Politica energetica provinciale: incentivare le fonti rinnovabili, ridurre sprechi e inefficienze

Propongo alcune considerazioni in merito al pacchetto di interventi illustrato dall’assessore Spinelli in Consiglio provinciale il 7 aprile scorso per far fronte alla presente crisi energetica.

  • È positivo che nei documenti presentati dalla giunta si faccia riferimento all’insostenibilità finanziaria e durevole della presente congiuntura economica. Ciò dovrebbe fungere da incentivo a cambiare gli attuali modelli di produzione e a sostituire il paradigma energetico imperante, tenendo conto che la crisi non riguarda solo l’energia ma anche la fornitura di materie prime e semilavorati.
  • In conseguenza di quanto detto sopra, appare molto positivo che ci si appresti a varare un intervento multilivello a sostegno di imprese e cittadini, dotato di un orizzonte temporale medio-lungo.
  • È stata espressa la volontà di intervenire sui regimi autorizzatori per favorire una maggiore facilità nell’installazione di impianti per energia alternativa. In linea di principio si tratta di un passaggio potenzialmente positivo, ma serve prestare attenzione all’eccessivo consumo di suolo che potrebbe derivarne. Si tenga presente che l’impostazione europea prevede di rallentare il consumo di suolo entro il 2030 e di fermarlo per il 2050. Questo è tanto più importante in una Provincia come quella di Trento che è montana e ha pochi terreni vergini ancora a disposizione.
  • Si sono registrate aperture volte ad approntare linee di finanziamento per favorire gli investimenti in rinnovabili realizzati da imprese e cittadini. È un passo positivo, ma serve anche e soprattutto incentivare gli investimenti per la costituzione di comunità energetiche e l’ampliamento della loro capacità di produzione. Questo sia per ragioni di equità sociale e di contrasto alla povertà energetica (significa sostenere anche i cittadini che non possono permettersi investimenti, destinati a crescere a fronte della crisi) ma anche per rendere l’intero sistema più efficiente. Infatti, se si interviene solo a favore di chi può permettersi un investimento non si risolvono i problemi di fondo in termini di produzione energetica pulita, dato che il sistema resta sbilanciato e rachitico nella sua dimensione.
  • Bisogna essere franchi e tenere presente l’insostenibilità nel lungo periodo delle misure a favore dell’acquisto di carburanti fossili. Se nel breve periodo è accettabile garantire sostegno alle imprese che altrimenti risulterebbero travolte dall’attuale congiuntura negativa, è altresì necessario tener presente la necessità di adeguare gli incentivi sull’acquisto di carburante a favore degli autotrasportatori al contesto nazionale ed europeo, che spinge per un costante e progressivo trasferimento del trasporto merci dalla gomma alla rotaia. Questo significa sviluppare per tempo politiche che incentivino tali imprese a orientarsi verso modelli di trasporto meno inquinanti. Discorso simile vale per le imprese più energivore.
  • Bene il sostegno preannunciato ad agricoltura e turismo, settori messi a forte rischio dall’attuale crisi.
  • Servono interventi di contrasto alla speculazione sul costo di materie prime e commodities, in tal modo sottraendoci alla dipendenza e al ricatto da parte di Paesi esteri. In questo campo siamo già in ritardo, come testimoniano i tanti interventi invocati dal M5S nel corso della legislatura che sono stati puntualmente negati. Se la presente situazione ha un minimo risvolto positivo è di aver messo in chiaro la necessità di procedere con azioni decise volte all’efficientamento del sistema e alla riduzione degli sprechi energetici (video 1).
  • In generale la chiave di volta del futuro non è solo legata ad una maggiore produzione di energia da fonti rinnovabili ma anche alla riduzione dei consumi e degli sprechi energetici. L’attuale sistema è assai inefficiente e per questo al suo interno esistono enormi margini di miglioramento che vanno sviluppati con decisione. Ciò è particolarmente vero per ciò che riguarda la pubblica amministrazione (vedi interrogazione 3561/XVI del 18 marzo). Per questo motivo è necessario attuare urgentemente le misure previste dal bilancio energetico della Provincia predisponendo le control room per la gestione dell’energia negli edifici pubblici, sostituendo i neon con le lampade a Led e installando serramenti e cappotti sugli involucri degli edifici. Ciò porterebbe a conseguire considerevoli risparmi in virtù della maggiore efficienza energetica conseguibile.
  • Per quanto riguarda il consumo di suolo serve invece sostenere e incentivare la riqualificazione del patrimonio abitativo esistente, specie per quanto riguarda i centri storici, anche come misura di contrasto allo spopolamento degli abitati di fondovalle.
  • Per il 2020, Hydro Dolomiti Energia (HDE) ha prodotto elettricità per 3.300 MegaWatt/Ora, conseguendo ricavi per 185 milioni di euro ed un utile di 45 milioni di euro. Nel 2020 l’energia elettrica costava un quinto rispetto al valore attuale. Pur tenendo in considerazione la perdurante siccità di inizio 2022 è chiaro che è possibile stimare con una discreta approssimazione gli utili che HDE conseguirà per il corrente anno (vedi interrogazione 3562/XVI del 21 marzo). A fronte dell’attuale, e negativa, congiuntura, la questione che si pone è di come investire efficacemente gli utili della partecipata pubblica HDE. A mio avviso sarebbe auspicabile investire quel denaro a sostegno della creazione di comunità energetiche locali nei piccoli Comuni periferici e della lotta alla povertà energetica, in modo da dare un forte impulso alla produzione di energia verde e alla sua condivisione anche tenendo conto dei bisogni delle famiglie meno abbienti.

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