Processo Perfido fermo in attesa di trascrizioni, una vergogna dovuta al taglio delle risorse per il settore Giustizia!

È notizia di oggi che le trascrizioni telefoniche degli imputati del processo “Perfido” che avrebbero dovuto essere completate entro il 30 giugno, data poi prorogata al 15 settembre, sono a poco più della metà del totale (1.793 trascrizioni effettuate e 1.291 intercettazioni ancora da trascrivere, di queste 938 sono telefoniche e 353 ambientali). La circostanza di fatto blocca il prosieguo del processo, ed è dovuta da un lato all’ingente mole di materiale da sbobinare e tradurre e dall’altro alla scarsa disponibilità di personale qualificato disposto a svolgere questo lavoro. Il perché è presto detto, ai consulenti viene richiesto un impegno quasi totalizzante a fronte di stipendi bassissimi, ai quali può mancare persino il pagamento dei contributi Inps!

Dai 4 periti inizialmente incaricati per le trascrizioni relative a “Perfido” si è passati a 7, ma sono ancora pochi rispetto a tutto il lavoro che c’è da fare e che va fatto con precisione. Si vede così quali siano i reali problemi della Giustizia in Italia e in Trentino. Ci lamentiamo spesso, e giustamente, della lentezza dei processi, ma allo stesso tempo vogliamo, sempre giustamente, che questi ultimi siano svolti con dati e riscontri precisi e puntuali. Ottenere queste 2 cose non è impossibile… ma per arrivarci servono risorse. Banalmente, se devi tradurre migliaia di documenti e devi farlo bene, ti servono professionisti competenti, in numero adeguato, ai quali va corrisposto un salario commisurato all’impegno loro richiesto. Parlando per esperienza diretta, perché in passato ho lavorato proprio come traduttore di intercettazioni per una Procura, posso dire che queste condizioni non si verificano affatto per la parte riguardante la retribuzione, anzi, chi fa questo lavoro ci mette grande impegno e precisione ma in cambio riceve veramente poco. Ad esempio non vengono nemmeno pagati i contributi Inps, cosa che non si riesce bene a capire come sia possibile. È quindi ovvio che a queste condizioni si fatichi a trovare professionisti disponibili ad operare come trascrittori. La fatica e l’impegno richiesti non sono minimamente commisurabili al compenso che se ne ricava e quindi, salvo operare per senso del dovere, ci si orienta verso attività il cui rapporto costi/benefici sia maggiormente premiante. A guardar bene questo meccanismo vale per la gran parte del mondo del lavoro in Italia, dove in effetti in 30 anni gli stipendi sono rimasti fermi al palo, mentre nel resto d’Europa sono cresciuti. In compenso però abbiamo avuto l’esplosione del fenomeno dei poveri che lavorano, cioè persone che pur con uno o più lavori versano al di sotto della soglia di povertà.

La prossima udienza del processo è stata fissata al 24 novembre, nella speranza che, al netto di tutti i problemi di cui sopra, a quella data si sia finalmente riusciti ad ultimare le trascrizioni, magari individuando le conversazioni più salienti per definire il quadro del dibattimento, serve però che difesa e accusa collaborino, e non è affatto scontato. Quando si tratta di giustizia però servirebbero certezze e non essere costretti ad affidarsi alla speranza. Purtroppo in Italia e in Trentino chi decide preferisce tagliare sul settore giustizia, consapevole che se le cose non funzionano poi potrà trarne vantaggio politico e, in caso, magari avvantaggiarsi dell’eventuale prescrizione (o improcedibilità, grazie alla Cartabia).

Fonti:

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