Ciclovia del Garda: dalla Commissione europea un chiarimento importante sulle responsabilità ambientali

La risposta della Commissione europea all’interrogazione presentata dall’europarlamentare Gaetano Pedullà rappresenta un chiarimento particolarmente significativo nel dibattito sulla Ciclovia del Garda, soprattutto per quanto riguarda il tratto trentino tra Limone e Riva del Garda.

L’interrogazione poneva questioni puntuali: la compatibilità dell’opera con il principio europeo “Do No Significant Harm” (DNSH), la sostenibilità economica dell’intervento e la possibilità di valutare soluzioni alternative già individuate da altri enti territoriali, come l’intermodalità via acqua adottata dalla Regione Lombardia per i tratti più delicati del lago.

La risposta del Valdis Dombrovskis a nome della Commissione non entra nel merito del singolo progetto, ma chiarisce un aspetto essenziale: Bruxelles ha valutato il PNRR nel suo complesso, mentre la responsabilità di verificare la conformità ambientale, paesaggistica ed economica dei singoli interventi ricade interamente sullo Stato membro e sulle amministrazioni competenti.

È un passaggio tutt’altro che secondario.

Significa infatti che la conformità del tratto trentino della Ciclovia del Garda rispetto al principio DNSH, così come la valutazione dell’impatto ambientale, della resilienza dell’opera rispetto ai rischi idrogeologici e della ragionevolezza dei costi, dovrà essere dimostrata dalle autorità italiane secondo il diritto nazionale ed europeo.

L’interrogazione di Gaetano Pedullà ha avuto quindi il merito di ottenere una precisazione che contribuisce a delimitare con maggiore chiarezza il quadro delle responsabilità istituzionali.

Alla luce della risposta della Commissione, acquistano ulteriore rilevanza tutte le questioni che negli ultimi anni sono state sollevate nel dibattito pubblico: il valore paesaggistico delle falesie interessate dall’intervento, la fragilità geologica dell’area, i costi eccezionalmente elevati evidenziati anche dalla Corte dei conti e l’esistenza di soluzioni alternative potenzialmente meno impattanti nei tratti più complessi.

La Commissione europea, infatti, non certifica la conformità del singolo lotto trentino né esclude eventuali criticità: ricorda semplicemente che queste verifiche spettano alle autorità italiane competenti, chiamate a garantire il pieno rispetto della normativa ambientale europea e degli impegni assunti nell’attuazione del PNRR. In uno Stato di diritto ciò implica, evidentemente, anche il ruolo delle autorità che esercitano funzioni giurisdizionali, alle quali spetta verificare, quando ne ricorrano i presupposti, il rispetto della legalità e assicurare la tutela degli interessi pubblici coinvolti.

Per questo motivo il confronto sul progetto non può considerarsi chiuso. Al contrario, il chiarimento fornito da Bruxelles rende ancora più importante che ogni scelta progettuale sia supportata da valutazioni tecniche complete, trasparenti e comparabili, soprattutto quando sono in gioco la tutela del paesaggio, la sicurezza del territorio e il corretto utilizzo delle risorse pubbliche.

In questa prospettiva assume particolare rilievo anche il contributo della partecipazione civica. Le iniziative promosse dalle associazioni impegnate nella tutela del paesaggio e dell’ambiente, così come l’attenzione rivolta al corretto impiego delle risorse pubbliche, rappresentano un elemento fisiologico di una democrazia matura. Il confronto pubblico, l’accesso alle informazioni, il controllo diffuso sull’operato delle istituzioni e, quando necessario, il ricorso agli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento costituiscono il naturale complemento dell’azione amministrativa e contribuiscono a garantire decisioni maggiormente trasparenti, motivate e rispettose dell’interesse generale.

La risposta della Commissione europea non chiude quindi il dibattito sulla Ciclovia del Garda. Piuttosto, chiarisce un principio fondamentale: la responsabilità di dimostrare che l’opera rispetti il principio del “non arrecare un danno significativo”, la normativa ambientale e i criteri di buona amministrazione resta in capo alle istituzioni italiane, ciascuna nell’ambito delle proprie competenze e responsabilità.

* * *

One Reply to “”

  1. Caro Alex,

    la ciclovia del Garda non mi piace per nulla. Snatura l’ambiente e ha costi enormi. Ormai le ciclabili vanno fortemente di moda, ma non sempre i percorsi proposti sono attuabili. Nel vicentino ce ne sono parecchie e sai dove vanno i ciclisti (anche con piste ciclabili molto larghe)? In strada. Nessuno li sanziona.

    Un cordiale saluto.

    Maria Teresa Rigo

Lascia un commento