“Tunnel in itinere”, un punto di vista informato sulle criticità concernenti il progetto di tunnel a senso unico alternato per collegare la Val Vestino alla Valle del Chiese

Di seguito riportiamo un contributo, che abbiamo ritenuto degno di nota, inviatoci da un nostro lettore rispetto all’ipotesi di realizzare un collegamento stradale diretto (tramite tunnel a senso unico alternato) fra la Val Vestino e la Valle del Chiese. Negli ultimi anni ci siamo occupati spesso della Val Vestino, ad esempio con le interrogazioni 375/XVI, 2347/XVI, 3361/XVI, 3463/XVI, 3465/XVI e 3582/XVI. In particolare l’interrogazione 3463/XVI (del 14 febbraio 2022) si occupava proprio delle problematiche idrogeologiche poste dagli eventuali scavi e permane ad oggi senza risposta. Sono questioni sulle quali “Ferdinando” fornisce approfondimenti e chiavi di lettura capaci di gettare luce sul perché e il percome la realizzazione del tunnel risulti assai problematica e non solo per l’evidente sproporzione fra la spesa di denaro pubblico (sui 32 milioni di euro da stime ma probabilmente di più…) e il vantaggio derivante alla collettività dalla realizzazione dell’opersa stessa.

* * * * *

Le reti stradali provinciali di Brescia e di Trento, presto potrebbero essere arricchite da un tratto di strada, con una sola carreggiata di 5 Km complessivi in galleria percorribili a senso unico alternato, per collegare Valvestino nel Parco Alto Garda Bresciano al comune di Bondone nell’estremo lembo sud-occidentale del Trentino.

L’uso del condizionale è obbligato, perché il complesso, per non dire contorto, iter burocratico non è ancora concluso e tanto meno è dato sapere se il tunnel sia un’opera utile a qualcosa e per qualcuno oppure se lo sforzo congiunto di 2 Regioni riprodurrà, ma con un costo di gran lunga superiore, un’altra struttura viaria inservibile tipo il novello ponte di Ponte Caffaro, per restare in tema e in zona.

Le premesse sono note. Continua a mancare una qualsiasi valutazione costi-benefici dell’intervento in barba ai criteri di razionalità e di convenienza che dovrebbero accompagnare tutte le opere attuate con l’uso di pubblico danaro. A suo tempo, neppure è stato ritenuto opportuno rilevare con semplici sensori i dati elementari relativi ai flussi del traffico locale.

Sarebbero stati utili per capire le reali necessità della viabilità e, volendo, per chiarire fin dall’inizio aspetti velleitari e anomalie dell’opera richiesta, dietro sollecitazioni e promesse del Trentino, da parte del Comune di Valvestino, in qualità di capofila della forma associata composta dai Comuni di Magasa, Tignale, Capovalle e Gargnano.

Dopo l’euforia del referendum, il tunnel serviva per incentivare e accelerare lo stacco dalla Lombardia ed il passaggio al Trentino dei due comuni della valle ed è lapalissiano che i Comuni limitrofi a Valvestino e Magasa non hanno mai manifestato alcun interesse per la nuova struttura viaria.   Erano semplicemente solo speranzosi di poter subentrare a loro volta nella ripartizione del Fondo Comuni Confinanti (Centinaia di migliaia di euro annuali!)

Il costo dell’opera stradale, ammonterebbe a Euro 32.400.000,00, per la maggior parte erogati dallo Stato con il Fondo Comuni Confinanti unitamente a 6 milioni del Trentino e altri 4 impegnati dalla Lombardia. Naturalmente, tutti indistintamente, saranno a carico dei contribuenti.

A fronte dell’enorme stanziamento per l’opera viaria anacronistica che, come ben noto a tutti, non riguarda in alcun modo spostamenti tra zone industrializzate o centri densamente popolati, rimane il solo bacino potenziale di utenti locali, sempre più irrilevante col passare del tempo: per ora circa 250 – duecentocinquanta – residenti complessivi con età media superiore a 60 anni, tra Magasa e Valvestino.    Un “investimento” di   circa 130mila euro pro capite.

Per di più, esperti del settore hanno stimato cifre di gran lunga superiori. E senza considerare i recenti aumenti vertiginosi dei prezzi ed il dilatarsi dei tempi che ovviamente faranno lievitare ulteriormente l’impegno finanziario effettivo per la realizzazione del tunnel. In seguito si aggiungeranno i costi per l’illuminazione, la ventilazione, per la gestione dei sistemi di controllo 24 ore su 24 e per la manutenzione.

Inutile ricercare negli atti amministrativi motivazioni coerenti e concrete sulle opportunità dell’opera pubblica. Al di là delle affermazioni fuorvianti del superamento di un secolare isolamento della Valle, solo ricorrenti generiche e vane aspettative di ricadute positive indirette per l’economia e per l’incremento demografico prive di qualsiasi elemento analitico a sostegno.

Vengono ignorati i collegamenti di Valvestino esistenti da tempo con Gargnano e Idro e rispettivi laghi con strade di rango provinciale. Il nuovo progetto, definito pomposamente strategico, in realtà consiste in una strada in galleria ad una sola carreggiata destinata al senso unico alternato perpetuo. Rispetto al codice stradale, forse potrebbe ricadere nelle tipologie di viabilità delle strade locali.

Dalla Provincia Autonoma di Trento altre rivelazioni: -“Attualmente, la mancanza di un idoneo collegamento stradale tra la Valvestino e la zona ovest del Trentino condiziona negativamente l’intero sistema infrastrutturale Trentino/Lombardia. La realizzazione del collegamento stradale in questione produrrà, per tale aspetto, l’aumento della scorrevolezza del traffico, la riduzione dei tempi di percorrenza e quindi dei consumi e dei conseguenti impatti sull’ambiente, il miglioramento della sicurezza dell’utenza stradale derivante anche dal minor stress di guida dovuto al miglioramento della geometria dei tracciati.”-(SIC !)

Difficile riscontrare analogie tra le considerazioni esposte e la reale situazione viabilistica e socioeconomica della Valvestino.

Ha del paradossale e suona come una beffa parlare di scorrevolezza, di riduzione dei tempi, di miglioramento della geometria dei tracciati e di minor stress con una strada di 5 Km a comando semaforico percorribile a senso

unico alternato che si innesta sulla viabilità in valle rimasta con tutte le ben note criticità perché da oltre 15 anni non vede interventi migliorativi di alcun genere, vuoi per la sicurezza, vuoi per la fruizione del Parco, proprio a seguito della “scoperta” della galleria a senso unico alternato.

Per quanto riguarda gli impatti sull’ambiente, è fuori luogo aspettare benefici da presunti risparmi di consumo di carburante con un traffico insignificante. Di gran lunga più opportuno preoccuparsi dei possibili danni ambientali irreversibili per l’assetto idro-geologico dell’area.

Per il versante bresciano, il tracciato dell’opera interessa le sorgenti acquedottistiche di Armo, Moerna e Persone, la sorgente e buona parte dell’alveo del Personcino, mentre in ambito trentino riguarda gli acquedotti di Bondone-Baitoni.

D’altronde, secondo la Prov. Aut. di Trento, delegata dal comune di Valvestino alla gestione e realizzazione dell’intervento, se per un verso l’opera viaria è strategica e la mancanza condiziona negativamente l’intero sistema infrastrutturale Trentino/Lombardia, per l’altro, non si ravvisa alcun obbligo normativo, partecipativo e/o informativo, per sottoporre il progetto alla VAS e neppure alla Valutazione di Impatto Ambientale, visto che il lavoro non rientra neppure nella tipologia di una strada extraurbana secondaria.

Speriamo che le normative della Lombardia per il Parco Regionale AGB abbiano maggiori attenzioni per l’effettivo impatto in profondità in zona sismica con presenza di faglie e con tratti del percorso costituiti da agglomerati spugnosi impregnati di acqua con valori di pressione riscontrati superiori a 20 bar.

Basterà incrociare le dita per evitare che realizzando l’opera siano drenate e prosciugate pure le sorgenti degli acquedotti!?

Per certo i preziosi spostamenti turistici dal Garda finiranno definitivamente depistati verso il Trentino escludendo in pratica Valvestino e i suoi borghi.   E’ già successo sul versante opposto con la “ via da Vè”   ultimo tratto della SP 58 ; valide premesse per un futuro declassamento della SP 113.

Inseguendo la grossolana illusione della panacea del tunnel a una canna, sono state bloccate e svalutate nel tempo ingenti risorse che dovevano essere impiegate   da subito per l’ammodernamento della viabilità esistente – SP 9 – per (r)accogliere il turismo dal Garda e – SP 113 – verso il polo industriale della Valle Sabbia. Erano disponibili valutazioni geologiche, progetti elaborati 15 anni fa, cantierabili e realizzabili in tempi rapidi con prevedibili ricadute positive immediate per le residue economie locali: ovviamente a costi di gran lunga inferiori.

Inoltre sono stati ignorati e ritardati i veri progetti indispensabili per affrontare in modo diretto i problemi dello spopolamento. Poco o nulla è stato fatto per valorizzare il territorio   e l’ambiente   a   sostegno del   turismo locale che trova la sua naturale linfa vitale principalmente dal Garda e dalla Lombardia. Niente per mitigare i disagi della mobilità per il lavoro e per i servizi che, piaccia o non piaccia, restano accessibili e più congrui sui versanti lombardi. Lo confermano le migrazioni dei giovani negli ultimi anni rivolte al 100% nel bresciano.

Il super tunnel per il cortile di casa di Valvestino di “super” ha solo il costo. Spacciato per indispensabile e miracoloso, si sta palesando per quello che è: dannoso ancora prima di esistere. A intervento ultimato potrà andare peggio perché lo sviluppo locale e la ripresa demografica non passano per la scorciatoia del tunnel come si è voluto far credere.

Per adesso, dopo 15 anni che se ne parla, la galleria può solo figurare nell’elenco delle tante opere pubbliche intraprese a prescindere dalla loro effettiva utilità, gestite alla “maniera italiana” tra poca trasparenza e disinformazione, con costi da aggiornare ripetutamente e tempi interminabili per la realizzazione.

Vale la pena ricordare a questo proposito che il lavoro della diga di Valvestino: progetto – sbarramento – 7 Km di nuova strada con un paio di viadotti imponenti di oltre 100 e 150 mt. – gallerie -condotta forzata –centrale elettrica in caverna – è iniziato nel 1959 e completato nel 1963.

Altri tempi! Allora i ponti furono costruiti con doppia carreggiata! Non con una sola corsia e un semaforo alle estremità.

Ferdinando – agosto 2022

2 Replies to ““Tunnel in itinere”, un punto di vista informato sulle criticità concernenti il progetto di tunnel a senso unico alternato per collegare la Val Vestino alla Valle del Chiese”

  1. Bravo Ferdinando per la dedizione ad un minimo di informazioni altrimenti preclusa dalle istituzioni immagino per pudore. Qui si parla di metapolitica. Per fortuna le catastrofi presenti e future faranno diventare carta straccia questi abomini.
    Ci si chiede. Ma i soldi sono vincolati all’opera (per decenni!!) o possono essere utilizzati per altri progetti di buon senso?

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