Olimpiadi Invernali 2026: il megaprogetto da 180 milioni di Fincantieri alla fine lo pagheranno i contribuenti?

La storia delle opere per i “grandi eventi”in Italia: girano due soldi e come d’incanto spuntano progetti megagalattici che ben difficilmente saranno sostenibili in futuro.

Il Trentino come sappiamo tutti non è affatto immune da queste degenerazioni. Ecco allora che la spesa per il rifacimento dello stadio del ghiaccio di Baselga di Piné, preventivo iniziale 50 milioni di euro massimo, rischia di schizzare d’improvviso a 180 milioni, grazie all’interessamento di Fincantieri, che propone all’ente pubblico il proprio megaprogetto (il tutto, si capisce, nell’interesse della cittadinanza, non certo del proprio tornaconto…).

La storia recente dei “grandi eventi” in giro per il mondo è piena di buchi economici lasciati da pagare alla collettività. Basta fare un salto a Torino (800 mila abitanti circa… un po’ più di quelli di Pinè…) e vedere come se la cava l’oval-lingotto costruito per le Olimpiadi Invernali del 2006 (costo 40 milioni… guarda te come tira l’inflazione!), per capire che è molto difficile riconvertire certe strutture e renderle sostenibili.

Noi però siamo più bravi e siamo certi che mettere 180 milioni di euro sulla struttura di Piné sia un’ideona che si ripagherà, invece di lasciare una voragine di debiti che dovrà essere coperta dall’erario (e quindi dai cittadini che pagano le tasse… non da certi soggetti con sede in Olanda).

È un po’ la sintesi di tutta la narrazione che riguarda i “migliori” (a spendere i soldi degli altri).

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Segue il testo integrale dell’interrogazione n. 3478/XVI a risposta scritta “Iniziative per garantire la massima trasparenza riguardo alla quantificazione delle risorse pubbliche disponibili e all’utilizzo per la costruzione di opere e per ogni attività pubblica connessa alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 del 19 febbraio 2022.

Lo stadio del ghiaccio di Baselga di Pinè, attualmente gestito dalla società “Ice Rink Pinè Srl”, è collocato nell’Altopiano di Pinè, a circa mille metri di altitudine sul livello del mare e dista circa 18 km da Trento. Per la precisione la struttura è costituita da:

  • un palazzetto con piastra di ghiaccio 30 x 60 e 1.800 posti a sedere;
  • un anello esterno con sviluppo lineare di 400 metri sia per il pattinaggio di velocità su ghiaccio che per la pratica del pattinaggio a rotelle su cemento;

in data 24 giugno 2021, nel rispondere all’interrogazione n. 1067/XVI Opere infrastrutturali da realizzarsi in vista delle Olimpiadi invernali 2026”, il presidente della Provincia allegava la nota trasmessa al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) con lettera di data 15/11/2019 prot. n. 0717722/2019, contenente l’elenco delle opere serventi direttamente o potenzialmente l’evento Olimpico del 2026. In tale contesto la spesa richiesta per lo stadio del ghiaccio di Pinè ammontava a 50 milioni € entro il 2025;

sempre riguardo al rifacimento dello stadio del ghiaccio di Baselga di Pinè, in data 12 novembre 2021, in risposta all’interrogazione 2898/XVI del 6 agosto 2021 l’Assessore all’artigianato, commercio, promozione sport e turismo affermava quanto segue: (1), la Giunta provinciale aveva definito i criteri per la concessione di un primo set di specifiche misure contributive per complessivi 15,5 milioni di euro, finalizzati alla realizzazione di interventi ritenuti urgenti e indifferibili anche per garantire la sicurezza e il funzionamento dell’infrastruttura; (2) eventuali e ulteriori implementazioni di ordine strutturale e funzionale sarebbero state definite in esito alle valutazioni che gli organismi di governance olimpica, in particolare il Consiglio Olimpico Congiunto, avrebbero operato per dare attuazione alla definitiva organizzazione delle olimpiadi;

risulta che in data 25 gennaio 2022 la ditta Fincantieri Infrastructure, capofila di una cordata con l’impresa Mak costruzioni, abbia presentato alla Provincia di Trento una proposta di ampliamento e modifica dell’attuale stadio del ghiaccio di Baselga di Piné, allo scopo di trasformarlo in un impianto coperto per il pattinaggio di velocità dalla capienza prevista di 5mila posti a sedere, con costi di gestione stimati fra i 500 mila e il milione di euro annui. Il costo valutato dalla ditta per le operazioni si quantificherebbe in almeno 180 milioni di euro. Come precisato sopra, risulta che le stime iniziali per l’adeguamento della struttura di Baselga di Piné alle richieste del CIO, valutassero come adeguata una spesa attorno ai 50 milioni di euro, meno di un terzo rispetto ai costi derivanti dal progetto proposto da Fincantieri (Olimpiadi 2026, il palazzetto del ghiaccio di Piné lievita, Fincantieri presenta il progetto, costi da 30 a 180 milioni – L’Adige.it – 08 febbraio 2022)

pur mancando statistiche ufficiali, si stima che sia a livello nazionale il numero di praticanti del pattinaggio di velocità sia quantificabile in alcune migliaia al massimo, numeri che calano drasticamente calandosi nel contesto della realtà locale trentina. Di fatto il pattinaggio di velocità rappresenta uno sport di nicchia, poco seguito a livello di pubblico e ancor meno praticato;

in base alle considerazioni espresse al precedente paragrafo è facile presumere che il ritorno economico generato da una struttura come quella che ci si propone di andare a costruire a Baselga di Piné non potrà che essere modesto e che appaia del tutto improbabile essa sia capace di garantire quella bi-stagonalità che nel 1985 portò a costruire l’attuale palazzetto del ghiaccio;

risulta che a Torino sia stato costruito l’Oval-Lingotto, una struttura nata per il pattinaggio velocità e per le olimpiadi che si sono tenute nel capoluogo piemontese nell’anno 2006. In base a quanto riportato sulla scheda tecnica della struttura presentata dallo studio Zoppini Associati l’Oval-Lingotto è stato realizzato con una spesa di 40 milioni di euro. Risulta inoltre che l’impianto sia rimasto funzionante per circa 4 anni. Di seguito esso è stato abbandonato ed attualmente è utilizzato per ospitare eventi sportivi, fiere e congressi. Allo stato risulta sia in corso un’animata discussione sull’opportunità del mantenimento di tale struttura oppure sul suo abbattimento, dal momento che il suo mantenimento è assai oneroso anche per una città dalla popolazione di 800 mila persone come Torino, che, anche per effetto delle spese e dei costi affrontati per le Olimpiadi invernali del 2006, è uno dei più indebitati d’Italia (Il debito di Torino: se 3,9 miliardi vi sembran pochi – Volerelaluna.it – 08 novembre 2021);

se guardiamo alla vicina Germania, la località bavarese di Inzell presenta un caso abbastanza simile a quello di Baselga di Pinè. Negli anni ‘50 venne realizzata una pista lunga per competizioni sul laghetto situato a 5 chilometri dall’abitato. Nel 1963 venne invece realizzata una pista artificiale da 400 metri nei pressi dell’abitato, la quale nel 1986 venne dotata di un impianto di refrigerazione in modo da poter meglio ospitare competizioni di rilievo internazionale. Nel 2009 iniziarono i lavori per la realizzazione delle coperture per la pista che vennero completate nel 2011 con una spesa di 34 milioni di euro, finanziati per 30 milioni dal Land della Baviera e per i restanti 4 milioni dal Comune di Inzell. Il costo totale della gestione dell’impianto ammonta a 1 milione di euro circa all’anno (500 mila per la gestione del sistema di climatizzazione). Le entrate dell’impianto, garantite principalmente dagli atleti che lo frequentano, ammontano a circa 500 mila euro annui dei quali circa 100 mila garantiti da un lascito ventennale da parte di un benefattore. A causa delle preminenti finalità sportive dell’impianto il suo utilizzo risulta limitato ai fini di ospitare manifestazioni di natura diversa da quelle connesse alla pratica del pattinaggio (Sport e Turismo sul Ghiaccio – Agosto 2017 – Insieme per Piné). Come si vede, pur presentando costi di realizzazione assolutamente inferiori a quelli che Fincantieri pensa di spendere per l’impianto di Piné, la struttura tedesca dà comunque luogo a numerose criticità, ad esempio gli elevati costi di gestione e le scarse possibilità di utilizzo alternativo al pattinaggio degli impianti, il cui indotto non pare essere in grado di sostenerli economicamente richiedendo quindi un costante impegno da parte delle casse pubbliche. Considerazioni che dovrebbero far riflettere qualsiasi amministratore coscienzioso rispetto all’opportunità di procedere con un progetto da 180 milioni di euro, con costi di gestione fra i 500 mila e il milione di euro, del quale si stentano a vedere possibili utilizzi alternativi e il cui indotto potenziale appare con ogni evidenza assai limitato;

Tutto ciò premesso si interroga il presidente della giunta provinciale per sapere

  1. quali iniziative abbia attivato o intenda attivare al fine di garantire la massima trasparenza riguardo alla quantificazione certa delle risorse pubbliche disponibili e al conseguente utilizzo da destinare alla costruzione di opere, alla messa in opera di servizi e più in generale ad ogni attività pubblica connessa alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026;
  2. se esistano piani e valutazioni dettagliate in merito all’utilizzo che si prevede di fare delle strutture pubbliche costruite e/o restaurate in Provincia di Trento per le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, in seguito allo svolgimento dell’evento stesso, in modo da garantire che le risorse pubbliche investite abbiano una resa garantita nel tempo, fungano da strumento utile per l’attrattività del territorio trentino e non si trasformino in costose e inutili cattedrali nel deserto i cui costi gestionali vengano scaricati sulla collettività.

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