Disagio giovanile causato dal Covid-19: il Consiglio approva proposta del M5S per frenare il fenomeno

Approvato oggi dal Consiglio provinciale una proposta di ordine del giorno del M5S che sollecita le strutture provinciali ad attivarsi per contrastare il malessere psicosociale che si sta diffondendo fra i giovani trentini a seguito delle misure di contenimento pandemico.

La pandemia ha avuto e ancora sta avendo effetti drammatici sulla salute psicofisica dei giovani. A livello nazionale i dati dimostrano un preoccupante aumento dei casi di autolesionismo, suicidio e più in generale di malessere giovanile dovuti alle mutate condizioni di vita e di accesso alla socialità conseguenti alle misure di contenimento del virus Covid-19. Si tratta di fenomeni che non risparmiano il Trentino, dove di recente i referenti dell’associazione Auto Mutuo Aiuto hanno segnalato un vertiginoso aumento dei casi di autolesionismo. Inoltre la pandemia ha accresciuto ancora di più il divario scolastico fra gli studenti provenienti da famiglie abbienti rispetto a quelle che lo sono meno. 

Preso atto del problema il M5S ha presentato un Ordine del Giorno, che come detto è stato approvato oggi dal Consiglio, e che porterà le strutture provinciali competenti ad approfondire il problema e a collaborare per risolverlo. Nella nostra formulazione originale la questione era affrontata con più vigore ma in sede d’approvazione la maggioranza ha chiesto di optare per impegni meno vincolanti. Ci siamo adeguati, con la speranza che ci sia modo di tornare sulla questione introducendo ulteriori misure a favore dei giovani e delle loro famiglie, perché in un momento come questo c’è assolutamente bisogno di mobilitare impegno e risorse affinché nessuno sia lasciato indietro.

* * * * *

Seguono video di presentazione e testo integrale della proposta di Ordine del Giorno n. 2/28/XVI al Disegno di Disegno di legge n. 28/XVI “Modificazione dell’articolo 9 bis della legge provinciale sul difensore civico 1982”

NB. sul disegno di legge ho prodotto anche una RELAZIONE DI MINORANZA – M5S (Scarica qui)

* * * * *

Misure per affrontare i fenomeni del calo dell’apprendimento e del disagio psicologico scaturiti dall’emergenza Covid-19

Con la legge n. 176 del 27 maggio 1991, l’Italia ha ratificato la Convenzione sui diritti del fanciullo approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 a New York;

la Convenzione di New York del 1989 venne adottata, sulla scia dei precedenti trattati internazionali sui diritti umani quali la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, per sancire la centralità della tutela del bambino. Ad oggi la Convenzione è il trattato internazionale con il più alto numero di ratifiche, contandone conta 196 (mancano gli Stati Uniti);

nel mese di maggio 2021, è stata pubblicata la Relazione al Parlamento 2020 dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (di seguito Autorità), secondo quanto previsto dalla legge 12 luglio 2011, n. 112 “Istituzione dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza”;

nel terzo capitolo della Relazione dell’Autorità 2020 “L’emergenza coronavirus e le persone di minore età” si afferma che i minori, insieme agli anziani, rappresentano la categoria che ha risentito maggiormente delle conseguenze della pandemia da Covis-19. Gli anziani in quanto prima categoria colpita e i fanciulli in quantoil cambiamento repentino delle abitudini quotidiane, associato a sentimenti di incertezza e di paura e alla riduzione delle interazioni, ha impattato sul loro stato di benessere in senso globale […] Allo stesso modo la pandemia ha avuto effetti sulla salute mentale delle persone di minore età a causa della compressione di diritti fondamentali quali quelli alla socialità, all’apprendimento a scuola, al gioco e allo sport, al vivere in un ambiente capace di restituire serenità ed equilibrio”;

la pandemia ha inciso profondamente su un aspetto dirimente della vita dei minori, ovvero la frequenza scolastica. Dalla Relazione infatti emerge che: “Secondo gli ultimi dati Ocse il ricorso alla didattica a distanza ha determinato una perdita dell’apprendimento nelle materie umanistiche del 30% e nelle materie scientifiche del 50% e questo fenomeno è emerso in modo più evidente tra le ragazze piuttosto che tra i ragazzi. Tale situazione desta preoccupazione per le potenziali ricadute sul tasso dell’abbandono scolastico che in Italia già nel 2018 era al 14,5% contro una media europea del 10,6%. […] Nonostante lo sforzo e l’impegno, l’attivazione della didattica a distanza ha rappresentato un ostacolo al proseguimento dei percorsi di inclusione intrapresi dai docenti, riducendo sensibilmente la partecipazione degli alunni con disabilità, come emerge dal Rapporto su inclusione scolastica degli alunni con disabilità dell’Istat, pubblicato il 9 dicembre 20207. Tra aprile e giugno 2020 oltre il 23% degli alunni con disabilità (circa 70 mila) non ha preso parte alle lezioni, quota questa che aumenta nelle regioni del Mezzogiorno, dove si attesta al 29%. I motivi che hanno reso difficile la partecipazione degli alunni con disabilità alla didattica a distanza sono diversi, tra i più frequenti si segnalano la gravità della patologia (27%), la mancanza di collaborazione dei familiari (20%) e il disagio socio-economico (17%). Per una porzione meno consistente ma non trascurabile di ragazzi il motivo dell’esclusione è dovuto alla difficoltà di adattare il Piano educativo per l’inclusione (Pei) alla Didattica a distanza (6%), alla mancanza di strumenti tecnologici (6%) e, per una parte residuale, alla mancanza di ausili didattici specifici (3%)”;

dalla Relazione si apprende inoltre che l’Istituto superiore di sanità (Iss), ad aprile 2020, ha istituito il gruppo di lavoro Salute mentale ed emergenza COVID-19, composto oltre che da propri rappresentanti anche da esponenti delle società scientifiche della pediatria e della neuropsichiatria infantile. Il gruppo di lavoro ha elaborato il rapporto Indicazioni ad interim per un appropriato sostegno della salute mentale nei minori di età durante la pandemia COVID-19 (Rapporto n. 43 del 31 maggio 2020);

nell’analisi del Rapporto del maggio 2020 l’Autorità specifica nella Relazione quanto segue: “Il rapporto, rivolto in una prima parte alla generalità della popolazione minorile e in una seconda parte alla popolazione a rischio (bambini e ragazzi con bisogni di protezione e tutela, in strutture educative residenziali, con disturbi neurop-sichici dell’età evolutiva), promuove un programma di intervento per affrontare l’impatto della pandemia sulla salute mentale e per la gestione dell’ansia e dello stress derivanti dall’isolamento e dalla paura. È stata sottolineata l’importanza di individuare e attuare strategie utili a garantire massima continuità e supporto allo sviluppo neuropsichico dei bambini e dei ragazzi attraverso la collaborazione attiva e partecipata di tutti gli attori coinvolti: istituzioni, servizi, professionisti, ma anche minorenni e genitori, chiamati a promuovere e tutelare la salute mentale e la resilienza dei bambini e delle loro famiglie”;

in relazione all’impatto che le restrizione dovute alla pandemia hanno avuto sui minori l’Autorità evidenzia quanto segue: “Dal rapporto dell’Istituto superiore di sanità Indicazioni ad interim per un appropriato sostegno della salute mentale nei minori di età durante la pandemia COVID-19 (vedi infra) emerge che il diffondersi del coronavirus e l’adozione di misure di contenimento (lockdown, distanziamento fisico, mancanza di attività all’esterno, chiusura delle scuole e dei servizi educativi) hanno avuto un impatto sul benessere psicologico delle persone di minore età. Hanno modificato profondamente e improvvisamente i ritmi della vita quotidiana e alimentato sentimenti di incertezza e imprevedibilità, hanno causato stress, ansia e depressione, fattori questi che hanno inciso sui disturbi del sonno e dell’alimentazione. I bambini e i ragazzi hanno respirato l’ansia e la preoccupazione dei genitori per le conseguenze della pandemia, anche sul piano occupazionale ed economico. Significativa è poi la sofferenza emotiva per i figli degli operatori sanitari impegnati nella gestione dell’emergenza, così come diffusi sono i sentimenti di impotenza e di caducità di fronte alla perdita di persone care. La pandemia ha colpito soprattutto le persone in condizione di vulnerabilità, i più fragili e tra di essi i ragazzi con disagio psichico e i fratelli dei bambini con gravi disturbi relativi alla sfera neuropsichica;

per fronteggiare le situazioni di disagio vissute dai ragazzi e i fenomeni sopra descritti, l’Autorità, in occasione del 30° anniversario della ratifica da parte dell’Italia della Convenzione sui diritti del fanciullo, ha previsto l’avvio di una serie di iniziative riguardanti la tutela dei minori in questo periodo particolare ed ha sottolineato in particolar modo la necessità di intervenire sul fronte della salute mentale dei minori, a causa dell’aumento esponenziale dei casi di autolesionismo e di malessere registrati negli ospedali (30° ratifica Convenzione di New York. “È responsabilità degli adulti assicurare i diritti” Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, 26 maggio 2021);

sempre in occasione del 30° anniversario, l’Autorità ha firmato un protocollo d’intesa con l Fondo delle nazioni unite per l’infanzia (Unicef) e il Comitato italiano per l’Unicef con l’obiettivo di promuovere e proteggere i diritti dei bambini e degli adolescenti in Italia, con particolare riferimento ai più vulnerabili come i migranti e i rifugiati. Gli ambiti di intervento sono quattro: (1) ascolto e partecipazione delle persone di minore età; (2) azioni di advocacy nei confronti delle istituzioni; (3) protezione dell’infanzia; (4) prevenzione e contrasto della violenza di genere e povertà minorile, con particolare riferimento alla povertà educativa (Firmato protocollo d’intesa tra Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e Unicef – Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, 27 maggio 2021);

il Quarto Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia, pubblicato il 4 maggio 2021 da Cesvi, una Fondazione Onlus che opera in tutto il mondo per sostenere le popolazioni più vulnerabili nella promozione dei diritti umani nel raggiungimento delle loro aspirazioni e per lo sviluppo sostenibile, segnala quanto segue: “In Italia, in generale c’è stato un aumento nelle richieste di aiuto psicologico per bambini/e e ragazzi/e ma, dato preoccupante e significativo, si è registrato un aumento dei tentativi di suicidio di ragazzi/e, specie durante la seconda ondata della pandemia: dall’ottobre del 2020 fino ad oggi sono aumentati del 30% i tentativi di autolesionismo e di suicidio da parte degli adolescenti (Caroppo, E. e Valentini, M., (2021)”;

l’aumento dei casi di autolesionismo e suicidio tra i giovani è stato confermato anche da Stefano Vicari, primario dell’unità operativa complessa di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, che in una recente intervista al Sole24Ore si è espresso in questi termini: “Se con il primo lockdown avevamo assistito addirittura a una minore richiesta di aiuto sia per la resistenza ad andare in ospedale sia perché lo stress era vissuto in modo meno intenso, con la seconda ondata dall’autunno scorso abbiamo registrato un +30% di ricoveri in psichiatria per atti di autolesionismo e tentativi di suicidio. Il 65% dei ragazzi arrivati in Pronto soccorso da ottobre a oggi hanno tentato il suicidio o praticato un autolesionismo marcato. Poi sono esplosi i disturbi del comportamento alimentare, solo per l’anoressia un +28% di richieste di aiuto. E per tutti l’età scende dai 15 ai 13 anni, dato che preoccupa ulteriormente.” (Il neuropsichiatra: «Il Covid è stato un detonatore, tra i ragazzi è boom di ricoveri»ilsole24ore.com, 20 aprile 2021);

questo fenomeno, secondo quanto affermato in una recente intervista da Monica Sadler, referente di Associazione auto mutuo aiuto (Ama) di Trento, ha interessato anche il nostro territorio. Secondo M. Stadler bisogna non sottovalutare il pericolo che i ragazzi, oltre il periodo di restrizione, continuino a rifugiarsi nelle proprie case, considerate un porto sicuro. Perciò è fondamentale avviare dei progetti che coinvolgano i ragazzi, anche per farli uscire fisicamente di casa (Autolesionismo, vertiginoso aumento dei casi tra i giovani. L’Ama: “Mancano gli abbracci, il contatto, le passioni e i ragazzi sono più fragili” – IlDolomiti.it, 19 gennaio 2021);

le esternalità negative provocate dal Covid-19 non riguardano tuttavia solo i soggetti più fragili e le situazioni più marginali ma sono estese a tutta la popolazione minorile tanto l’ONU parla di una vera e propria catastrofe educativa generazionale (La educación es un bien público mundial y debe protegerse para evitar una catástrofe generacional – Noticias ONU, 24 gennaio 2021);

in Italia le prove Invalsi che avrebbero dovuto svolgersi nella primavera del 2020 sono state cancellate. In tal modo, per esigenze di sicurezza sanitaria, ci si è privati di una strumento per misurare il livello di apprendimento degli studenti nel 2020 non consentendo di paragonare gli esiti dell’annata pandemica a quelle precedenti. I risultati delle analisi che arrivano dall’estero possono tuttavia fornire dei dati indicativi sulla situazione derivante dalla chiusura delle scuole. Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, ha spiegato che «studi americani rivelano un gap formativo stimato in un range dal 35 al 50% in matematica e nella propria lingua rispetto agli studenti degli anni prima allo stesso punto del programma, con variazioni in base al grado di scuola: peggio al primo ciclo, un po’ meglio alle superiori. In Olanda in otto settimane di lockdown si è perso circa il 20% del progresso previsto per l’anno scolastico. Se in Italia le cose fossero andate come in Olanda – e non è ragionevole pensare che siano andate meglio – la perdita di apprendimenti causata dalle 14 settimane di chiusura da marzo sarebbe probabilmente superiore al 30%. A cui andrebbe poi aggiunta quella degli ultimi mesi, in questo caso soprattutto alle superiori» (La generazione perduta del Covid: buchi di apprendimento del 30-50% – IlSole24ore, 11 gennaio 2021). I medesimi dati sono stati messi in evidenza anche all’incontro La scuola interrotta con Elia Bombardelli, Andrea Gavosto, Katharina Werner e Laura Zoller che si è svolto a Trento nell’ambito del Festival dell’Economia il 3 giugno 2021;

in considerazione degli effetti sui processi di apprendimento, di formazione di capitale umano e sviluppo di competenze socio-emotive e relazionali nonché dell’incremento dei casi di disagio psichico e sociale causati dalla emergenza sanitaria da Covid-19, si ritiene opportuno misurare l’impatto della crisi al fine di pianificare degli interventi per limitare la portata delle conseguenze negative nel medio e lungo termine sulla società trentina;

si ritiene altresì importante acquisire, per il periodo compreso tra il febbraio 2020 e la data di deposito del presente atto, i dati cumulativi e la distribuzione di frequenza su base bimestrale o trimestrale riguardo alla povertà educativa, laddove rilevata, e agli indicatori statistici delle emergenze sociali: suicidi e tentativi di suicidio distinti per età: adolescenti (15/17 anni) e giovani (18/29); ricoveri nei reparti di neuropsichiatria infantile; interventi della forza pubblica per violenze familiari; separazioni e divorzi; allontanamento di minori dal nucleo familiare; inserimenti in case famiglia di madri con bambini; reati oggetto di denuncia da minori distinti per tipologia; interruzione del ciclo di studi post obbligo; nuclei familiari in condizioni di povertà relativa e assoluta.

Tutto ciò premesso, il Consiglio impegna la Giunta provinciale

  1. a convocare un tavolo di lavoro costituito da, Garante dei Minori, Fondazione Demarchi, Consulta per le politiche sociali, IPRASE, APSS e Consulta per la Salute nonché da un rappresentante ciascuno per, insegnanti, maestre d’asilo, ordini legati alle figure professionali sociali – nello specifico assistenti sociali, educatori e psicologi – al fine di raccogliere i dati disponibili e analizzare sotto il profilo scientifico e organizzativo i fenomeni del calo dell’apprendimento e del disagio psicologico scaturiti dall’emergenza Covid-19 (IL PUNTO UNO DEL DISPOSITIVO E’ STATO MODIFICATO – VEDI EMENDAMENTO);
  2. a valutare l’avvio di un procedimento di co-programmazione ai sensi della legge provinciale sulle politiche sociali 13/2007, al fine di permettere lo svolgimento di una procedura a evidenza pubblica – distinta dagli interventi di programmazione e normativi generali in ambito sociale e specifica per rimediare all’incremento della povertà educativa e del disagio sociale provocato dall’emergenza Covid-19 – con l’obiettivo di integrare la programmazione sociale con riferimento a specifici bisogni ed interventi volti ad affrontare la crisi sociale e di supportare le pubblica amministrazione, le istituzioni scolastiche e l’azienda sanitaria nella scelta degli strumento migliori per il recupero dei deficit accumulati e il rilancio sociale (IL PUNTO DUE DEL DISPOSTIVO E’ STATO BOCCIATO);

* * * * *

Testo della proposta emendato come segue:

2 Replies to “Disagio giovanile causato dal Covid-19: il Consiglio approva proposta del M5S per frenare il fenomeno”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...