Firme digitali per la promozione dei referendum: in Trentino-Alto Adige i Comuni dicono no e la commissione legislativa regionale respinge la proposta di legge

Il Comitato dei diritti umani (e il Consiglio regionale ne è consapevole) si è espresso in forma molto chiara sulla necessità di rimuovere gli ostacoli irragionevoli che impediscono di raccogliere firme e dunque di esercitare i diritti politici. Il Parlamento italiano ha riconosciuto il diritto alla raccolta delle firme digitali per promuovere referendum statali. La Giunta regionale del Trentino-Alto Adige/Südtirol aveva recepito le sollecitazioni del M5S esprimendo l’impegno a introdurre la raccolta delle firme digitali nel documento di economia e finanza regionale del 2020. Nonostante tutto questo, nel settembre 2021 il Consiglio dei Comuni di Bolzano, il Consiglio delle Autonomie di Trento e la Prima commissione legislativa regionale hanno scelto di respingere la proposta di legge che il M5S aveva presentato nel luglio del 2020 (qui l’iter del disegno di legge 27/XVI).

Per approfondire l’impatto normativo del disegno di legge e per comprendere le future possibili applicazioni dall’introduzione della novella legislativa avevamo organizzato delle audizioni sul tema della partecipazione popolare nei Comuni e della digitalizzazione della procedura di raccolta delle firme a sostegno dei referendum.

Tra gli altri in audizione erano stati ascoltati Stefano Quintarelli (Presidente del Comitato di indirizzo AgID – Agenzia per l’Italia Digitale), Mario Staderini (Ricorrente al Comitato dei Diritti Umani dell’ONU), Lorenzo Spadacini (Professore di istituzioni di diritto pubblico – Università di Brescia), Stefano Longano (Più Democrazia in Trentino) e Stefano La Barbera (portavoce di The Good Lobby e presidente del comitato civico IoVotoFuoriSede). Qui il resoconto integrale delle audizioni svolte il 12 febbraio 2021.

Nello specifico della firma digitale, il contributo dell’ex parlamentare Quintarelli è stato assai significativo. Nella prima parte del suo intervento egli ha illustrato la distinzione tra firma digitale semplice, firma digitale avanzata e firma digitale qualificata. Nella seconda parte ha invece specificato che sulla base del contesto normativo e tecnologico, nella scorsa legislatura in Parlamento era stata elaborata la proposta di poter raccogliere le firme per la presentazione delle liste per le elezioni politiche che si sono svolte nel 2018 tramite la firma digitale, salvo poi non arrivare in tempo ad approvare la legge. Ha tuttavia specificato che in realtà non c’è nessun ostacolo e, anzi, dal punto di vista del Codice dell’Amministrazione Digitale e delle norme europee, è assolutamente legittimo pensare di raccogliere firme per la presentazione di istanze di qualunque genere mediante una firma elettronica avanzata, quindi ad esempio la CNS, trattandosi di un rapporto con la pubblica amministrazione, piuttosto che con SPID o con la firma remota.

Oltre a Quintarelli, tutti gli altri soggetti auditi avevano ritenuto la digitalizzazione della raccolta delle firme come un fatto ineludibile e nulla avevano eccepito in merito. Purtroppo però, di fronte a una volontà politica retriva e conservatrice, le audizioni sono risultate del tutto inutili. Secondo chi ci governa, secondo i sindaci della Regione e secondo buona parte dei componenti della Prima commissione legislativa regionale, non c’è necessità di introdurre la raccolta delle firme digitali (qui la Relazione della Prima Commissione sul respingimento del disegno di legge 27/XVI).

Ora il disegno di legge per introdurre sistemi di raccolta elettronica delle firme dovrà essere esaminato dall’Aula del Consiglio regionale, ma visti i presupposti anche questa proposta è destinata a subire l’ennesima inesorabile bocciatura dalla triplice SVP-Lega-Patt, forze politiche che, come riportano le cronache, al miglioramento della democrazia preferiscono un altro genere di affari…

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