Mafia in Trentino, la maggioranza provinciale tergiversa e tira a campare!

Nell’ottobre 2020 i giornali si erano riempiti di dettagli riguardanti l’inchiesta Perfido: 18 arresti, sequestri di beni per 2 milioni di euro, coinvolgimento di soggetti sia residenti che operanti in Trentino, accuse dall’associazione mafiosa alla riduzione in schiavitù. Emergevano persino cene “sconvenienti” di rappresentanti istituzionali e di politici locali, anche di spicco, con le persone accusate di far parte delle organizzazioni malavitose operanti in Provincia. Non è tutto. Nei mesi successivi, il CSM rimuoveva il presidente del Tribunale di Trento e apriva procedimenti disciplinari su diversi magistrati, alcuni dei quali si sono estinti con il trasferimento spontaneo degli interessati ad altre sedi.

Insomma: Tribunale decapitato, settore del porfido in crisi e a Lona Lases non si trova un’anima disposta a candidarsi come sindaco. A fronte di tutto questo e del danno cagionato al Trentino, la maggioranza provinciale ha dato l’ennesima prova della pasta di cui è fatta prendendo la consueta “vigorosa posizione” sulla questione. Rispondendo ad una mia interrogazione (3082/XVI del 4 ottobre 2021 – Valutazione dei presupposti per la costituzione di parte civile nel procedimento legato all’ “operazione porfido” e comunicazione dell’esito al Consiglio provinciale) tramite la quale chiedevo se la Provincia intendesse avviare una causa civile contro le persone accusate di aver instaurato negli anni un vero e proprio racket criminale nel cuore del territorio Trentino, la posizione assunta dall’assessore Achille Spinelli è stata quanto mai decisa. A tal riguardo “appare prematuro qualsiasi ragionamento”, ci ha detto. Del resto ha avuto poco tempo per valutare la questione… infatti era stato impegnato a farlo il 4 dicembre del 2020, quando il Consiglio provinciale aveva approvato una nostra proposta di ordine del giorno in questo senso. Da allora si è valutato che bisogna ancora valutare e che comunque c’è da stare ben attenti, perché non sempre ci sono i presupposti per intervenire in tribunale. Insomma, sulla questione della lotta alla mafia la giunta provinciale ha buttato ancora una volta il cuore oltre l’ostacolo… decidendo di tergiversare, perché un conto è dichiarare di voler combattere la criminalità a favor di telecamera, tutt’altro è farlo sul serio!

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Seguono il testo integrale dell’ Interrogazione n. 3082/XVI del 4 ottobre 2021Valutazione dei presupposti per la costituzione di parte civile nel procedimento legato all’ “operazione porfido” e comunicazione dell’esito al Consiglio provinciale e la relativa risposta

l’ordine del giorno 266/XVI del 4 dicembre 2020 “Recenti casi di malaffare e normativa in materia di cave e miniere” impegnava la Giunta provinciale a valutare l’esistenza o meno dei presupposti per un’azione civilistica sotto il profilo del danno diretto o indiretto (danno all’immagine) in relazione ai fatti relativi alla cosiddetta “operazione Perfido” e comunicare l’esito di detta valutazione al Consiglio provinciale entro due mesi dall’approvazione del succitato ordine del giorno e comunque prima dell’inizio dell’udienza dibattimentale;

il termine per l’attuazione dell’impegno dell’ordine del giorno 266/XVI, benché ordinatorio, non è stato rispettato, tanto che, nell’imminenza dell’udienza per l’avvio del processo, non è stato comunicato al Consiglio provinciale l’esito delle verifiche che la Giunta provinciale avrebbe dovuto effettuare per valutare l’esistenza o meno dei presupposti per un’azione civilistica sotto il profilo del danno diretto o indiretto (danno all’immagine) in relazione ai fatti relativi all’operazione Perfido;

pur comprendendo la delicatezza connessa ad un intervento che può potenzialmente coinvolgere uomini dello Stato, politici in attività e figure istituzionali, appare del tutto evidente come effettuare delle valutazioni preliminari, rendendole poi note al Consiglio provinciale, in merito ad un’eventuale costituzione come parte civile in un procedimento processuale avviato non comporti di per sé alcun genere di criticità. Nel caso specifico, proprio a causa della natura del procedimento e dell’inchiesta sottostante e quindi di tutto il portato di possibili contatti fra il mondo della criminalità organizzata e quello politico/istituzionale della Provincia Autonoma di Trento, appare grave che la giunta provinciale abbia ritenuto di disattendere l’impegno cui l’aveva chiamata il Consiglio provinciale, tanto più che non è nemmeno chiaro se la giunta abbia almeno dato l’incarico di verificare tramite gli uffici competenti se esistessero i presupposti per la costituzione di parte civile nel procedimento legato all’ “operazione Perfido”;

tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Provincia per sapere

  1. se abbia dato mandato agli uffici competenti della Provincia di valutare l’esistenza o meno dei presupposti per un’azione civilistica sotto il profilo del danno diretto o indiretto (danno all’immagine) in relazione ai fatti relativi all’operazione Perfido e, in caso affermativo, quali siano le motivazioni politiche che hanno portato ritardare le comunicazioni sull’esito della verifica al Consiglio provinciale, o, nel caso opposto, quali siano le ragioni che hanno indotto la giunta a disattendere l’impegno ad essa conferito dal Consiglio provinciale;

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