Consumo di suolo in Trentino: approvato un ordine del giorno del M5S per frenare il fenomeno!

Consumo di suolo, molti ne parlano, pochi fanno davvero qualcosa per limitarlo. Fra questi, il M5S che di recente è riuscito ad ottenere che il Consiglio provinciale di Trento approvasse una proposta di Ordine del Giorno che impegna la giunta a studiare ed approfondire le migliori pratiche nazionali ed internazionali volte a limitare il fenomeno, ovviamente allo scopo di aggiornare il Consiglio e, si spera, di arrivare ad una loro implementazione effettiva anche in Trentino.

Per farla breve il problema del consumo di suolo in Trentino (ma non solo…) è il seguente: si continuano a costruire nuove abitazioni e nuove aree commerciali e produttive anche se esistono già vaste quantità di volumi edilizi sfitti, invenduti o inutilizzati. Invece di pensare ad una loro riconversione si preferisce continuare a dare l’ok alla trasformazione di aree verdi o agricole in edificabili, industriali o per la vendita di beni. Questo avviene per tanti motivi, fra i quali la tendenza delle amministrazioni di ogni ordine e grado a fare campagna elettorale con i Piani Regolatori Generali in barba ad ogni buon senso e comportandosi come il territorio fosse un bene disponibile all’infinito (in questo rifiutando quindi le più elementari evidenze alla base di un altro concetto molto abusato di questi tempi, quello della “sostenibilità”). In sostanza ciò avviene perché nella gran parte degli amministratori c’è una qualche convenienza a non valutare la dannosità di certi comportamenti e a far finta che il consumo di suolo sia un problema che riguarda qualcun altro.

I dati purtroppo raccontano una storia diversa. Nell’edizione 2020 del Rapporto sulle dinamiche di urbanizzazione e sul consumo di suolo in Trentino ad esempio è scritto nero su bianco che nel solo nel 2019 il consumo di suolo in Provincia di Trento si è mangiato ben 53 ettari di territorio a prescindere dall’enorme patrimonio edilizio inutilizzato, che invece di venir riconvertito e valorizzato è stato lasciato a marcire. Il tutto in una Provincia come quella di Trento,  che in grandissima parte è montagnosa e dove quindi le zone edificabili (sostanzialmente il fondovalle) competono sempre di più con quelle agricole, erose di anno in anno.

A fronte di questa problematica macroscopica e impossibile da negare, il M5S ha preso posizione prima denunciando la questione e poi suggerendo interventi concreti. Lo studio delle buone pratiche messe in atto nel resto d’Italia e del mondo per contenere il consumo di suolo, quindi l’elaborazione delle stesse e la loro esposizione al Consiglio provinciale. A quel punto non ci sarà che da fare un passo ulteriore, il quale non potrà però spettare ai tecnici ma solo alla politica, ovvero l’implementazione delle azioni ritenute più consone per mettere un freno o, si spera, fermare, il consumo di suolo, sempre tenendo presente che se non si interviene a monte, eliminando gli incentivi perversi a trasformare campagne, boschi e parchi in distese di asfalto e cemento, la questione non potrà mai davvero essere risolta.

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Segue testo integrale della proposta di ordine del giorno n.1/85/XVI collegato al Disegno di legge 22 febbraio 2021, n. 85 “Misure urgenti di semplificazione in materia edilizia e urbanistica: modificazioni della legge provinciale per il governo del territorio 2015” approvata con emendamento in data il 25 marzo (convertito nell’ordine del giorno 320/XVI)

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“Ricognizione delle migliori pratiche e delle proposte di legge presentate a livello regionale, statale e internazionale in materia di limitazione del consumo di suolo”

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Il report di sistema del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente Consumo di suolo dinamiche territoriali e servizi ecosistemici – Edizione 2020 evidenzia il valore del suolo e la necessità di difenderlo. In particolare nel report si sottolinea come il suolo fornisca “cibo, biomassa e materie prime”, sia “la piattaforma per lo svolgimento delle attività umane”, rappresenti “un elemento centrale del paesaggio e del patrimonio culturale” e svolga “un ruolo fondamentale come habitat e pool genico”. Nel documento si ricorda inoltre che le funzioni ecologiche assicurate da un suolo di buona qualità oltre al loro valore intrinseco generano anche valore economico e sociale attraverso servizi ecosistemici suddivisi in:

  • servizi di approvvigionamento (prodotti alimentari e biomassa, materie prime, etc.);
  • servizi di regolazione e mantenimento (regolazione del clima, cattura e stoccaggio del carbonio, controllo dell’erosione e regolazione degli elementi della fertilità, regolazione della qualità dell’acqua, protezione e mitigazione dei fenomeni idrologici estremi, riserva genetica, conservazione della biodiversità, etc.); 
  • servizi culturali (servizi ricreativi e culturali, funzioni etiche e spirituali, paesaggio, patrimonio naturale, etc.);

come ricordato dal report di cui al paragrafo precedente, il consumo di suolo è “un processo associato alla perdita di una risorsa ambientale fondamentale, limitata e non rinnovabile, dovuta all’occupazione di una superficie originariamente agricola, naturale o seminaturale con una copertura artificiale”. Il consumo di suolo risulta quindi connesso “alle dinamiche insediative e infrastrutturali” ed è prevalentemente causato dalla “costruzione di nuovi edifici, fabbricati e insediamenti, all’espansione delle città, alla densificazione o alla conversione di terreno entro un’area urbana, all’infrastrutturazione del territorio”. Secondo la Commissione Europea “il consumo di suolo è, quindi, definito come la variazione da una copertura non artificiale (suolo non consumato) a una copertura artificiale del suolo (suolo consumato). Il consumo di suolo netto è valutato attraverso il bilancio tra il consumo di suolo e l’aumento di superfici agricole, naturali e seminaturali dovuto a interventi di recupero, demolizione, de-impermeabilizzazione, rinaturalizzazione o altro” (Commissione Europea, 2012). Il suolo è dunque un bene prezioso e in via di esaurimento a causa di pratiche antropiche che tendono a ridurne la disponibilità. Tuttavia il fenomeno del consumo di suolo non è di per sé irreversibile e può essere arginato ed invertito mettendo in pratica adeguate politiche di rinaturalizzazione dei terreni;

per via dell’importanza del suolo e della sua tutela, a livello internazionale sono stati definiti una serie di obiettivi a cui l’Italia deve conformarsi, sia per la loro natura vincolante che per l’oggettiva condizione di fragilità in cui versa il territorio nazionale. Gli obiettivi in questione sono:

  • l’azzeramento del consumo di suolo netto entro il 2050 (Parlamento europeo e Consiglio, 2013);
  • la protezione adeguata del suolo anche con l’adozione di obiettivi relativi al suolo in quanto risorsa essenziale del capitale naturale entro il 2020 (Parlamento europeo e Consiglio, 2013);
  • l’allineamento del consumo alla crescita demografica reale entro il 2030 (UN, 2015);
  • il bilancio non negativo del degrado del territorio entro il 2030 (UN, 2015);

a livello locale, il documento preliminare della Strategia provinciale per lo Sviluppo Sostenibile (SproSS) ha recepito il punto 17 “Arrestare il consumo di suolo” degli Obiettivi della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS) riconducendolo alla voce “territorio” degli obiettivi provinciali di sostenibilità. A tal proposito giova ricordare che la SNSvS è stata costruita sulla base degli obiettivi dell’Agenda 2030 e gli obiettivi in essa enunciati sono quindi parte integrante dello sforzo nazionale per lo sviluppo di un’economia più sana e sostenibile;

nella SproSS l’obiettivo del “Consumo di suolo 0” è richiamato diffusamente in tutti gli ambiti d’azione tanto da sottolineare che nel corso dei prossimi dieci anni occorre: 1. Intervenire sulle strategie alla base della formazione degli strumenti di pianificazione territoriale per assicurare un’impostazione di nuova generazione. A livello locale si dovrà considerare il tema paesaggio come principale tema da affrontare, prefigurando la qualità e l’identità degli insediamenti e del territorio aperto come obiettivo prioritario. I temi del consumo 0 di suolo, dei cambiamenti climatico, della connessione digitale, di nuove forme di mobilità pubblica, sono da considerare alla luce della popolazione residente in Trentino, i cui dati portano a una previsione di stabilità demografica per il prossimo decennio;

per quanto riguarda gli strumenti giuridici attualmente a disposizione della Provincia autonoma di Trento per garantire la tutela del suolo e contrastare il suo consumo, si fa riferimento alla Legge provinciale 4 agosto 2015, n. 15 (legge provinciale per il governo del territorio 2015) la quale all’art. 1 (Oggetto della legge), comma 1 riporta che “con questa legge la Provincia autonoma di Trento, nell’esercizio della propria competenza primaria in materia di urbanistica, di piani regolatori e di tutela del paesaggio prevista dallo Statuto speciale e in coerenza con i principi della legge provinciale 16 giugno 2006, n. 3 (Norme in materia di governo dell’autonomia del Trentino), detta disposizioni per il governo e la valorizzazione del territorio provinciale”, mentre all’art. 2 (Finalità della legge e principi generali), comma 1, lett. g) afferma di “perseguire il recupero degli insediamenti esistenti al fine di riqualificare il paesaggio e di limitare il consumo di suolo, anche mediante un’equa ripartizione tra i proprietari degli immobili dei diritti edificatori e degli oneri derivanti dalla pianificazione”;

all’art 3 (Definizioni), comma 1, lett. b) della legge citata al precedente paragrafo si definisce il consumo di suolo come “il fenomeno di progressiva artificializzazione dei suoli, generato dalle dinamiche di urbanizzazione del territorio, monitorabili attraverso specifici indici”;

all’art. 18 (Limitazione del consumo del suolo) comma 1 della Legge provinciale 4 agosto 2015, n. 15, si stabilisce che “gli strumenti di pianificazione territoriale perseguono l’obiettivo della limitazione del consumo del suolo quale bene comune e risorsa non rinnovabile”. In particolare al medesimo comma, lettera e) si afferma che nuove aree destinate agli insediamenti residenziali e ai relativi servizi possono essere individuate “solo se sono dimostrati (…) il necessario soddisfacimento del fabbisogno abitativo, l’assenza di soluzioni alternative e la coerenza con il carico insediativo massimo definito per quel territorio” e lo stesso vale per i nuovi insediamenti produttivi, commerciali o misti che possono essere realizzati “solo se è dimostrata (…) l’assenza di soluzioni alternative con riferimento al possibile e razionale utilizzo delle aree esistenti o già insediate, nell’ambito del territorio della comunità”. Più in generale l’art.18 definisce criteri che incentivano alla trasformazione e/o al riutilizzo del patrimonio edilizio esistente piuttosto che alla costruzione di nuovi volumi;

per monitorare la realizzazione delle proprie finalità, la legge provinciale per il governo del territorio 2015 ha previsto i seguenti strumentI:

  • l’istituzione dell’Osservatorio del paesaggio (Art. 12), con funzioni di documentazione, studio, analisi e monitoraggio dell’evoluzione del paesaggio trentino. 
  • la valutazione degli strumenti di pianificazione territoriale (Art. 20) secondo la normativa vigente;
  • l’istituzione del Regolamento urbanistico – edilizio provinciale (Art. 74) successivamente emanato con Decreto del Presidente della Provincia 8-61/Leg del 19 maggio 2017;

nell’edizione 2020 del Rapporto sulle dinamiche di urbanizzazione e sul consumo di suolo in Trentino, si sottolinea come nel solo anno 2019 il consumo di suolo in Provincia di Trento si quantifichi in 53 ettari di territorio e come, pur in presenza di grandi aree edilizie, commerciali e produttive sfitte o inutilizzate, le amministrazioni comunali continuino a modificare i Prg prevedendo nuove costruzioni. In generale il rapporto mette in chiaro come in Trentino la risorsa suolo utilizzabile risulti sempre più scarsa per effetto della riduzione delle porzioni di territorio classificate come verdi o agricole;

il problema è stato sollevato in particolare con l’interrogazione n.2292/XVI a risposta orale immediata, tramite la quale si chiedeva di sapere cosa intendesse fare la giunta provinciale per contenere l’elevato consumo di suolo fatto registrare in Trentino. Nella sua risposta, l’assessore competente in materia di urbanistica e ambiente affermava come fosse cura dell’amministrazione provinciale “prestare particolare attenzione all’obiettivo della riduzione del consumo di suolo sia nell’approvazione dei PRG che nella stessa programmazione provinciale”;

(paragrafo modificato come da emendamento a piè di pagina) in considerazione di quanto sin qui riportato si deve prendere atto che le norme esistenti non sono sufficienti per arginare il fenomeno del consumo di suolo il quale impatta negativamente sull’ambiente sotto molteplici aspetti: frammentazione del territorio e del paesaggio, isole di calore nelle aree urbane, perdita di servizi ecosistemici del suolo, ecc. Appare pertanto evidente come l’impianto normativo che dovrebbe servire a contrastare il consumo di suolo in Trentino non risulti affatto adeguato a perseguire gli obiettivi internazionali menzionati nei paragrafi precedenti e di conseguenza risulta chiara la necessità di approfondire e migliorare le leggi vigenti integrandole con le migliori proposte avanzate a livello regionale, nazionale e internazionale sulla medesima materia, avendo cura di aggiornare in tal senso la commissione consiliare competente in materia urbanistica e, di conseguenza, il Consiglio provinciale stesso;

tutto ciò premesso il Consiglio provinciale impegna la Giunta

  1. a elaborare una ricognizione delle migliori pratiche e delle proposte di legge presentate a livello regionale, statale e internazionale in materia di limitazione del consumo di suolo, al fine di individuare interventi e soluzioni di sistema, sotto il profilo ambientale, urbanistico e fiscale, che rendano effettivi gli strumenti normativi disciplinati dall’art 18 (Limitazione del consumo del suolo) della legge provinciale sul governo del territorio;
  2. a riportare l’esito della ricognizione di cui al punto precedente nella commissione consiliare competente entro 5 mesi dall’approvazione del presente ordine del giorno al fine di valutare i provvedimenti normativi e amministrativi da varare per programmare razionalmente le azioni necessarie al fine di realizzare il punto 17 “Arrestare il consumo di suolo” degli Obiettivi della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS) e degli obiettivi conseguenti fissati a livello provinciale nella Strategia provinciale per lo Sviluppo Sostenibile (SproSS)

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