Alfabetizzazione digitale e tutela dei diritti web dei cittadini trentini potenziate grazie al M5S

Fra le proposte che il M5S è riuscito a far passare nel corso dell’ultima sessione di Consiglio provinciale ce n’è stata una dedicata all’alfabetizzazione digitale dei trentini e alla tutela dei loro diritti on-line. 

Siamo partiti da una considerazione fattuale: in Italia e anche in Trentino, larghe fette della popolazione hanno seri problemi ad adeguare le loro competenze all’era digitale, questo è vero per la popolazione generale ma anche per molti che operano nella pubblica amministrazione. In secondo luogo la tutela dei diritti dei cittadini sul web lascia molto a desiderare, nonostante in teoria esistano strumenti adatti a svolgere questo compito (su tutti il Difensore Civico Digitale). 

A fronte di queste constatazioni e valutando come la Provincia di Trento sia dotata di uno strumento specifico capace di intervenire su queste tematiche, ovvero l’Unità di missione strategica semplificazione e digitalizzazione, abbiamo proposto che da un lato quest’ultima si attivi per mettere in campo iniziative che aumentino l’alfabetizzazione digitale dei trentini e dall’altro collabori col difensore civico digitale nazionale al fine di rafforzare la consapevolezza dei diritti digitali dei nostri concittadini.

Ovviamente siamo molto soddisfatti di questi impegni assunti dalla giunta. La sfida ora è arrivare ad una loro efficace, efficiente e rapida messa in pratica. Per quanto ci riguarda vigileremo affinché ciò avvenga nel miglior modo possibile.

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Segue il video di presentazione e il testo integrale della proposta di risoluzione n. 91/36/XVI del 20 aprile 2021 collegata alla Comunicazione della Giunta n. 36/XVI Aggiornamenti sul piano nazionale di resistenza e resilienza”. Approvata all’unanimità il 25 maggio 2021.

Favorire una maggiore alfabetizzazione digitale dei trentini ed una tutela dei loro diritti digitali

Il bilancio a lungo termine dell’UE, unito a NextGenerationEU, lo strumento temporaneo pensato per stimolare la ripresa, costituirà il più ingente pacchetto di misure di stimolo mai finanziato dall’UE. Per ricostruire l’Europa dopo la pandemia di COVID-19 verrà stanziato un totale di 1.800 miliardi di euro. L’obiettivo è un’Europa più ecologica, digitale e resiliente;

nello specifico NextGenerationEU è uno strumento temporaneo per la ripresa da 750 miliardi di euro, che contribuirà a riparare i danni economici e sociali immediati causati dalla pandemia di coronavirus per creare un’Europa post COVID-19 più verde, digitale, resiliente e adeguata alle sfide presenti e future. (Piano per la ripresa dell’Europa – sito ufficiale della Commissione europea);

da oramai due decenni l’economia italiana cresce meno della media dei Paesi avanzati. Ad esempio, il PIL reale nel 2019 risultava ancora inferiore del 4% rispetto al 2007. Seppur in recupero negli ultimi anni, il tasso di investimento è rimasto sotto ai livelli pre 2008, anche nella componente degli investimenti pubblici. La spesa per ricerca e sviluppo italiana è inferiore alla media UE, così come lo sono i processi di innovazione e digitalizzazione;

tra gli obiettivi economico-sociali di lungo termini del Governo italiano si evidenziano: raddoppiare il tasso di crescita dell’economia italiana (0,8% nell’ultimo decennio), portandolo quantomeno in linea con la media UE (1,6%); aumentare gli investimenti pubblici per portarli almeno al 3% del PIL; incentivare gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&S);

il contesto di riferimento della missione del PNRR “Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo” evidenzia quanto segue:

  • la spesa per ricerca e sviluppo (R&S) in Italia è sensibilmente inferiore alla media UE (23,1 ricercatori ogni 10.000 abitanti, poco più della metà della media UE);
  • lo European Innovation Scoreboard colloca da anni l’Italia nel gruppo dei “moderatamente innovatori’’;
  • nel 2019 in Italia il 76% della popolazione di 16-74 anni ha usato Internet negli ultimi tre mesi a fronte dell’87% dell’UE;
  • in Italia, soltanto il 22% dei cittadini dimostra competenze digitali avanzate, con quote fortemente differenziate per età;
  • rafforzare la capacità competitiva delle imprese del Paese (seconda manifattura in UE);
  • rafforzare ed innovare la capacità operativa delle amministrazioni pubbliche come fattore di crescita e competitività del Paese;

tra gli ambiti tematici della missione inerente alla digitalizzazione si evidenziano i seguenti:

  • digitalizzazione ed innovazione amministrativa della PA;
  • reingegnerizzazione dei processi come fattore abilitante della semplificazione e digitalizzazione dei procedimenti amministrativi;
  • sviluppo delle infrastrutture e servizi digitali del Paese (datacenter e cloud);
  • efficientamento della Giustizia;
  • identità digitale unica per cittadini e imprese;
  • completamento rete nazionale di telecomunicazione in fibra ottica;
  • interventi per lo sviluppo delle reti 5G;
  • innovazione tecnologica, digitalizzazione e sostegno alla competitività delle filiere strategiche(settore agroalimentare, industriale, patrimonio culturale e turistico) nonché del sistema editoriale;
  • interventi per una digitalizzazione inclusiva contro il digital divide;
  • transizione X.0;
  • investimenti in R&S, tecnologie emergenti e trasferimento tecnologico;

la previsione complessiva di spesa considerata dal PNRR per l’Italia, comprensiva della quota REACT-EU, ammonta a 223,9 miliardi, ripartite in sei missioni. In particolare, per la missione “digitalizzazione, innovazione e cultura sono destinati 46,3 miliardi di euro (21% delle risorse totale del Piano) suddivise nelle seguenti proposte progettuali: (a) 11,75 miliardi di euro per digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA; (b) 26,55 miliardi per digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo; (c) 8 miliardi per turismo e cultura 4.0 (Doc. XXVII n.18-A, Camera dei Deputati XVIII Leg.);

in particolare, per quanto attiene alla linea progettuale relativa alla Modernizzazione della PA, le schede tecniche progettuali, nel sottolineare l’obiettivo di promuovere la capacità assunzionale, forniscono anche in tal caso maggiori dettagli in merito ai nuovi investimenti che caratterizzano tale linea progettuale, vale a dire: Implementazione del capitale umano, Rafforzamento delle competenze, Semplificazione delle procedure amministrative e digitalizzazione dei processi e Creazione di poli territoriali per assunzione, formazione, co-working e lavoro a distanza, stimandone il periodo di attuazione in 66 mesi, da gennaio 2021 al giugno 2026;

l’articolo 2 del Codice dell’amministrazione digitale (decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82) sancisce la finalità della normativa stabilendo che: “Lo Stato, le Regioni e le autonomie locali assicurano la disponibilità, la gestione, l’accesso, la trasmissione, la conservazione e la fruibilità dell’informazione in modalità digitale e si organizzano ed agiscono a tale fine utilizzando con le modalità più appropriate e nel modo più adeguato al soddisfacimento degli interessi degli utenti le tecnologie dell’informazione e della comunicazione”;

l’art. 17 del CAD stabilisce che siano le pubbliche amministrazioni a garantire l’attuazione delle linee strategiche per la riorganizzazione e la digitalizzazione dell’amministrazione. A tal fine, ciascuna pubblica amministrazione affida a un unico ufficio dirigenziale generale, fermo restando il numero complessivo di tali uffici, la transizione alla modalità operativa digitale e i conseguenti processi di riorganizzazione finalizzati alla realizzazione di un’amministrazione digitale e aperta, di servizi facilmente utilizzabili e di qualità, attraverso una maggiore efficienza ed economicità (c. 1);

il c. 1-quater dell’art. 17 del CAD ha istituito presso l’Agenzia per l’Italia digitale (Agid), il difensore civico digitale, una figura dotata di terzietà, autonomia ed imparzialità, a cui chiunque può presentare segnalazioni relative a presunte violazioni delle norme in materia di digitalizzazione ed innovazione della pubblica amministrazione. Ricevuta la segnalazione, il difensore civico, se la ritiene fondata, invita il soggetto responsabile della violazione a porvi rimedio tempestivamente e comunque non oltre trenta giorni. Le decisioni del difensore civico sono pubblicate in un’apposita area del sito Internet istituzionale. Il difensore segnala le inadempienze all’ufficio competente per i procedimenti disciplinari di ciascuna amministrazione;

dal punto di vista pratico, è inutile nascondere che la figura del difensore civico digitale, pur essendo dotata di preziose potenzialità, finora non è stata sfruttata al meglio. Pochi infatti sono i cittadini a conoscenza della sua esistenza e della sua attività e sul sito istituzionale del difensore digitale non sono presenti dati statistici che potrebbero esser utili per fare una sintesi dell’attività svolta, anche alla luce della sua utilità, ma semplicemente si possono leggere le segnalazioni ricevute e gli inviti del difensore civico per il digitale alle Amministrazioni per le quali si è ritenuta fondata la segnalazione. Un auspicio è dunque che quest’organo venga maggiormente valorizzato e fatto conoscere tra i cittadini, affinché possa anch’esso concorrere in modo efficace al raggiungimento degli obiettivi della pubblica amministrazione, secondo i principi di buon andamento e imparzialità sanciti nell’art. 97 Cost. (per maggiori informazioni: Difensore Civico Digitale, storia di un flop annunciato: i problemi da risolvere – 16 ottobre 2020, www.agendadigitale.eu).

la legge provinciale 27 luglio 2012, n. 16 “Disposizioni per la promozione della società dell’informazione e dell’amministrazione digitale e per la diffusione del software libero e dei formati di dati aperti” riconosce la centralità dei dati pubblici, la loro accessibilità completa e permanente, la sicurezza e trasparenza del loro trattamento come valori inderogabili, nonché riconosce le elevate potenzialità delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) nel produrre: a) il miglioramento della qualità della vita dei cittadini; b)    la maggiore competitività del sistema economico trentino; c) lo sviluppo sostenibile del territorio; d) la maggiore efficienza, economicità e trasparenza dell’azione amministrativa; e) la crescita della partecipazione democratica e della cultura digitale e il superamento del divario digitale;

l’art. 1 bis della lp 16/2012 prevede che la Provincia si conforma ai principi sanciti nella Dichiarazione dei diritti in internet adottata dalla Commissione per i diritti e i doveri relativi ad internet della Camera dei deputati il 28 luglio 2015;

l’articolo 2 (Diritto di accesso) della Dichiarazione dei diritti di internet sancisce due principi fondamentali, strettamente interconnessi l’uno con l’altro, innanzitutto afferma che l’accesso ad Internet è diritto fondamentale della persona e condizione per il suo pieno sviluppo individuale e sociale ed, in secondo luogo, che le Istituzioni pubbliche garantiscono i necessari interventi per il superamento di ogni forma di divario digitale tra cui quelli determinati dal genere, dalle condizioni economiche oltre che da situazioni di vulnerabilità personale e disabilità;

nell’ambito delle azioni promosse a favore dell’educazione digitale, merita di essere menzionata l’Open Government Strategy, una strategia adottata dall’Italia nell’ambito dell’Open Government Partnership, un’iniziativa internazionale avviata nel 2011 da otto Paesi (Brasile, Gran Bretagna, Indonesia, Messico, Norvegia, Repubblica delle Filippine, Sudafrica e Stati Uniti) che mira ad ottenere impegni concreti dai Governi in termini di promozione della trasparenza, di sostegno alla partecipazione civica, di lotta alla corruzione e di diffusione, dentro e fuori le Pubbliche Amministrazioni, di nuove tecnologie a sostegno dell’innovazione. L’Italia ha aderito alla strategia fin dalla sua nascita e la sua attuazione è avvenuta attraverso il Piano Open Government, la cui quarta edizione è stata rilasciata nel mese di giugno 2019 e si rivolge proprio al tema della cittadinanza e della competenza digitale;

in particolare il 4° Piano d’azione nazionale per l’open government 2019-2021, aggiornato al 30 agosto 2020, prevede dieci obiettivi di azione da realizzarsi entro il giugno 2021 ed uno di questi riguarda la cittadinanza e le competenze digitali.  Il 4° Piano 2019-2021 richiama l’analisi svolta nell’ambito del DESI (Digital Economy & Social Index 2020), un indice composto da cinque capitoli tematici: connettività, capitale umano, utilizzo di Internet, integrazione della tecnologia digitale, digitalizzazione dei servizi pubblici e che segue l’evoluzione degli Stati membri in materia di competitività digitale;

dal DESI 2020 emerge una criticità che contraddistingue l’Italia nel suo complesso, ovvero il basso livello di competenze digitali e ciò risulta essere tra le principali cause del ritardo maturato nel processo di trasformazione digitale della pubblica amministrazione. Rispetto al 2019, l’Italia perde due posizioni, ponendosi 25a nella classifica, prima solo a Romania, Grecia e Bulgaria. Dal rapporto emerge che solo il 42% dei cittadini italiani è in possesso di competenze digitali di base e solo il 22% ha competenze più che sufficienti. Inoltre, il DESI 2020 evidenzia che solo il 74% degli italiani usa abitualmente Internet e che le imprese italiane presentano ritardi nell’utilizzo di tecnologie quali il cloud e i big data;

secondo l’analisi del report DESI, è forte la necessità per l’Italia di mettere in campo iniziative strategiche sul tema delle competenze digitali dedicate a tutti i settori della popolazione, quindi anziani, disoccupati e giovani. È chiaro infatti che alla scarsa presenza di competenze digitali corrisponde la mancanza di consapevolezza dei diritti di cittadinanza digitale;

Tutto ciò premesso, il Consiglio impegna la Giunta

affinché, attraverso l’Unità di missione strategica semplificazione e digitalizzazione, intraprenda le iniziative di competenza al fine di favorire una maggiore l’alfabetizzazione digitale dei cittadini residenti e domiciliati sul territorio trentino e renderli edotti dei propri diritti e doveri digitali, nonché dell’esistenza della figura del difensore civico digitale e delle modalità di avvalersene;

affinché l’Unità di missione strategica semplificazione e digitalizzazione della Provincia, con competenza ai sensi dell’art.17 del CAD, valuti la definizione di un protocollo di intesa con il Difensore Civico della Provincia di Trento e con il Difensore Civico digitale nazionale, volto ad individuare gli strumenti per assicurare la concreta tutela dei diritti digitali, inclusi i diritti di internet richiamati dall’art. 1 bis della legge provinciale n. 16 del 2012;

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