Approvato un ordine del giorno del M5S per dar voce ai cittadini sulla crisi Covid-19

Uno dei 2 ordini del giorno del M5S collegati al disegno di legge #ripartitrentino (ddl 55 su emergenza Covid-19) e approvati dal Consiglio provinciale riguarda le assemblee dei cittadini che dovranno essere chiamate a fornire proposte alle Istituzioni su cambiamenti climatici e crisi socioeconomica connessa all’emergenza epidemica da Covid-19.

La logica è semplice ed è applicata già in numerosi Stati, a partire dall’Austria: per risolvere le crisi che stiamo vivendo serve un maggior coinvolgimento dei cittadini e della società civile, in primo, luogo perché sono loro i primi a vivere concretamente gli effetti della pandemia e in secondo luogo perché avere tante persone impegnate a risolvere i problemi è sicuramente meglio di averne poche, che magari applicano schemi vecchi o inflessibili a questioni che invece richiedono approcci innovativi.

Parallelamente alla proposta di ordine del giorno avevamo proposto anche un emendamento aggiuntivo all’articolo 1 (em.20 all’art.1) che era molto più ambizioso ma che però non ha trovato accoglimento in questa fase di emergenza.

L’impegno che siamo riusciti ad ottenere dalla maggioranza con l’approvazione della proposta di ordine del giorno è tuttavia un risultato che fa ben sperare. Gli uffici provinciali dovranno formulare una valutazione sull’istituzione delle assemblee dei cittadini entro 6 mesi. È un primo passo. Per riuscire a fare quello successivo è necessario che ciascuno di noi prema e si impegni per far sentire la propria voce in modo da vedere riconosciuto il diritto dei cittadini ad essere parte attiva della soluzione dei problemi e non semplici spettatori a “bordo campo”.

* * * * * 

Della proposta dell’assemblea dei cittadini applicata alla crisi del Covid-19 su scala locale ne avevo già parlato nei giorni scorsi in un webinar organizzato da Eumans e Oderal (Democrazia rappresentativa aleatoria) nell’ambito dell’iniziativa Politici per caso e coordinato da Lorenzo Mineo e che potete visionari qui:

Di seguito il testo integrale di:
emendamento al ddl 55/XVI per l’istituzione di un’assemblea dei cittadini per deliberare pareri e proposte sulla crisi connessa all’emergenza Covid19 (Bocciato)
proposta di ordine del giorno n. 18/55/XVIPredisposizione di un piano organizzativo per la costituzione di un’assemblea di cittadini” (Approvata con emendamento)
emendamento al dispositivo della proposta di odg concordato con l’assessore all’ambiente Mario Tonina che ha portato all’approvazione all’unanimità della stessa
video di presentazione della proposta di ordine del giornoche ha avuto luogo in seduta notturna tra il 9 e il 10 maggio

Emendamento n.20 all’articolo del 1 del disegno di legge 55/XVI
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Testo della proposta di ordine del giorno n.18 collegata al ddl 55/XVI

Il Democracy Index 2019, ovvero l’indice sull’andamento della democrazia a livello globale per il 2019, curato dall’Economist Intelligence Unit, l’Unità di ricerca ed analisi del The Economist Group, risulta essere il peggiore dal 2006, primo anno nel quale questo indice è stato calcolato. L’indice medio globale della democrazia è sceso infatti da una valutazione di 5.48 del 2018 a 5.44 nel 2019. Questo strumento misura lo stato della democrazia basandosi su cinque fattori: processo elettorale e pluralismo, diritti civili, funzionamento del governo, partecipazione alla vita politica e cultura politica. All’interno di queste macro categorie sono inseriti 60 indicatori specifici ed ogni Paese viene infine catalogato in base a quattro tipi di sistemi che vanno da una democrazia piena fino ad un regime autoritario;

la passo indietro del livello di Democrazia globale verificatosi nel 2019 è in primo luogo attribuibile a un forte arretramento democratico avvenuto in America Latina e nei paesi dell’Africa Subsahariana. Delle cinque macro categorie sulle quali è basata l’analisi del Democracy Index solo una ha avuto un miglioramento nel corso del 2019, la partecipazione politica, passata da un indice di 4.59 nel 2008 a 5.28 nel 2019 (Global democracy in retreat – The Economist-Intelligence Unit, 21 gen. 2020);

in un clima di arretramento globale della democrazia, alla quale l’Italia e la nostra Provincia non possono dirsi sottratte, è necessario salvaguardare i presidi democratici di base. Ciò risulta ancor più vero più nell’attuale contingenza determinata determinata dal virus Covid-19;

una risposta efficace per arginare la preoccupante situazione delineata ai paragrafi precedenti risiede sicuramente nella promozione di azioni per garantire il coinvolgimento effettivo della società civile, degli enti locali e della cittadinanza nell’affrontare la crisi. In vista del conseguimento di tale fine, appare necessario che le idee di tutte le fasce di popolazione ricevano attenzione senza pregiudizi e che a tutti sia data la possibilità di fornire il proprio contributo materiale, ideale e morale. Serve costruire un meccanismo capace al tempo stesso sia di raccogliere idee e spunti da ciascuno che desideri fornirli, sia di valutare i migliori e di dare loro concreta attuazione grazie a risorse e strumenti opportunamente messi a disposizione per questo scopo. Si attuerebbe in questo modo un processo generativo di intelligenza collettiva volta, nel frangente attuale, a dare qualità e risposte efficaci alle esigenze reali presenti e future;

l’orizzonte dei possibili interventi pubblici e privati da mettere in campo a questo proposito è molto ampio. Se da un lato infatti è necessario concentrarsi sulle necessità più imminenti e quindi affrontare l’emergenza sanitaria in corso, dall’altro è fondamentale prevedere fin da subito interventi atti ad assicurare al sistema economico e sociale gli strumenti per superare l’attuale periodo di crisi. Ciò per consentire una ripresa che, seppur lenta, sia sistemica e porti al ritorno alla normalità tenendo al contempo in considerazione le altre sfide globali e processi ineludibili come i cambiamenti climatici;

lo stimolo di processi di intelligenza collettiva e il rafforzamento delle reti di conoscenze per evitare che i cosiddetti modelli decisionali top-down prendano definitivamente il sopravvento non è una proposta basata su principi di utopia democratica, ma trova fondamento perfino in alcune delle proposte prodotte dal think tank McKinsey & Company, società che si occupa di analisi delle organizzazioni del settore pubblico e privato. La proposta enunciata da Gemma D’Auria e Aaron De Smet nel paper Leadership in a crisis: Responding to the coronavirus outbreak and future challenges (McKinsey and Company, marzo 2020) si basa sull’idea secondo la quale nel corso di una crisi i leader devono abbandonare la convinzione che i processi di risposta possano avvenire dall’alto verso il basso. Se infatti in un periodo di emergenza ordinaria un’organizzazione può usufruire delle conoscenze della propria struttura di comando e di controllo per risolvere i problemi che le si presentano, tale modalità operativa non risulta efficace durante un’emergenza dettata da eventi incerti e imponderabili, nella quale si affrontano problematiche sconosciute o quasi. A questo proposito, da parte di coloro che occupano ruoli di vertice nelle organizzazioni, dopo aver individuato le priorità, si rivela di maggiore utilità delegare ad altre persone la raccolta di informazioni per la fornitura di risposte efficaci. Pertanto, al fine di  promuovere rapidi processi di risoluzione dei problemi e di esecuzione delle operazioni in condizioni di stress elevato, i rappresentanti politici potrebbero organizzare le persone in diversi gruppi di lavoro che, uniti da uno scopo comune, collaborino tra di loro per trovare soluzioni funzionali alle priorità stabilite dai politici stessi;

le azioni da intraprendere riguardano una lunga serie di ambiti: i servizi sanitari e le misure di contenimento dell’epidemia; la catena alimentare; il sistema di welfare; i servizi erogati dalla pubblica amministrazione; la tutela del lavoro e la regolazione dell’economia con particolare riferimento al sostegno alla domanda interna e agli investimenti, al ricorso all’indebitamento e alle politiche fiscali e monetarie. È evidente che i problemi sono complessi e che dunque le politiche pubbliche in risposta agli stessi devono tenere in considerazione una molteplicità di aspetti e di esigenze che solo un processo di coinvolgimento delle intelligenze e di preservazione della fiducia e del capitale sociale possono assicurare;

in tempi recenti strumenti ed esperienze riconducibili al modello esplicitato ai precedenti paragrafi sono state parzialmente sperimentati anche in Trentino sotto il coordinamento dell’Unità di Missione Coordinamento Enti Locali, Politiche Territoriali e Montagna, la quale ha tra i propri compiti la cura delle relazioni con gli enti locali e i loro organi rappresentativi e la cura della definizione di forme e modalità innovative di partecipazione dei cittadini ai processi decisionali che riguardano le scelte pubbliche. La Provincia stava inoltre già lavorando sul processo partecipativo Agenda 2030 (ora sospeso per l’emergenza Covid19) per cui è già possesso di alcune competenze e dell’esperienza pratica per attivare un processo partecipativo allargato e orientato alla risoluzione di problematiche complesse. Da ultimo, ma non meno importante, nella legislatura provinciale in corso si sono svolti gli “Stati Generali della Montagna”, un percorso partecipativo mirato a raccogliere le istanze dei territori della nostra Provincia da sviluppare successivamente in un piano di proposte strategiche per lo sviluppo locale;

come è evidente, la sfida è di integrare gli strumenti tecnologici quali le piattaforme digitali con nuove forme di partecipazione popolare al fine di elaborare una scala di priorità e una serie di proposte da sottoporre al decisore politico in forma libera e svincolata dai ragionamenti classici dei vertici delle organizzazioni politiche, delle categorie economiche e delle parti sociali;

un esempio avanzato di applicazione dei processi e dei meccanismi sin qui descritti viene dall’Austria e più precisamente dallo stato federato del Vorarlberg dove a partire dal 2010 è stato introdotto il meccanismo dei Wisdom Council ideato dall’americano Jim Rough, riadattandolo all’ambito dei consigli dei cittadini (BürgerInnen Rat) su iniziativa dell’Ufficio per le questioni future del Vorarlberg (The Office for Future-related Issues) e con la collaborazione del Ministero dell’agricoltura e foreste, ambiente e acqua (Ministry of Life). La valutazione dei processi partecipativi garantiti da tale strumento (Report – Wisdom Councils in Austria) ha prodotto risultati ritenuti estremamente promettenti;

appare evidente come in virtù delle affinità storico/culturali ma anche di collaborazione politica, si pensi ad esempio all’Euregio, che legano il Trentino all’Austria, un modello simile potrebbe essere con successo replicato anche sul territorio provinciale. La capacità creativa delle assemblee di cittadini estratti a sorte e la loro l’efficacia nel dare risposte concrete ai temi più complessi e che richiedono ampio dibattito e massima condivisione è stata peraltro dimostrata anche in altri paesi come Irlanda, Canada, Australia, Germania, Brasile, Belgio, Francia, Polonia e Regno Unito. In simili contesti le assemblee si sono occupate con successo di modifiche costituzionali, leggi elettorali, allocazione di risorse per grandi progetti, pianificazione dei servizi pubblici e misure di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici;

data l’attuale congiuntura è purtroppo chiaro che i cittadini sono stati e saranno pesantemente colpiti dagli effetti della pandemia. Un numero considerevole di persone ha dovuto rinunciare al lavoro e quindi si è trovata nella condizione di vedere ridotti, o in alcuni casi azzerati, i mezzi per il sostentamento proprio e dei propri famigliari. Fermo restando che nel nostro ordinamento i rappresentanti eletti sono chiamati a studiare e a implementare soluzioni ai problemi che via via si presentano, la natura stessa dell’attuale crisi impone che si dia ai cittadini e alle realtà che ne sono state colpite la possibilità di essere coinvolti e di mettere a disposizione la propria esperienza concreta alle Istituzioni in modo da sviluppare risposte capaci di essere empiricamente efficaci sulla base di tutti quei dettagli concreti che spesso risultano ignorati dall’elaborazione teorica degli uffici amministrativi e dalle meccaniche decisionali “top-down”, che, come segnalato sopra, da sole non risultano fra le più indicate per affrontare crisi simili a quella attuale;

In una condizione assolutamente eccezionale come quella che stiamo vivendo, adottare lo strumento dell’assemblea dei cittadini anche nella nostra provincia sarebbe straordinariamente utile. Un’alleanza con i cittadini per individuare proposte che possano condurci, insieme, fuori dall’attuale situazione;

tutto ciò premesso il Consiglio provinciale impegna la Giunta

a predisporre entro 2 mesi dall’approvazione del presente ordine del giorno un piano organizzativo per la costituzione di un’assemblea dei cittadini a cui affidare l’elaborazione di pareri e proposte da indirizzare alle istituzioni provinciali con particolare alle tematiche inerenti ai cambiamenti climatici e alla crisi sociale ed economica connessa all’emergenza epidemiologica da COVID-19. Detto piano dovrà essere contestualmente sottoposto al parere della competente commissione permanente
(NB. Dispositivo modificato con l’emendamento che segue).

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La proposta di ordine del giorno n. 18/55/XVI Predisposizione di un piano organizzativo per la costituzione di un’assemblea di cittadini” IN VERSIONE IMMAGINE

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