Lotta alla mafia: il M5S sollecita la collaborazione fra Trentino e Lombardia

Parlare di “mafia in Trentino” può essere fuorviante. Che la criminalità organizzata operi in Trentino è infatti un dato assodato e innegabile. La mafia è un fenomeno strisciante che non conosce confini e si sposta con rapidità da Stato a Stato e da Regione a Regione. Compreso questo, dobbiamo allora chiederci quali siano le migliori strategie per contrastare gli sviluppi malavitosi. Un sistema è di certo la collaborazione con le Istituzioni regionali a noi limitrofe, come il Veneto e soprattutto la Lombardia, che è molto avanti nel monitoraggio e nella lotta alle mafie. Se state pensando che la collaborazione fra le varie articolazioni dello Stato dovrebbe essere naturale, avete ragione… purtroppo però non lo è. Proprio per questo alcuni giorni fa ho depositato un’interrogazione al Consiglio provinciale, con la quale chiedo di rafforzare i rapporti e i confronti con la la commissione Antimafia lombarda.

Di recente è stato pubblicato il “Monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia”, un documento molto esaustivo sulle ramificazioni criminali in quella Regione. Non sorprenderà scoprire che vi si trovano riferimenti che toccano anche il Trentino, perché, come detto, per le mafie i confini non esistono, men che meno quelli regionali. Allora non stupirà nessuno scoprire che, come documentato, in passato esponenti della criminalità organizzata hanno messo su bottega nella nostra Provincia e fra le zone dove è stata segnalata questa attività ci sono proprio quelle di confine con la Lombardia, nello specifico la Valle del Chiese e soprattutto l’Alto Garda, dove la ricchezza legata al turismo fa gola ai malavitosi. 

Che questo processo di “colonizzazione” stia avvenendo lo sappiamo da tempo, ed è incredibile che le istituzioni politiche trentine continuino a far finta di niente (salvo strillare indignate quando la magistratura fa scoppiare questo o quel bubbone). Lavorare assieme ai colleghi lombardi e se serve imparare da loro non dovrebbe essere una cosa riprovevole ma al contrario, meritoria. Per questo, noi del M5S non ci vergognamo di chiedere che il Trentino si attivi per mettere in campo forme di collaborazione istituzionale di contrasto alla malavita, come del resto chiediamo da tempo che anche da noi si attivi un Osservatorio sulla criminalità organizzata (ma il sistema politico nostrano prima ci ha respinto e di fronte alla nostra insistenza adesso tira lungo sui tempi…). 

Insomma, noi non ci arrendiamo, perché la posta in gioco è altissima. La mafia è un cancro. Se non si ferma la sua diffusione per tempo sconvolge le “cellule” dell’organismo (nel nostro caso il tessuto socio economico) e alla fine lo uccide. per questo, fare orecchie da mercante verso la diffusione mafiosa non è un comportamento stupido ma di vera e propria complicità! Speriamo che anche negli altri partiti si mettano la mano sulla coscienza e comprendano che la battaglia per la legalità non è una bandiera di parte ma un patrimonio indispensabile che deve appartenere a tutti!

* * * * *

Segue il testo dell’interrogazione n. 2653/XVI a risposta scritta del 7 maggio 2021: “Favorire la collaborazione istituzionale con la commissione Antimafia del Consiglio della Regione Lombardia al fine di individuare elementi di rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata nelle attività economiche dei territori trentini confinanti con le aree del Garda Bresciano e della Valsabbia”;

La prima parte del Monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia, redatto dall’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano, illustra con rigore scientifico il fenomeno dell’infiltrazione della criminalità organizzata nelle diverse province della Lombardia, facendo un excursus storico della presenza della criminalità organizzata in questi territori ed evidenziando tre temi in particolare:  il soggiorno obbligato, la corruzione in contesti di presenza mafiosa e i beni confiscati. Inevitabilmente l’analisi tocca anche quei territori che sono al confine con il Trentino, ovvero la zona del Garda e la Valsabbia, confinanti rispettivamente con il Garda trentino e la Valle del Chiese (Monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia – a cura di CROSS – Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano (direttore Fernando Dalla Chiesa), in collaborazione con PoliS-Lombardia, luglio 2018);

nella prima parte del monitoraggio il lago di Garda viene definito quale “grande catalizzatore per organizzazioni criminali di ogni genere, comprese quelle straniere, russa in particolare”. Si riporta inoltre quanto segue: “Si è intensificata anzitutto l’attrattività economica della provincia bresciana, anche a causa del mutamento del modello economico, non più fondato sulla centralità della impresa industriale e sulla funzione regolatrice di fabbrica e sindacato. La domanda di stupefacenti e lo sviluppo di un’industria del tempo libero si sono combinati in una miscela promettente per le strategie di inserimento mafioso. Il che è stato particolarmente vero su tutta l’area del lago di Garda, dove in pochi decenni si sono date appuntamento tutte le principali organizzazioni mafiose, da Cosa nostra alla ‘ndrangheta alla camorra.”;

per quanto riguarda il traffico di sostanze stupefacenti, diverse operazioni antidroga hanno interessato la Provincia di Brescia, dove nell’aprile 2012, con l’operazione Elefante Bianco, la Guardia di Finanza e i Carabinieri hanno arrestato 55 persone, tra cui molti residenti bresciani, portando alla luce una articolata multinazionale dello spaccio, con base a Brescia. Nel report, viene specificato che a capo dell’organizzazione vi erano due serbi che potevano contare sull’aiuto di su una vera e propria associazione criminale multietnica formata da italiani, spagnoli, bosniaci, albanesi e svedesi i quali trasportavano la cocaina dal Sud America fino a Brescia passando per Barcellona. In un anno e mezzo i soggetti in questione hanno fatto arrivare in Italia 300 chili di droga per un valore di circa 45 milioni di euro. La cocaina forniva la città di Brescia e le zone della Valtrompia e della Valsabbia – prosecuzione naturale della valle del Chiese in terra bresciana – ed altre province. Oltre alle persone arrestate, le forze dell’ordine hanno sequestrato beni per due milioni di euro, droga, armi, munizioni e denaro contante;

le influenze della criminalità organizzata nella Provincia di Trento emergono anche in un altro passaggio dell’analisi condotta dall’Osservatorio dell’università di Milano nel quale si descrivono le modalità con cui i boss famosi o di piccolo cabotaggio giunsero nel Nord lanciato verso il boom economico mescolandosi al grande processo migratorio che portò centinaia di migliaia di persone dalle campagne meridionali in via di spopolamento. In un passaggio viene descritta la figura di Giacomo Zagari, primo esponente di rilievo della ‘ndrangheta a trasferirsi in Lombardia, nella provincia di Varese, prima da solo e facendo arrivare in seguito la famiglia. Nonostante lo stile di vita “di basso profilo”, era un manovale dell’edilizia, in realtà, tra le sue attività principali, vi erano contrabbando, rapine, delitti commissionati dai boss residenti in Calabria e sequestri di persona. Successivamente, dalla sentenza di condanna dell’operazione Isola Felice, Zagari fu mandato in soggiorno obbligato a Storo, comune trentino al confine con la provincia di Brescia, dove egli riprese ben presto a mettere in atto le sue attività criminose;

la seconda parte del Monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia curato dall’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano, si concentra invece sulle attività di economia legale infiltrate dalla criminalità organizzata, in particolare l’ambito dell’edilizia e dei lavori pubblici; il commercio; il turismo; l’industria del divertimento; la sanità e l’attività di estorsione e usura, attività illegali ma capaci di creare canali di collegamento ed influenzare il campo delle attività legali (Monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia – Rapporto finale, dicembre 2018 pubblicato sulla pagina della Commissione speciale Antimafia del Consiglio della Regione Lombardia);

anche nella seconda parte del report, viene evidenziata la pericolosità dell’infiltrazione della criminalità e il conseguente sviluppo di criminalità mafiosa, in particolare nel settore del turismo, nella zona del lago di Garda, la quale: “[…] vede convergere su di sé l’attenzione di tutte le maggiori organizzazioni criminali italiane e di talune organizzazioni straniere. I provvedimenti di chiusura di alcuni locali e anche di un albergo sono probabilmente solo la spia di una tendenza che -va sottolineato- preoccupa gli operatori onesti e le comunità locali, e che rischia di offuscare i successi di quella che viene ormai considerata la terza area turistica d’Italia.”; 

fenomeni simili a quelli citati al paragrafo precedente non risparmiano l’Alto Garda trentino, come di recente ha rimarcato il sostituto procuratore antimafia Roberto Pennisi in una dichiarazione raccolta dalla stampa locale. Secondo Pennisi “Il lago di Garda è molto importante nella strategia della ‘ndrangheta, perché investe tre regioni, Veneto, Lombardia e Trentino e diverse province. Il Garda è strategico. Anche dalla indagine Aemilia viene fuori l’interesse per il Garda. E pure dalle indagini della Dda di Venezia sulle infriltrazioni della ‘ndrangheta. È una zona attraente per chi ha tanto denaro da investire anche in perdita: è sempre un guadagno è danaro che arriva dal narcotraffico. E pensi alla forza attrattiva della criminalità organizzata per ambienti imprenditoriali che vedono, è il grande pericolo, nel crimine organizzato un’àncora di salvezza, che si trasforma alla fine in una schiavitù. È fondamentale aiutare le imprese virtuose. In due modi: primo, via i burosauri dalle amministrazioni; secondo, la finanzi torni a fare quello che faceva una volta, mettendo le imprese in grado di operare” (Il magistrato antimafia avverte «Il Garda è strategico per la criminalità organizzata» – 23 ottobre 2020 – l’Adige edizione online);

passando al campo dell’edilizia, nel già citato studio, l’impresa edile mafiosa viene definita come “una strategica “centrale di collocamento”, in grado di offrire posti di lavoro non specializzati e, di conseguenza, di legittimare il proprio potere sui territori settentrionali in cui agisce. Diviene pertanto un soggetto alternativo in grado di “dare lavoro”, accumulando non solo profitti, ma anche consenso sociale” […] l’edilizia si presenta come un terreno di incontro di tre mondi diversi: -criminale (esponenti delle ‘ndrine, con le rispettive imprese) – imprenditoriale (il quale include anche l’ambito delle professioni) -politico locale (funzionari comunali, assessori, consiglieri, consulenti…)”;

in questo ambito, un dato che riguarda direttamente la Provincia di Trento, è quello delle infrazioni accertate nel ciclo del cemento. Nella classifica provinciale dell’illegalità nel ciclo del cemento riportata nella seconda parte del Monitoraggio ed elaborata da Legambiente su dati forze dell’ordine e Capitanerie di porto (2017), su 19 province, Trento si posiziona infatti all’undicesimo posto fra le province italiane, con 88 infrazioni (vedi Tabella 3 “La classifica provinciale dell’illegalità nel ciclo del cemento”, p. 16 del Monitoraggio);

alla luce dei risultati emersi dal prezioso monitoraggio effettuato dall’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano ed in parte sopra riportati per quel che interessa il territorio lombardo confinante con il territorio trentino, sarebbe auspicabile una collaborazione tra la Provincia di Trento e la Commissione Antimafia della Regione Lombardia al fine di individuare possibili elementi di rischio di infiltrazione della criminalità organizzata nelle attività economiche tra i territori di confine della Provincia di Trento e della regione Lombardia;

Tutto ciò premesso, si interroga la Giunta per sapere 

se e con quali modalità intenda favorire forme collaborazione istituzionali con la commissione Antimafia del Consiglio della Regione Lombardia al fine di individuare elementi di rischio in ordine alle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle attività economiche dei territori trentini confinanti con le aree del Garda Bresciano e della Valsabbia in Provincia di Brescia

Rassegna stampa:

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