumenti partecipativi per rimettere le scelte strategiche che riguardano il futuro del Parco alla volontà popolare.

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