Lettera aperta a Walter Ferrari, cavaliere al Merito della Repubblica per il suo impegno nel Coordinamento Lavoro Porfido
Caro Walter,
o dovrei dire Cavaliere? Non so ancora se sia il caso di darti del “voi”, ma intanto ti scrivo con il dovuto rispetto, e con l’acquolina di chi ha atteso a lungo.
Quella scena alla Festa della Repubblica non la dimenticheremo tanto presto. La prefetta Isabella Fusiello, nella sua veste di Commissario del Governo per la Provincia autonoma di Trento, solenne, impeccabile, in perfetto assetto istituzionale ma con un sorriso genuino e compiaciuto. E davanti a lei tu, in prima fila, in abiti ordinari e con la kefiah al collo in solidarietà ai popoli oppressi. Mentre tutti gli altri si erano ricordati di giacca e cravatta, tu hai portato la tua coerenza. Mi hanno detto che il cerimoniale prevede l’abito scuro. Evidentemente il cerimoniale non aveva letto la tua biografia.
E la tua coerenza non si è fermata all’abbigliamento. Hai accettato l’onorificenza con una certa ritrosia, e l’hai messo nero su bianco: una lettera aperta a Sergio Mattarella, datata alla vigilia del 25 aprile, che è un vero e proprio testamento politico. Lì spieghi che non avevi fatto nulla di speciale, che sei un ex operaio delle cave “da una vita impegnato in basso a sinistra”, che hai superato i tuoi dubbi solo ricordando che la Costituzione è anche la tua Patria e che essere cittadini e non sudditi, come diceva il professor Bert, comporta un impegno che non si esaurisce mai.
Hai ringraziato il Capo dello Stato e garante della Costituzione, e nello stesso tempo non hai rinunciato a distinguerti, a ricordargli da che parte stai e a fissare le condizioni etiche e morali che danno dignità a un’esistenza. Non è da tutti ringraziare per una medaglia e consegnare, nella stessa busta, un programma di vita. Per questo la lettera la trovate a questo link: che resti agli atti.
Il tuo è stato un cavalierato con eccezione incorporata, in un’epoca di normalizzazione, indifferenza e regressione democratica in cui le eccezioni scarseggiano più dei funghi in agosto. E un’eccezione così va celebrata come si deve, cioè nell’unico modo serio che conosciamo: con una polenta.
Da allora siamo in attesa. Passano le stagioni, l’estate è finita, l’autunno è qui e la polenta, per sua natura, dà il meglio proprio adesso. Non possiamo più rimandare: sarebbe quasi un’omissione di atti d’ufficio.
C’è anche un precedente da rispettare. Il 4 novembre 2025 Vigilio aveva ricevuto il cavalierato e aveva giustamente festeggiato insieme a chi ha sostenuto il Coordinamento Lavoro Porfido. Ora che la nostra richiesta di riconoscimento è stata accolta anche per te (e speriamo di completare il novero dei cavalieri con il caro Marco, fra i pochi pubblici funzionari ad aver saputo tenere la schiena dritta di fronte ai desiderata dei signorotti locali e dei loro sgherri), non possiamo sottrarci a un momento di gioia e celebrazione collettiva.
Ti chiedo quindi, con tutta la deferenza che si deve a un Cavaliere della Repubblica e preso atto delle tue riflessioni e dei tuoi ringraziamenti, di scegliere un posto dove poter trisare in santa pace e consumare un pasto caldo, fumante e abbondante. Niente ristoranti stellati, niente banchetti di rappresentanza, niente ostentazione né tovaglioli inamidati. Il potere, come ricordava il Presidente ai giovani, inebria, e noi preferiamo inebriarci di vino rosso e di polenta. Cerchiamo invece un posto con un camino, una tavolata lunga e un cuoco che non lesini sul formaggio. Per la compagnia, tutti sono benvenuti: con o senza malmostosi. Anche quelli, in fondo, dopo due piatti di polenta si ammorbidiscono.
Ti chiedo solo di proporre una data e un posto. Al resto penseremo noi. Ma per l’onore, ti chiedo di venire in kefiah.
Un abbraccio, e a presto davanti a un tagliere fumante,
Alex
P.S. Se qualcuno ti chiede se è un pranzo di rappresentanza, rispondi pure di sì: rappresenta la nostra fame.
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