Terzo mandato: un falso problema per i Comuni trentini

* intervento pubblicato su Questo Trentino il 4 gennaio 2025

In Trentino nei mesi scorsi ha ripreso vigore il dibattito sulla rimozione del limite dei due mandati per sindaci e per il presidente della Provincia. La commissione paritetica del Trentino-Alto Adige ha predisposto uno schema di norma di attuazione per riconoscere una deroga regionale, ma il Governo centrale sembra al momento resistente a questa proposta.

Numerosi sindaci, in particolare nei comuni più grandi, spingono per questa deroga ai principi sanciti dalla legislazione statale e dalla giurisprudenza costituzionale. Le motivazioni appaiono però discutibili. Prendiamo ad esempio Pergine Valsugana, il cui sindaco è tra i più attivi sostenitori dell’eliminazione del limite dei mandati: qui l’ammontare dei lavori pubblici in via di esecuzione sfiora i 30 milioni di euro, con molti progetti che si prevede saranno completati nel triennio 2025-2028.

Alla luce della recente inchiesta “Romeo” che peraltro ha coinvolto anche il sindaco di Arco, anche lui un sostenitore della rimozione di questo particolare meccanismo di bilanciamento dei potere a livello locale, riteniamo che la discussione sulla rimozione dei limiti ai mandati non possa essere isolata da altre necessarie innovazioni democratiche. Concentrarsi esclusivamente sui mandati senza considerare nuove forme di controllo e di indirizzo popolare sui grandi temi che interessano le comunità locali come pianificazione territoriale e grandi opere pubbliche significa eludere i problemi strutturali della governance locale.

I sindaci dei comuni con più di 15mila abitanti giustificano la richiesta di ulteriori cinque anni con la necessità di completare i progetti avviati. Ma questa argomentazione non convince: dieci anni non sono forse sufficienti? È importante ricordare che i progetti non sono realizzati dai sindaci, bensì dalle amministrazioni comunali sulla base di piani predefiniti, come il Documento Unico di Programmazione (DUP), proposto dal consiglio comunale su impulso della giunta.

Una democrazia efficiente dovrebbe garantire la definizione di piani condivisi con i gruppi consiliari e le condivisione delle scelte di maggior impatto sociale, ambientale ed economico con i cittadini attraverso l’attivazione di forme di partecipazione democratica, assicurando un controllo rigoroso sulla loro attuazione per prevenire sprechi e cattiva gestione. Da un lato, se un sindaco in dieci anni non riesce ad articolare e avviare piani efficaci, completando nel contempo le opere precedentemente iniziate, difficilmente può essere considerato all’altezza del ruolo. Dall’altro, il legislatore dovrebbe invece concentrarsi sul rendere più funzionale ed efficace la filiera della programmazione e realizzazione delle politiche pubbliche – non solo opere materiali ma anche, e soprattutto, servizi – piuttosto che concedere più tempo per tagliare nastri.

Non a caso la Corte costituzionale, con la sentenza n. 60 del 2023, ha evidenziato la delicatezza della questione sotto il profilo degli equilibri democratici. Il limite ai mandati consecutivi dei sindaci fu introdotto come contrappeso all’elezione diretta. In assenza di solidi meccanismi di controllo, la sua rimozione rischierebbe di favorire forme di clientelismo e impedire quel ricambio ai vertici dell’amministrazione locale necessario per evitare la personalizzazione del potere.

Alex Marini e Giovanni Clementel

6 Replies to “Terzo mandato: un falso problema per i Comuni trentini”

  1. Egregio Dr. Marini,

    condivido tutto ciò che è scritto e sono d’accordo sul fatto che 10 anni siano più che sufficienti per il mandato di un Sindaco. In ultima analisi sono contraria al terzo mandato.

    RingraziandoLa per le preziose informazioni che mi invia, La saluto cordialmente.

    Erika Nardon

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      1. ho letto, che Fugatti ha rimarcato il fatto che il Trentino Adige è Provincia Autonoma, quindi decide lui e non Roma.

        Non sono competente in materia, però c’è pure Zaia e De Luca che vorrebbero il terzo mandato. E’ un problema che va risolto, in effetti, tre mandati sono esagerati e non vanno bene.

        Mi auguro si possa arrivare ad una decisione giusta del problema.

        Grazie Dr. Marini, cordialmente, Erika Nardon

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  2. Caro dott. Marini,
    sono perfettamente d’accordo su due mandati, che bastano e avanzano, per l’insieme di ragioni che Lei ha espresso.
    Mi piacerebbe che lo stesso limite valesse anche per i parlamentari, sia a livello interno che a livello europeo. Vediamo infatti che molti campano a vita sulle nostre spalle senza produrre nulla di buono, ben incollati alla poltrona.
    Un cordiale saluto.
    avv. Maria Teresa Rigo

  3. Non sono positivo per quanto riguarda il terzo mandato come possibilità di partecipazione alle elezioni. Se costoro lo vogliono così fortemente è perché sono sicuri di essere sempre eletti, a dimostrazione pratica di quanto le elezioni siano farsa. Si potrebbe essere favorevoli al terzo mandato solo ed unicamente se a conclusione di questo, costoro fossero soppressi immediatamente o rinchiusi in conventi di clausura totale ed effettiva per il resto del vivere loro. Questa scelta possibile tra le due indicate, si potrebbe chiamare un procedimento di decenza democratica e davvero andrebbe applicato anche ai politici di questo tempo che si sono dedicati al governo della cosa pubblica.

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