C’è un curioso fenomeno che caratterizza il dibattito pubblico italiano, e che in questi giorni trova l’ennesima conferma nella narrazione dedicata ai cantieri del PNRR conclusi dal Comune di Trento.
I titoli celebrano, giustamente, il completamento di 25 interventi entro le scadenze europee: quasi 60 milioni di euro di investimenti, nuove infrastrutture, autobus elettrici, piste ciclabili, interventi sul welfare, digitalizzazione e riqualificazione di impianti sportivi. Un risultato importante, reso possibile dalla capacità progettuale dell’amministrazione comunale e dalla professionalità della struttura tecnica del Comune.
Tutto corretto.
Quello che invece scompare completamente dal racconto è l’origine di quelle risorse.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non è piovuto dal cielo. È nato in un preciso momento storico, durante la pandemia, quando il Governo guidato dal Movimento 5 Stelle contribuì in maniera determinante alla costruzione del programma europeo Next Generation EU, superando uno dei tabù che avevano caratterizzato per decenni la politica economica dell’Unione: l’emissione di debito comune europeo per finanziare investimenti condivisi.
Una scelta politica straordinaria, che ha rotto con l’austerità e ha riconosciuto che, di fronte a una crisi senza precedenti, servivano investimenti pubblici senza precedenti.
Ed è qui che emerge la doppia misura con cui spesso vengono raccontate le politiche pubbliche.
Quando si parla del debito contratto per finanziare il PNRR, il riferimento polemico ricade frequentemente sul Movimento 5 Stelle, quasi fosse il principale responsabile dell’enorme debito pubblico italiano. Si dimentica però che quel debito è il risultato di decenni di governi che hanno accumulato passività finanziando troppo spesso spesa corrente improduttiva, clientele, sprechi, opere incompiute e interventi privi di una reale capacità di generare sviluppo.
Quando invece quel debito si trasforma in scuole riqualificate, infrastrutture moderne, mobilità sostenibile, digitalizzazione della pubblica amministrazione, efficientamento energetico degli edifici, rigenerazione urbana o nuovi servizi ai cittadini, allora il merito sembra appartenere esclusivamente agli amministratori locali.
Naturalmente nessuno mette in discussione il ruolo fondamentale dei Comuni. Anzi. Lo stesso sindaco Ianeselli ha ricordato che molti progetti erano già pronti da anni e che senza questa capacità di programmazione sarebbe stato impossibile rispettare le scadenze europee. È un riconoscimento importante del valore della progettazione pubblica.
Ma una buona progettazione, da sola, non costruisce un’opera se mancano le risorse finanziarie.
Per anni gli enti locali hanno visto comprimere la propria capacità di investimento a causa dei vincoli di finanza pubblica. Molti interventi erano già presenti nei cassetti delle amministrazioni, ma rimanevano sulla carta proprio perché mancavano i finanziamenti.
Il PNRR ha rappresentato esattamente questo: la possibilità di trasformare progetti esistenti in cantieri e cantieri in opere realizzate.
Per questo appare riduttivo attribuire il successo esclusivamente alla capacità amministrativa locale, così come sarebbe ingeneroso attribuire ogni merito esclusivamente al Governo nazionale. La realtà è più complessa: il risultato nasce dall’incontro tra una scelta politica europea e nazionale di finanziare grandi investimenti pubblici e la capacità degli enti territoriali di trasformare quelle risorse in opere concrete.
È opportuno precisare un aspetto. Riconoscere il valore degli investimenti resi possibili dal PNRR non significa condividere automaticamente tutte le scelte progettuali o localizzative adottate dall’amministrazione comunale. Su alcune opere permangono infatti legittime perplessità, come nel caso della nuova stazione del trasporto pubblico extraurbano su gomma, rispetto alla quale il dibattito sulle soluzioni individuate è tutt’altro che chiuso.
Ma non è questo il tema della riflessione.
Le valutazioni sul merito delle singole opere, sulla qualità della progettazione, sull’efficacia delle soluzioni adottate o, più in generale, sulla democraticità dei processi decisionali che hanno portato alla loro realizzazione, meriterebbero un confronto specifico e approfondito nelle sedi politiche e istituzionali competenti.
Qui si intende affrontare una questione diversa e più generale: quella del coordinamento tra politiche europee, nazionali e locali e della narrazione pubblica che accompagna gli investimenti. È un ragionamento di carattere macroeconomico e istituzionale, volto a evidenziare come opere che oggi vengono giustamente rivendicate dagli amministratori locali siano state rese possibili da una scelta politica più ampia: utilizzare il debito comune europeo per finanziare investimenti produttivi e accelerare la modernizzazione del patrimonio pubblico del Paese.
Esiste poi un altro aspetto che meriterebbe maggiore attenzione. Le 162 imprese coinvolte nei cantieri di Trento rappresentano un esempio concreto dell’effetto moltiplicatore della spesa pubblica produttiva. Gli investimenti pubblici non producono soltanto infrastrutture: attivano lavoro, reddito, innovazione, competenze e sviluppo economico sul territorio.
È una differenza sostanziale rispetto al debito contratto per finanziare spese prive di effetti duraturi.
Per questo sarebbe utile che anche il dibattito pubblico iniziasse a distinguere tra il debito “cattivo”, che finanzia consumi e sprechi senza lasciare alcun patrimonio alle generazioni future, e il debito “buono”, che realizza infrastrutture, migliora la qualità della vita dei cittadini, aumenta la competitività del Paese e rende il patrimonio pubblico e quello privato più efficienti e sostenibili.
Il completamento dei cantieri del PNRR a Trento è una buona notizia per tutta la comunità.
Ma è anche il promemoria di una verità spesso dimenticata: senza una visione politica capace di reperire le risorse e di investire sul futuro, quei progetti sarebbero probabilmente rimasti ancora nei cassetti.
Quando il debito serve a costruire il futuro, il giudizio non può cambiare a seconda della convenienza politica o della narrazione del momento. Se il debito viene criticato quando viene contratto, allora dovrebbe essere riconosciuto anche quando produce risultati concreti. Diversamente, non siamo di fronte a un’analisi delle politiche pubbliche, ma a un racconto selettivo che distribuisce responsabilità e meriti secondo criteri più politici che oggettivi.
Rassegna stampa sulla narrazione dedicata ai cantieri del PNRR di Trento:
– RAI
– L’Adige
– Il T
– Il Dolomiti
– Vita Trentina
– ANSA
– etc

