Messa in sicurezza della Sarca: riqualificare è possibile… a patto di volerlo fare!

«L’alveo del fiume ha subito modificazioni tali da rendere utopistico un ritorno alle morfologie dei secoli passati e assai limitate le possibilità di una “rinaturazione” del fiume». Così l’assessore Zanotelli rispondendo ad una mia interrogazione riguardo alla sicurezza degli argini della Sarca. In effetti l’assessore ha ragione… e infatti nessuno aveva chiesto di tornare allo stato della Sarca com’era ai tempi del Principe Vescovo (e no, non ci riferiamo all’epoca dellaiana). Ciò che si chiedeva è un progetto di riqualificazione del fiume Sarca. Cosa vuol dire? Come ha spiegato benissimo nei mesi scorsi Giuliano Trentini del Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale (Cirf) “trovare un nuovo assetto morfologico dell’alveo della Sarca che sia in equilibrio col nuovo assetto del bacino”. Questo è assolutamente fattibile. Il problema infatti non è tecnico ma urbanistico e di uso concorrente del territorio, ovvero a livello politico bisogna decidere se si ritiene utile e consono riservare parte delle aree attraversate dalla Sarca allo sviluppo del fiume o se si ritenga di continuare a restringerlo e ingabbiarlo fino a trasformarlo in un canale che di naturale non ha nulla. La scelta è eminentemente politica ed è falso affermare che dal punto di vista tecnico ci sia qualcosa di impossibile.

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Pulizia dell’alveo del fiume Sarca. Risposta e replica al question time sul mancato coinvolgimento del Parco Fluviale

Interventi di messa in sicurezza del fiume Sarca e trasmissione al Parco fluviale del Sarca il “Piano di gestione della vegetazione fluviale del fiume Sarca”
Interrogazione n. 1974/XVI a risposta orale immediata

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La politica trentina rifiuta di dotarsi di una strategia di contrasto e mitigazione dei cambiamenti climatici. Una miopia pericolosa per tutti.

L’efficientissima Provincia Autonoma di Trento è riuscita, unica in tutta Italia, a perdere poco meno di 5,2 milioni di euro di finanziamento messi a disposizione dallo Stato per interventi volti a contrastare il dissesto idrogeologico del territorio. I fatti dimostrano chiaramente dove stia il torto, ma il problema purtroppo è molto più ampio e preoccupante: manca infatti del tutto una strategia di medio lungo periodo per il contrasto ai cambiamenti climatici, una prospettiva che è necessario assumere ma che i vertici politici nostrani hanno fin qui pervicacemente rifiutato di prendere in considerazione.

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Commissione maltempo, 12 luglio, cronaca di un sopralluogo ampiamente positivo

Terminati i lavori sull’assestamento del bilancio provinciale in prima commissione giovedì sera, ho dedicato l’intera giornata di venerdì al sopralluogo organizzato dalla Commissione speciale per il maltempo sui luoghi colpiti dalla tempesta Vaia nell’ottobre del 2018.

Ritrovo alle 8 del mattino in Piazza Dante e partenza con due pulmini della protezione civile alla volta della Val di Fiemme e della Val di Fassa. Prima tappa all’Alpe di Pampeago, dove i tecnici della provincia ci hanno mostrato le modalità con cui verranno installati i paravalanghe per proteggere gli insediamenti alberghieri in vista della prossima stagione invernale. Il viaggio è poi ripartito verso la Val di Fassa, e lungo il tragitto abbiamo preso visione delle iniziative per trasformare il legname di minor pregio in cippato. Siamo quindi arrivati a Moena, dove abbiamo visitato la zona di “Crepac”, un area molto estesa e poco accessibile in cui il servizio foreste sta costruendo in economia una strada per consentire il recupero del legname, che potrà poi tornare utile anche in futuro.

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Cambiamenti climatici. Contenere il rischio idrogeologico con l’irrobustimento dell’assetto organizzativo del Servizio Bacini Montani

I distrastri causati dall’alluvione del 29 ottobre sono l’ennesimo segnale dell’inesorabilità dei cambiamenti climatici. Oltre che varare misure per portare a zero entro il 2050 il bilancio netto tra le emissioni di gas serra causate dall’uomo e quelle assorbite dall’ecosistema, è necessario fin da subito adottare ogni misura possibile per contenere i rischi idrogeologici sul territorio provinciale.

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