Per un Festival dell’Economia utile ai cittadini, non ai politici

In questi giorni sta suscitando grande clamore e disappunto la decisione del presidente Fugatti di togliere l’organizzazione del Festival dell’Economia di Trento a Laterza per assegnarlo al gruppo del Sole 24 Ore (cioè a Confindustria). La scelta è certo opinabile, anche perché appare motivata più da ragioni politiche, a partire dalla (per ora) supposta nomina di Giulio Tremonti a nuovo coordinatore scientifico della manifestazione. Per quanto mi riguarda il problema non è di per sé che si cambi organizzatore della manifestazione ma l’utilizzo che se ne fa e i risultati che deve dare. Il Festival dell’Economia deve produrre idee e proposte utili per i cittadini, non ridursi ad una vetrina per gli amici di questa o di quella fazione politica.

Per quanto abbia proceduto in maniera sgradevole, dando l’impressione di voler affermare il proprio potere rispetto a chi c’era prima, Fugatti aveva il diritto di cambiare la gestione del Festival dell’Economia. La Provincia finanzia, non c’erano vincoli di alcun genere, quindi dal punto di vista della legittimità c’è poco da discutere. Questo non significa naturalmente che si sia trattato di una decisione opportuna, ma solo lecita, e ciò a sottolineare una volta di più come nelle scelte della politica ma anche nel Diritto spesso, spesso esistano margini di arbitrarietà ineliminabili. Detto altrimenti, non sempre ciò che è lecito è anche giusto.

Va anche detto che la precedente gestione del Festival qualche dubbio lo lasciava. Ad esempio l’ex coordinatore della manifestazione Boeri appariva a sua volta come un’espressione di parte politica più che tecnica, avendo assommato per parecchi anni il ruolo che ricopriva a Trento con quello di Presidente dell’Inps, carica ottenuta per nomina partitica. Inoltre il Festival non è mai stato un evento inclusivo e aperto a tutti i cittadini, quanto piuttosto la manifestazione di un mondo chiuso dove esponenti dell’élite economico/culturale dibattevano gli uni con gli altri di questioni spesso incomprensibili per i non iniziati. Ciò non vuol certo dire che siccome il centrosinistra sbagliava, la destra sia giustificata fare lo stesso piazzando i suoi, ma conoscendoli, c’è forse qualcuno che può stupirsi di questo loro comportamento? Da quando sono stati eletti alla guida del Trentino non hanno fatto altro che guardare alla cosa pubblica e ai posti di potere più come terreno di conquista che come un sistema istituzionale delicato e complesso da amministrare con cura nell’interesse dei cittadini. La gestione del Festival dell’Economia non poteva certo sfuggire a questa logica di potere.

Ciò detto, cosa possiamo aspettarci dal futuro Festival dell’Economia targato Sole 24 Ore? Presumibilmente una kermesse animata dal sostegno acritico al neoliberismo più spinto, dall’elogio degli animal insticts del mercato senza briglie né contenimenti, dalla giustificazione del saccheggio delle risorse naturali e dall’affermazione delle teorie basate sulla crescita senza fine, che è poi la matrice economico/culturale in cui questa destra in teoria si riconosce (in pratica sono semplicemente per piegare l’interesse pubblico a quello privato, favorendo i loro vari sponsor). Utile? Magari a chi da questo modo di ragionare ottiene ricchezza e potere (finché ce n’è…) ma non per la stragrande maggioranza dei cittadini che si trovano a subire i danni causati da questo modello di sviluppo a senso unico, i quali anzi devono far fronte a tutte le esternalità negative che ne conseguono (vedere alla voce cambiamento climatico… qualcuno si ricorda la tempesta Vaia?). Ma del resto la filosofia di privatizzare gli utili e socializzare le perdite è una delle colonne portanti del pensiero di destra, quindi, anche in questo caso, nessuno stupore.

Potremmo anche chiederci se si possa trasformare il Festival dell’Economia in qualcosa di concretamente utile per la cittadinanza. Volendolo io credo di sì. Penso ad un Festival che dia spazio alle buone pratiche e alle soluzioni che ciascuno può mettere in opera per ridurre sprechi, consumo energetico e di suolo, inquinamento e quindi costi, per l’individuo e la collettività. In quest’ottica trovo molto centrata la proposta di Giuliano Preghenella riguardo all’organizzazione di un Festival dell’Agricoltura. Il settore primario ha una funzione molto ampia, la produzione di cibo, certo, ma, se fatta bene, anche la difesa del territorio, il mantenimento del paesaggio e anche delle relazioni sociali e umane secondo modelli non estranianti.A mio modo di vedere per far meglio di chi li ha preceduti, gli attuali governanti avrebbero dovuto concentrarsi non tanto sul cambio dell’organizzazione del Festival dell’Economia limitandosi a riprodurne il modello con persone a loro politicamente vicine ma cambiarne radicalmente l’impostazione e, forse, anche l’oggetto. La sfida che si pone a livello globale oggi è infatti quella del mantenimento del benessere a fronte di cambiamenti epocali, primo fra tutti quello climatico, e quindi dalla necessità di mutare sistemi produttivi e logiche economiche. Spiace constatare che con ogni probabilità invece ci troveremo di fronte ad una versione del Festival dell’economia che non solo non cambierà impostazione ma, anzi, rincarerà la dose rispetto al mantenimento dell’attuale status quo.

Alex Marini

*Intervento pubblicato sul quotidiano L’Adige in data 17 settembre 2021

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