Cementificio Sarche. Ecco cosa risponde la Provincia sul combustibile dei forni

È di questi giorni la risposta della Provincia all’interrogazione 3326/XVI, tramite la quale chiedevamo informazioni rispetto al tipo di carburante che verrà utilizzato per alimentare i forni di cottura del cemento dell’impianto di Sarche (fonte immagine di copertina).

Quando riprenderà la produzione il cementificio sarà in massima parte alimentato utilizzando pet coke (una tipologia di carbone derivante dalla raffinazione del petrolio), una vera e propria presa in giro rispetto alle promesse di riduzione delle emissioni climalteranti ma d’altra parte, se il modello di sviluppo è basato su cemento e asfalto, non poteva essere fornita risposta diversa. Quanto alla possibilità che oltre ai fanghi essiccati e al carbone vengano bruciati anche rifiuti, scarti e altri materiali, gli uffici affermano di non sapere nulla e di non aver valutato nulla in merito. La ditta infatti non ha ancora chiesto di bruciare altro, quindi loro non si sono nemmeno posti il problema. La questione della combustione dei rifiuti dovrà essere affrontata nel futuro prossimo posto che le forniture di carbone provenienti da territori d’oltremare saranno sempre più costose e sempre più a rischio come è stato evidenziato anche in sede di trattazione della petizione nei giorni scorsi. 

Con molta franchezza dobbiamo dire che le risposte che ci sono state fornite sul cementificio non risultano particolarmente esaustive o rassicuranti. Chiedevamo che la Provincia garantisse trasparenza pubblicando i registri di carico dei materiali che verranno utilizzati nei processi di combustione interni all’impianto. La risposta è che la ditta è tenuta a trasmettere solo una relazione annuale su funzionamento e sorveglianza del cementificio, fornendo “informazioni” in merito all’andamento delle lavorazioni e delle emissioni nell’atmosfera e nell’acqua. Gli esempi di tabella forniti rispetto all’anno 2014 risultano molto limitati, tuttavia anche gli uffici provinciali convengono che la maggior parte della produzione di energia avverrà bruciando carbone, infatti affermano che “L’utilizzo dei fanghi biologici essiccati può arrivare a coprire fino a circa il 17-18% del fabbisogno energetico del forno di cottura clinker”. In sintesi, osservando i dati della produzione di cemento del 2014 (furono prodotte 190.000 t di cemento), per produrre 250 mila tonnellate di cemento all’anno sarà necessario bruciare più di 20.000 tonnellate di pet coke all’anno.

In seconda battuta avevamo chiesto di sapere quanti fanghi essiccati venissero prodotti in Trentino. Per ciò che riguarda l’ente pubblico la risposta è che nel 2020 sono state prodotte 2.581,68 tonnellate di fanghi essiccati destinati ad inceneritori o impianti di compostaggio fuori provincia. Non sono stati forniti dati sull’eventuale produzione da parte di privati perché la provincia non ha una stima attendibile.

Più in generale l’assessore Tonina ci spiega che “attualmente i fanghi prodotti nel territorio provinciale ammontano a circa 40.000-45.000 ton/anno con una umidità dell’80%. Di questi quantitativi, circa 30.000 tonnellate/anno vengono inviate agli essiccatori provinciali, mentre le restanti 15.000 tonnellate/anno vengono conferite ad impianti di compostaggio fuori provincia. Secondo i dati forniti dall’Agenzia per la depurazione, la produzione complessiva provinciale di fanghi essiccati è pari a 4.500 tonnellate/anno, che vengono inviate al cementificio Italcementi di Broni (Pavia) o ad impianti di compostaggio del Veneto e della Lombardia per il loro riutilizzo in agricoltura. A fronte di tale situazione, l’impianto proposto è funzionale a chiudere il ciclo di trattamento dei fanghi essiccati prodotti in ambito provinciale.”

Riguardo ad eventuali valutazioni rispetto al rapporto fra produzione di fanghi essiccati in Trentino e le esigenze energetiche del cementificio di Sarche ci viene detto che: “l’impianto proposto è funzionale a chiudere il ciclo di trattamento dei fanghi essiccati prodotti in ambito provinciale. Da tale valutazione si evince il ruolo centrale della ditta, che potrebbe risultare una valida alternativa all’attuale conferimento dei fanghi essiccati prodotti in provincia di Trento presso impianti dedicati fuori provincia. La soluzione progettuale risulta inoltre coerente con gli obiettivi strategici del Piano provinciale di smaltimento dei rifiuti, nell’ottica di una revisione e riorganizzazione del sistema impiantistico provinciale”. Premesso che si parla di valutazioni risalenti al 2013, l’accenno alla revisione e riorganizzazione del sistema impiantistico provinciale andrebbe chiarito meglio. Si parla solo di smaltimento di fanghi o è un modo per ragionare anche su altre cose, tipo incenerimento rifiuti?

Per concludere c’è la non risposta sul possibile utilizzo dei forni di Sarche per bruciare materiali che non siano carbone o fanghi. Per ora la ditta non ha chiesto di bruciare altro quindi gli uffici non sono tenuti a sapere niente di più…

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Segue la risposta integrale (PDF risposta del 17 febbraio 2022) all’interrogazione 3326/XVI:

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