Cementificio Sarche, la UE ammonisce la Provincia riguardo al danno potenziale causato dall’impianto

La Commissaria europea per la politica regionale Elisa Ferreira ha risposto all’interrogazione presentata dall’europarlamentare Sabrina Pignedoli su richiesta del M5S trentino riguardo alla riapertura del cementificio di Sarche (E-000158/2022). La UE ribadisce che i fondi europei accordati per il periodo di programmazione 2021-2027 “devono sostenere attività che rispettino le norme e le priorità climatiche e ambientali dell’UE e non arrechino un danno significativo agli obiettivi ambientali ai sensi dell’articolo 17 del regolamento (UE) 2020/852 relativo all’istituzione di un quadro che favorisce gli investimenti sostenibili. Gli obiettivi dei fondi devono essere perseguiti in linea con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo sostenibile tenendo conto degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, dell’accordo di Parigi e del principio «non arrecare un danno significativo» (cfr. art.9 del regolamento (UE) 2021/1060)”. Detto altrimenti, la Provincia di Trento deve mettere in campo azioni e politiche volte a ridurre le emissioni di gas climalteranti e non sembra proprio che la riapertura di un cementificio, col rischio concreto che venga utilizzato pure per bruciare rifiuti, corrisponda a questi obiettivi, semmai il contrario!

La risposta fornita dall’UE specifica anche che “Prima di presentare alla Commissione i programmi regionali e nazionali nell’ambito del periodo di programmazione 2021-2027, gli Stati membri devono verificare che i programmi siano conformi al principio «non arrecare un danno significativo» . Per qualsiasi nuova azione nel settore della produzione di cemento destinata a beneficiare di un sostegno, la provincia autonoma di Trento deve garantire che tali azioni siano conformi al principio « non arrecare un danno significativo”.

Che cosa significa “danno significativo”? Una serie di cose:(1) “Si considera che un’attività arreca un danno significativo alla mitigazione dei cambiamenti climatici se conduce a significative emissioni di gas a effetto serra”. È il caso della produzione di cemento che risulta essere estremamente inquinante, e infatti per il cementificio di Sarche non a caso la PAT stima che le emissioni saranno di 210.000 t CO₂/anno, cosa che con ogni probabilità porterà allo sforamento degli obiettivi fissati nel Piano Energetico Ambientale Provinciale (PEAP). (2) “Si considera che un’attività arreca un danno significativo all’adattamento ai cambiamenti climatici se conduce a un peggioramento degli effetti negativi del clima attuale e del clima futuro previsto su sé stessa o sulle persone, sulla natura o sugli attivi”. Ancora, è facile intuire come la riapertura del cementificio di Sarche aggraverà la situazione esistente, con il già citato aumento delle emissioni di gas climalteranti. (3) “Si considera che un’attività arreca un danno significativo all’uso sostenibile e alla protezione delle acque e delle risorse marine se nuoce al buono stato o al buon potenziale ecologico di corpi idrici, comprese le acque di superficie e sotterranee, o al buono stato ecologico delle acque marine”. Infatti ci sono gravi preoccupazioni per l’impatto che la riapertura del cementificio potrà avere sul vicino (e meraviglioso) lago di Toblino. (4) “Si considera che un’attività arreca un danno significativo all’economia circolare, compresi la prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti, se conduce a inefficienze significative nell’uso dei materiali o nell’uso diretto o indiretto di risorse naturali, o se comporta un aumento significativo della produzione, dell’incenerimento o dello smaltimento dei rifiuti oppure se lo smaltimento a lungo termine dei rifiuti potrebbe causare un danno significativo e a lungo termine all’ambiente”. Guarda un po’ il caso, il cementificio di Sarche con ogni probabilità potrà bruciare rifiuti a patto di chiederlo. Si evince, fra le altre cose, da quanto accaduto pochi giorni fa nelle Commissioni Ambiente e Attività Produttive, dove Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno fatto passare emendamenti che permettono ai cementifici di derogare ai limiti sulla combustione dei rifiuti. Si tratta degli stessi partiti che comandano in Trentino. Inoltre non va dimenticato che Confindustria trentino spinge per avere un inceneritore in Provincia…(5) “Si considera che un’attività arreca un danno significativo alla prevenzione e alla riduzione dell’inquinamento se comporta un aumento significativo delle emissioni di sostanze inquinanti nell’aria, nell’acqua o nel suolo”. Vedi sopra, la Provincia sa già che con la riapertura del cementificio le emissioni di gas nocivi aumenteranno sensibilmente. (6) “Si considera che un’attività arreca un danno significativo alla protezione e al ripristino della biodiversità e degli ecosistemi se nuoce in misura significativa alla buona condizione e alla resilienza degli ecosistemi o nuoce allo stato di conservazione degli habitat e delle specie, compresi quelli di interesse per l’Unione”. Non è affatto chiaro come gli Uffici Provinciali abbiano gestito la questione degli impatti del cementificio sul Lago di Toblino che, è bene ricordarlo, è un biotopo e un sito di interesse comunitario inserito “in una cornice ambientale e paesaggistica di eccezionale interesse”, il tutto naturalmente prescindendo dai potenziali danni che la riapertura del cementificio potrà causare ai comparti turistico e agricolo dell’intera Valle dei Laghi.

A fronte di tutte queste valutazioni pare ovvio che la Provincia di Trento dovrebbe opporsi alla riapertura del cementificio di Sarche, se non per convinzione riguardo alla necessità di contenere il mutamento climatico (che sappiamo non essere una priorità per i nostri governanti), almeno per rispetto verso le regole che consentono al Trentino di accedere ai fondi europei. Invece la Provincia tira dritto. Da un lato prende i soldi, promettendo di mettere in campo politiche e investimenti mirati a ridurre emissioni e inquinamento. Dall’altro apre le porte a proposte e operazioni che portano esattamente nella direzione opposta.

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