La politica trentina rifiuta di dotarsi di una strategia di contrasto e mitigazione dei cambiamenti climatici. Una miopia pericolosa per tutti.

L’efficientissima Provincia Autonoma di Trento è riuscita, unica in tutta Italia, a perdere poco meno di 5,2 milioni di euro di finanziamento messi a disposizione dallo Stato per interventi volti a contrastare il dissesto idrogeologico del territorio. I fatti dimostrano chiaramente dove stia il torto, ma il problema purtroppo è molto più ampio e preoccupante: manca infatti del tutto una strategia di medio lungo periodo per il contrasto ai cambiamenti climatici, una prospettiva che è necessario assumere ma che i vertici politici nostrani hanno fin qui pervicacemente rifiutato di prendere in considerazione.

Partiamo dai soldi persi. Come è potuto accadere? Semplice, il Ministero dell’Ambiente ha stanziato 315 milioni di euro per interventi di sistemazione del territorio in ogni Regione e Provincia Autonoma del Paese. Il 19 aprile, lo stesso Ministero inviava una nota alla Provincia Autonoma di Trento, segnalando che lo stanziamento che la riguardava ammontava a 5.192.303,43 euro. Per averli era necessario segnalare al Ministero la lista degli interventi che si prevedeva di fare. Cosa rispondeva la Provincia? Niente. E faceva lo stesso per i seguenti solleciti del Ministero, avvenuti il 14 e il 29 maggio scorsi. Poi, all’alba del 5 giugno, il risveglio dal letargo. Quando appariva ormai concreta possibilità di perdere i fondi ci si affrettava a inviare a Roma una richiesta di proroga di 15 giorni, dato che, a quanto pare, dalle nostre parti si stava ancora lavorando a una “revisione della programmazione degli interventi dopo la tempesta Vaia”. Eh già, lo stesso catastrofico evento concretizzatosi a fine ottobre 2018 anche in Veneto, Friuli e Provincia Autonoma di Bolzano… incredibilmente tutte riuscite a segnalare per tempo il piano degli interventi al Ministero!

Visto che siamo gli unici in tutta Italia ad aver bucato i termini forse sarebbe opportuno coprirsi il capo di cenere invece di piangere che a Roma non ci concedono proroghe e magari la prossima volta potrebbe essere utile rispondere ai solleciti, provando a stabilire un dialogo con le sedi ministeriali, invece di chiuderci in un silenzio dimostratosi autonomo e speciale ma anche parecchio costoso. Tuttavia il problema di fondo non sta nell’aver perso alcuni milioni di euro, quello è un sintomo, ma la malattia è un’altra ed è purtroppo strutturale.

La verità è che il Trentino non ha una strategia di lungo periodo per la gestione degli eventi calamitosi che a causa del mutamento climatico in atto si abbatteranno purtroppo sempre più di frequente sul nostro territorio. Peggio, questa strategia non c’è perché chi di dovere non ritiene utile dotarsene, prova ne siano le mancate risposte e i plateali rifiuti opposti a chi chiedeva di mettere in campo un piano complessivo di interventi per far fronte alle future emergenze.

La questione della messa in sicurezza del territorio è sempre stata al centro dell’azione politica del M5S. È una posizione in cui mi riconosco in pieno, dato che la ritengo fondamentale e da realizzarsi con assoluta urgenza. Penso sia una delle più grandi sfide dell’attuale legislatura provinciale e fin da subito mi sono dato da fare per indurre la Provincia a darsene per inteso e ad agire di conseguenza. Non è un caso abbia sollevato la questione già al tempo della discussione in merito alla relazione programmatica del presidente Fugatti, ribadendo il concetto in una riunione dei capigruppo cui ho preso parte il 12 dicembre, mentre il 17 dicembre, assieme ai colleghi Degasperi, Manica e Coppola avanzavo la proposta di investire la “Commissione Speciale Maltempo” delle prerogative necessarie a non limitarsi alla conta dei danni ma anche a come prevenirli, affrontando la questione che sta a monte, cioè il cambiamento climatico quindi le politiche da attuare per limitarne gli effetti sul territorio trentino.

Non solo, il 27 dicembre presentavo un’interrogazione con cui chiedevo al presidente della Provincia di valutare un potenziamento multidisciplinare del Dipartimento Protezione Civile, da allora rimasta senza risposta. Proposte e ragionamenti che purtroppo si sono scontrati con l’insensibilità di politici sordi a questo genere di idee, che preferiscono tirare avanti come se la questione del cambiamento climatico fosse da relegare a chissà quale lontano futuro. Eppure se la “Commissione Speciale Maltempo” fosse stata investita delle prerogative richieste il problema col Ministero non si sarebbe mai posto. Come chiedevo, avremmo potuto aiutare la Giunta a definire le priorità d’intervento e le situazioni di rischio potenziale sulle quali intervenire, proponendo un elenco di ipotetico di gare appaltabili sulla base anche dei sopralluoghi effettuati sul territorio dalla Commissione stessa. Un elenco che si sarebbe dimostrato provvidenziale al momento di rispondere alla richiesta di indicazioni da parte del Ministero dell’Ambiente.

Concetti che appaiono lapalissiani, ma che non sono riusciti a convincere la maggior parte dei consiglieri provinciali. Il risultato di questa assenza di visione lo si è visto (anche) dalla debacle dei fondi ministeriali persi, una logica conseguenza, o, come detto, un sintomo della malattia ben più grave che sta a monte.

Il Trentino è fortunato perché ha strutture come il Servizio Bacini Montani e il Servizio Foreste che monitorano e intervengono sul territorio con competenza e dedizione, spesso non condivise da chi fa politica, ad ogni livello.  La speranza è che chi di dovere si ravveda, faccia tesoro dei propri errori e inizi ad ascoltare anche la voce di chi dice cose forse a volte sgradite ma necessarie, perché al di là delle differenze politiche, quando si parla di ambiente siamo davvero tutti sulla stessa barca e chiedere una presa d’atto puntuale della realtà seguita da un piano d’azioni concrete ed efficaci non è segno di volontà ostruzionistica, ma l’esatto opposto, cioè ricerca di dialogo e collaborazione costruttiva.

Sopra il testo del mio contributo pubblicato sull’edizione del Corriere del Trentino del 20/07/2019.

Qui e sotto il mio contributo pubblicato

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