Criminalità organizzata in Trentino: la Provincia non inserisce il settore delle valutazioni ambientali fra quelli a maggior rischio corruzione

Il M5S sollecita la Provincia a inserire il settore delle autorizzazioni ambientali fra quelli a rischio corruzione. Gli uffici rispondono che ci penseranno ma per il momento non intendono procedere.

Negli ultimi anni in Trentino ci sono stati parecchi interventi giudiziari per attività illecite di natura ambientale o collegate (2017, la Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Trento pone sotto sequestro l’impianto di gestione dei rifiuti di Aquaspace Spa, di Rovereto; 2019, i NOE di Trento con APPA e Procura della Repubblica scoprono una discarica abusiva nell’area produttiva/estrattiva di Mezzocorona e accertano la presenza di 200 mila tonnellate di rifiuti non in regola; 2020, i NOE sequestrano un impianto di rifiuti speciali non pericolosi; 2020, operazione “Perfido” sulle cave di Porfido evidenzia infiltrazioni della ndrangheta in Trentino; 2021, i carabinieri sequestrano la discarica per rifiuti non pericolosi di Villa Agendo dopo aver scoperto che, come denunciato dal M5S, vi venivano depositati materiali contaminati provenienti dal bresciano). In ognuno di questi casi si sono evidenziate manchevolezze nelle verifiche e talvolta nell’iter di concessione delle autorizzazioni da parte degli uffici provinciali. Per questo motivo a inizio 2022 il M5S è intervenuto con un’interrogazione tramite la quale si chiedeva al Consiglio Provinciale di inserire il settore delle autorizzazioni ambientali fra quelli a rischio corruzione e quindi a inserirlo tra quelli soggetti al Piano triennale per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza (PTPC). 

Sembra ovvio, no? Non per la maggioranza provinciale che ci fa sapere di essere a conoscenza dei rischi connessi al settore delle autorizzazioni ambientali ma aggiunge di preferire non far nulla al momento, anche se forse in futuro si potrà pensare di inserirlo questo settore a rischio fra quelli sottoposti a maggiori controlli. Tradotto, “il problema esiste, lo sappiamo ma non facciamo niente, ritentate, avrete più fortuna la prossima volta”. 

Da notare che sarebbe il minimo indispensabile, perché per essere davvero efficaci servirebbe rafforzare la dotazione di personale degli enti di controllo, che allo stato dispongono di poche risorse umane e possono quindi incidere solo in maniera relativa sugli illeciti. Visti i risultati sembra quasi che la cosa sia studiata a tavolino.

Ma tant’è. Così si affrontano i problemi nelle stanze del potere trentine: facendo finta di niente e rinviando tutto a data da destinarsi!

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Segue il testo dell’Interrogazione a risposta scritta n. 3340/XVIInclusione dei settori delle autorizzazioni ambientali e della gestione dei rifiuti tra le strutture considerate esposte a maggior rischio di corruzione” del 07 gennaio 2022

negli ultimi anni, si sono verificati diversi accadimenti giunti alla ribalta delle cronache per operazioni di polizia che hanno dato luogo a risvolti giudiziari che hanno visto coinvolte anche figure appartenenti alla Pubblica Amministrazione. Fra di essi si segnalano le seguenti:

  • il 1° dicembre 2017 la Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Trento ha posto sotto sequestro l’impianto di gestione dei rifiuti di Aquaspace Spa, di Rovereto, il cui legale rappresentante è accusato di traffico illecito di rifiuti. Con lui, un dirigente e due funzionari del Servizio autorizzazioni e valutazione ambientali (SAVA) della Provincia di Trento, sono indagati per concorso in traffico illecito di rifiuti (Caso Aquaspace: indagati un dirigente e due funzionari della Provincia – Trento Today, 29 maggio 2019);
  • 19 marzo 2019 I Carabinieri del NOE di Trento, congiuntamente ad ispettori ambientali dell’APPA, con il supporto di personale della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica di Trento – Settore Ambiente, hanno accertato che nell’area produttiva  – estrattiva di Mezzocorona era stata abusivamente realizzata, presso la ditta Adige Bitumi, una discarica di rifiuti decadenti dalla chiarificazione delle acque di lavaggio del materiale porfirico e calcareo proveniente da diversi siti estrattivi. Complesse attività ispettive hanno permesso di accertare che a partire dagli inizi degli anni 2000 sono state accumulate circa 200.000 tonnellate (circa 130.000 mc) di rifiuti, sino a formare una collina di circa 23 metri di altezza, che ora dovranno essere gestiti al fine della rimessa in pristino dell’area (Mezzocorona: I carabinieri del NOE sequestrano discarica abusiva con 200 mila tonnellate di rifiuti – La Voce del Trentino, 19 marzo 2019). A seguito delle indagini sono risultate indagate otto persone, tra cui un dirigente della Provincia autonoma di Trento. I reati contestati, dall’accusa sono il traffico illecito di rifiuti e l’abuso d’ufficio e riguardano anche figure apicali del Comune di Mezzocorona, oltre che alcuni amministratori del gruppo Adige Bitumi (Abuso d’ufficio, indagato Hauser – Trentino, 23 maggio 2020) 
  • nell’ottobre 2020, i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Trento hanno sequestrato, su ordine del GIP di Trento, l’impianto di recupero di rifiuti speciali non pericolosi, derivanti essenzialmente da demolizioni edili, della ditta Bianchi (Carabinieri, Noe – Trento Società Bianchi (Isera): “Con APPA e corpo forestale PAT sequestrato l’impianto di recupero rifiuti speciali non pericolosi, derivanti da demolizioni edili” – Opinione Agenzia giornalistica, 13 ottobre 2020);
  • nell’ottobre del 2020, durante l’operazione Perfido, il Tribunale di Trento ha emesso 19 misure cautelari nei confronti di soggetti accusati di associazione mafiosa in quanto appartenenti alla ‘ndrangheta e operanti nell’ambito delle cave di Porfido della Val di Cembra. Anche in questo caso è risultato il coinvolgimento dell’Amministrazione pubblica. Dalle indagini infatti sarebbero emersi condizionamenti elettorali che hanno portato alla contestazione di scambio elettorale politico-mafioso e che avrebbero toccato diversi esponenti politici comunali, provinciali e nazionali. Inoltre, sono stati aperti procedimenti disciplinari nei confronti di diversi magistrati, tra cui il Presidente del Tribunale di Trento che, con decisione del CSM, è stato trasferito per incompatibilità ambientale (‘Ndrangheta in Trentino, cene e incontri con politici e imprenditori. Maxi operazione dei carabinieri, emesse 19 misure cautelari – il Dolomiti.it, 15 ottobre 2020);
  • da ultimo, poche settimane or sono è emerso il caso della discarica di Villa Agnedo che si trova nei pressi del Parco ambientale del Brenta. I carabinieri hanno posto sotto sequestro preventivo la discarica di rifiuti non pericolosi. Il provvedimento è stato emesso a seguito della richiesta dei pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Trento, che hanno coordinato un’indagine volta a contrastare attività continuative ed organizzate nell’ambito dei fenomeni di criminalità ambientale e che scaturisce da una serie di verifiche effettuate su alcuni conferimenti di rifiuti contenenti policlorobifenili (Pcb), provenienti dalla bonifica del Parco Parenzo Sud-Ovest di Brescia. In questo caso, due dirigenti dell’Appa (Agenzia provinciale per l’ambiente) risultano indagati per le autorizzazioni rilasciate (Discarica sotto sequestro a Castel Ivano, due dirigenti dell’Appa indagati per l’ipotesi di traffico illecito di rifiuti – l’Adige.it, 25 novembre 2021);

pur non riguardando direttamente il territorio trentino si ritiene opportuno ricordare che dalla recentissima pubblicazione del rapporto annuale di Legambiente sulla criminalità ambientale in Italia (Ecomafia 2021, Legambiente) è emerso che la regione Lombardia, e in particolare la confinante provincia di Brescia, si distinguono per essere uno dei territori dove l’illegalità ambientale è più diffusa e che pertanto l’esposizione al rischio interessa anche la Provincia di Trento;

le operazioni di polizia menzionate sono caratterizzate da fatti avvenuti negli ambiti delle concessioni, delle autorizzazioni ambientali e della gestione dei rifiuti. Anche in Trentino dunque si conferma che si tratta di settori ad alto rischio di corruzione e pertanto anche di infiltrazione da parte della criminalità organizzata. A livello nazionale allarmi relativamente agli affari legati alla gestione delle risorse naturali e del territorio sono stati lanciati non solo dalle organizzazioni della società civile ma anche da soggetti istituzionali come l’Autorità Nazionale Anticorruzione, dal Procuratore Nazionale Antimafia e, come menzionata nell’interrogazione 3334/XVI del 5 gennaio 2022, dal Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulle implicazioni per i diritti umani della gestione e dello smaltimento ecocompatibile di sostanze e rifiuti pericolosi;

l’art.1, comma 16, della legge 190/2012 “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione” prevede che le pubbliche amministrazioni assicurino i livelli essenziali di cui al comma 15 (disposizioni in materia di trasparenza) del medesimo articolo con particolare riferimento ai procedimenti di:
a) autorizzazione o concessione;
b) scelta del contraente per l’affidamento di lavori, forniture e servizi, anche con riferimento alla modalità di selezione prescelta ai sensi del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163;
c) concessione ed erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari, nonché attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati;
d) concorsi e prove selettive per l’assunzione del personale e progressioni di carriera di cui all’articolo 24 del citato decreto legislativo n. 150 del 2009;

il PTPCT 2021-2023 della Provincia autonoma di Trento all’articolo 15 definisce le strutture provinciali esposte a maggior rischio di corruzione senza tuttavia includere i settori delle autorizzazioni ambientali e della gestione dei rifiuti. Tra le strutture considerate esposte a maggior rischio di corruzione risultano infatti le seguenti:
a) Agenzia provinciale per gli appalti e per i contratti – APAC e le strutture ad essa afferenti;
b) Agenzia provinciale per le opere pubbliche – APOP e le strutture ad essa afferenti;
c) Ufficio concorsi e mobilità del Servizio per il personale;
d) Ufficio concorsi e assunzioni del personale della scuola del Servizio per il reclutamento e gestione del personale della scuola;
e) Soprintendenza per i beni culturali e gli uffici ad essa afferenti;
f) Ufficio cooperazione allo sviluppo dell’Unità di missione strategica coordinamento enti locali, politiche territoriali e della montagna;
g) Ufficio emigrazione dell’Unità di missione strategica coordinamento enti locali, politiche territoriali e della montagna;

l’art. 15 del PTPCT 2021-2023 menziona inoltre misure specifiche sui commissari straordinari per opere provinciali nominati dalla Provincia ai sensi dell’articolo 60 bis della legge provinciale 13 maggio 2020, n. 3 e, con una formulazione piuttosto generica, sulle strutture che erogano contributi, agevolazioni, elargizioni, benefici economici comunque denominati a soggetti privati e presso quelle che procedono all’assunzione di provvedimenti amministrativi ampliativi della sfera giuridica di soggetti privati;

l’art. 15 del PTPCT 2021-2023 non considera dunque gli ambiti relativi alla lettera a) indicati dall’art.1, comma 16, della legge 190/2012 e considera in maniera generica gli ambiti definiti dalla lettera c). A tal riguardo si segnala che per l’effetto dell’elevato grado di autonomia consentito dalla legislazione provinciale, la discrezionalità dei vertici politici e amministrativi è decisamente più elevata rispetto al resto del Paese e che pertanto andrebbe riservata una maggiore attenzione nella fase di aggiornamento delle misure di prevenzione della corruzione attualmente in corso;

tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Provincia per sapere

  1. se intenda aggiornare il PTPC inserendo tra le strutture esposte al rischio di corruzione quelle che operano nell’ambito delle autorizzazioni ambientali e della gestione di rifiuti, considerando misure specifiche per limitare il rischio negli ambiti oggetto degli interventi delle forze di polizia e del potere giudiziario menzionati nelle premesse;

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