Fiume Chiese e lago d’Idro. No all’inclusione della Rete di Riserve Valle e a una strategia interregionale per il monitoraggio e la tutela della risorsa idrica

Il M5S ha proposto di costruire un modello di gestione del fiume Chiese lungo l’intero corpo idrico che ne garantisse la tutela e lo sviluppo in chiave sia idraulica che ecologica. La politica trentina, cui evidentemente interessa solo spartirsi i proventi dello sfruttamento estensivo delle acque, ci ha detto no.

L’ordine del giorno che avevamo presentato era stato costruito facendo riferimento alle migliori eccellenze tecnico/scientifiche nel campo dell’idraulica e dello sviluppo ambientale. L’idea era di mettere a sistema le iniziative istituzionali e gli input positivi provenienti dal mondo della ricerca scientifica e dell’associazionismo per costruire un modello di gestione delle acque all’avanguardia in Italia e in Europa che contemperasse al meglio sia gli aspetti ambientali che quelli economici. Evidentemente troppo per chi vede nella risorsa idrica solo un bene da sfruttare fino a esaurimento senza curarsi in alcun modo delle conseguenze della propria cupidigia e che ama agire nell’ombra senza dover rispondere alla società civile e ai cittadini.

La proposta elaborata a partire da degli impegni approvati recentemente dal Consiglio regionale lombardo e dal Consiglio provinciale di Trento era costituita da tre punti programmatici: (1) valutare la fattibilità della proposta progettuale sperimentale MoCh “Modello di gestione del fiume Chiese in chiave idraulica ed ecologica”; (2) ad adottare i provvedimenti di competenza al fine di includere la Rete di Riserve Valle del Chiese nelle procedure per la definizione delle iniziative per l’attuazione dell’ordine del giorno “Monitoraggio del fiume Chiese e del lago d’Idro ai fini dell’elaborazione di un modello di sfruttamento idroelettrico sostenibile replicabile in altri bacini fluviali del Trentino” approvato dal Consiglio provinciale di Trento nel luglio 2020; (3) a verificare la disponibilità della Regione Lombardia a promuovere un’iniziativa interregionale di concerto con la Provincia autonoma di Trento e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale per l’attuazione rispettivamente dell’ordine del giorno trentino e dell’ordine del giorno concernente “la sottoscrizione di un Contratto di Fiume per il fiume Chiese” approvato dal Consiglio della Regione Lombardia nel dicembre del 2018.

Pur consapevole che a questa maggioranza lo sviluppo e la tutela delle Giudicarie e delle periferie in generale interessano poco e che interessa ancor di meno una reale ed effettiva salvaguardia ambientale, mi sono sentito in dovere di elaborare una proposta che riassumesse lo stato dell’arte sulle iniziative in corso promosse dalla società civile e dal Movimento 5 Stelle per dimostrare che una soluzione per una gestione sostenibile della risorsa idrica esiste, quello che manca è la volontà politica di realizzarla.

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Proposta di ordine del giorno N.26/74-75-76/XVI collegato ai disegni di legge 10 novembre 2020, n. 74/XVI “Legge collegata alla manovra di bilancio provinciale 2021”, 75/XVI “Legge di stabilità provinciale 2021”, 76/XVI “Bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2021-2023”

“Progetto di gestione del fiume Chiese”

nell’articolo 22 del disegno di legge 75/XVI licenziato dalla Prima commissione permanente, con una modifica alla legge provinciale 6 agosto 2020, n.6 (Assestamento del bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2020 – 2020) si propone la proroga dei termini utili per la sottoscrizione dell’Accordo interregionale per la regolazione del bacino imbrifero del fiume Chiese vincolando la scadenza per la sottoscrizione dello stesso all’inizio dei lavori per la messa in sicurezza delle opere di regolazione del lago d’Idro e, comunque, non oltre la scadenza della concessione di grande derivazione d’acqua a scopo idroelettrico afferente la gestione degli invasi sul fiume Chiese;

lo scopo dell’accordo da siglare con la Regione Lombardia e il concessionario, ai sensi dell’articolo 36 delle norme di attuazione del piano generale di utilizzazione delle acque pubbliche previsto dall’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 381 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Trentino – Alto Adige in materia di urbanistica ed opere pubbliche) è per regolare:
a) la fornitura, fino alla data prevista dall’accordo, di quantitativi d’acqua aggiuntivi rispetto a quelli dovuti in base al “Regolamento per la gestione coordinata del lago d’Idro e dei serbatoi dell’Alto Chiese – edizione 21 marzo 2002” e a quelli dovuti, nelle more della messa in sicurezza delle opere di regolazione, in base al “Protocollo operativo temporaneo per il coordinamento della concessione Alto Chiese con il lago d’Idro in attuazione dei punti 12) e 13) della deliberazione della Giunta della Provincia autonoma di Trento n. 1710 del 3 luglio 2008”;
b) le modalità di svaso e reinvaso dei quantitativi d’acqua aggiuntivi;
c) i criteri per il calcolo della compensazione economica dovuta al concessionario, prevedendo in particolare i limiti massimi e il termine ultimo per la corresponsione;
d) le modalità di corresponsione della compensazione economica dovuta al concessionario.

il 18 dicembre 2018 il Consiglio della Regione Lombardia, con deliberazione XI/259 (Atto 2018/XI.2.6.4.173), approvava l’ordine del giorno n. 173 concernente “la sottoscrizione di un Contratto di Fiume per il fiume Chiese” per impegnare il Presidente e la Giunta regionale “a farsi parte attiva con gli enti territoriali competenti per promuovere l’istituzione di un Contratto del Fiume Chiese sublacuale per tutelare lo stato di salute del corso d’acqua dal lago d’Idro alla confluenza nell’Oglio, stipulando un Piano d’Azione che comprenda anche le azioni di controllo e salvaguardia citate nelle premesse”;

il Contratto di Fiume è uno strumento che mira a raggiungere gli obiettivi delle Direttive Europee sulle Acque (2000/60/CE) e sulle Alluvioni (2007/60/CE) supportando e promuovendo politiche e iniziative volte a consolidare comunità fluviali resilienti, riparando e mitigando, almeno in parte, le pressioni dovute a decenni di urbanizzazione sregolata;

nelle premesse dell’ordine del giorno n.173 si specifica che il Contratto di Fiume è un accordo tra soggetti che hanno responsabilità nella gestione e nell’uso delle acque, nella pianificazione del territorio e nella tutela dell’ambiente. Si tratta di uno “strumento volontario di programmazione strategica e negoziata che persegue la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale”;

il concetto di “riqualificazione dei bacini”, nell’ambito dei Contratti di Fiume, è inteso nella sua accezione più ampia e riguarda tutti gli aspetti paesistico-ambientali del territorio, dai processi di natura idrogeologica e geomorfologica all’evoluzione degli ecosistemi naturali e antropici. Un Contratto di Fiume è quindi un accordo (Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale – AQST) la cui sottoscrizione porta all’adozione di un sistema di regole basate su criteri di utilità pubblica, rendimento economico, valore sociale e sostenibilità ambientale;

i protagonisti di questi tipi di accordi sono: una comunità (comuni, province, ambiti territoriali ottimali, regione, imprese, cittadini, associazioni, ecc.), un territorio (suoli, acque, insediamenti, aria, ecc.) e un insieme di politiche e di progetti a diverse scale/livelli. Gli obiettivi del Contratto di Fiume sono: la riduzione dell’inquinamento delle acque, riduzione del rischio idraulico, riqualificazione dei sistemi ambientali e paesistici e dei sistemi insediativi afferenti ai corridoi fluviali e condivisione delle informazioni e diffusione della cultura dell’acqua;

l’ordine del giorno 233/XVI  “Monitoraggio del fiume Chiese e del lago d’Idro ai fini dell’elaborazione di un modello di sfruttamento idroelettrico sostenibile replicabile in altri bacini fluviali del Trentino” approvato il 29 luglio 2020 impegna la Giunta provinciale:
1. a valutare e promuovere, attraverso le strutture competenti della Provincia autonoma di Trento e la Regione Lombardia, uno schema di accordo di collaborazione tra Università degli studi di Trento e Università degli studi di Brescia per la validazione di un modello sperimentale orientato a migliorare la sostenibilità dello sfruttamento idroelettrico in presenza di utilizzi plurimi delle acque del fiume Chiese e del lago d’Idro;
2. a valutare e promuovere, tenuto conto dei dati e degli indirizzi di programmazione già adottati dall’Amministrazione provinciale, le iniziative di competenza per avviare una fase sperimentale di rilevazione, elaborazione e pubblicazione dei dati riguardo il monitoraggio dei parametri anche di funzionalità ecologica del fiume Chiese e del lago d’Idro con l’obiettivo di valutare un modello replicabile anche sugli altri corsi d’acqua e bacini idrografici del Trentino;

è pacifico che gli obiettivi politici nell’ambito della tutela della risorsa idrica del bacino del Chiese della Regione Lombardia e della Provincia autonoma di Trento siano coincidenti;

è altrettanto pacifico che i rapporti tra Università degli Studi di Brescia e Università degli Studi di Trento siano eccellenti come attestato dalla sottoscrizione della Carta dell’Adamello sottoscritta presso il Rifugio ai Caduti dell’Adamello il 19 luglio 2019;

con la sottoscrizione della Carta dell’Adamello, l’Università di Brescia, la Rete delle Università Sostenibili presso la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (di cui fa parte l’Università di Trento), il Club Alpino Italiano e il Comitato Glaciologico Italiano si sono impegnati a collaborare tra loro, con la società civile e i cittadini per promuovere:
1. la cultura della sostenibilità nei propri corsi di studio nell’ambito delle proprie finalità didattiche;
2. la ricerca e la formazione negli ambiti contemplati dai 17 Obiettivi di Sviluppo sostenibile nell’ambito delle proprie finalità scientifiche;
3. la sensibilizzazione dei cittadini e della società rispetto ai 17 Obiettivi nell’ambito della propria finalità di terza missione e delle proprie attività istituzionali;

come illustrato nell’interrogazione 561/XVI “Gestione idrica delle acque del fiume Chiese e del lago d’Idro e relative intese politiche tra i rappresentanti istituzionali degli enti territoriali coinvolti” del 6 giugno 2019 la società civile da anni è attiva nella promozione di iniziative per la salvaguardia del fiume Chiese e del lago d’Idro. Basti ricordare che in data 21.02.2018 veniva presentata al Presidente del Consiglio provinciale di Trento la petizione 25/XV avente ad oggetto “Salvaguardia ambientale delle risorse idriche dell’intero bacino del fiume Chiese e del lago d’Idro”. Nella petizione, tra le altre questioni, si chiedeva: (1) di “sollecitare l’ammodernamento dei sistemi irrigui della vasta area irrigata con la risorsa prelevata dal Fiume Chiese, ovvero la gran parte della pianura padana irrigata con sistemi ora obsoleti e concepiti per un grandissimo consumo della risorsa primaria”; (2) di “pianificare la gestione coordinata delle risorse idriche attraverso un bilancio idrico e con modalità ragionevoli e rispettose delle esigenze ambientali sull’intera asta del fiume Chiese e sul Lago D’Idro”;

la più recente e omnicomprensiva iniziativa della società civile è promossa dal “Tavolo delle Associazioni che amano il Fiume Chiese e il suo Lago D’Idro”, costituito da ben 19 associazioni, la più a nord delle quali, l’Associazione Pescatori dell’Alto Chiese, con sede in Pieve di Bono – Prezzo (Tn);

il 6 ottobre 2017, in risposta all’interrogazione n.4-17110/XVII presentata alla Camera dei Deputati, il Ministro dell’Ambiente, in riferimento all’ipotesi di inserire il lago d’Idro tra i siti della Rete italiana per la ricerca ecologica di lungo termine e per recepire le raccomandazioni dello studio Silmas in ordine alla costituzione di un osservatorio scientifico permanente sull’Eridio, specificava che già alcuni grandi laghi lombardi come il lago di Garda, il lago Maggiore, il lago di Como e il lago d’Iseo fanno parte della rete dei siti della Lter e che l’aggiunta di ulteriori siti dovrebbe essere proposta da un ente di ricerca o in alternativa dalla regione Lombardia. A tal riguardo, il Ministro affermava che su impulso degli enti locali fosse possibile inoltre valutare l’istituzione di un osservatorio permanente del lago, sulla scorta di quanto fatto ad esempio sul lago di Varese;

nel corso della XVI Legislatura provinciale sono proseguiti gli investimenti nelle Reti di Riserve istituite ai sensi dell’art. 47 della legge provinciale sulle foreste e sulla protezione della natura (Legge provinciale 23 maggio 2007, n. 11), quale modello di gestione e valorizzazione delle aree protette di Natura 2000 con un approccio dal basso. In tale contesto si rileva l’estensione della durata dell’Accordo di Programma per l’attivazione della Rete di riserve Valle del Chiese con un programma finanziario 2017-2020 aggiornato a quasi 770 mila euro (deliberazione n. 1795 del 14 novembre 2019) nonché l’approvazione del Piano di gestione unitario, il cui capofila è il Comune di Storo (deliberazioni n.626 del 15 maggio 2020 – Approvazione del Piano di gestione della rete di riserve “Valle del Chiese”);

come sottolineato nella Seconda Relazione sullo stato di attuazione del Programma per la XVI Legislatura, i piani di gestione sono finalizzati all’organizzazione delle informazioni e delle conoscenze disponibili sul territorio oggetto di protezione e alla programmazione di azioni utili a tutelare e gestire in modo conservativo le specie e gli habitat presenti, a promuovere e sostenere politiche di conservazione della natura e di valorizzazione della biodiversità, nonché iniziative di sviluppo locale sostenibile;

l’istituzione della Rete di riserve “Valle del Chiese” è premessa per l’eventuale evoluzione in Parco Fluviale ai sensi dell’art. 48 della legge provinciale 11/2007. A tal fine nell’accordo di programma sono state previste una serie di azioni concrete di conservazione e tutela attiva degli ambienti acquatici anche attraverso interventi di riqualificazione ambientale e di ripristino di corsi e specchi d’acqua nelle modalità definite nell’Accordo di programma per la Rete di riserve “Valle del Chiese”;

in considerazione delle iniziative delle istituzioni, della società civile e del mondo accademico illustrate nei paragrafi precedenti e degli indirizzi contenuti nell’ordine del giorno 233/XVI, un gruppo di lavoro misto costituito su base spontanea e composto anche da docenti e professori delle Università degli studi di Trento e di Brescia ha elaborato una proposta progettuale sperimentale MoCh “Modello di gestione del fiume Chiese in chiave idraulica e ecologica” (in allegato);

la proposta progettuale, prefigurando il potenziale coinvolgimento di partner istituzionali e istituti di ricerca quali Rete di Riserve Valle del Chiese, APPA di Trento, ARPA Lombardia, Università degli studi di Brescia, Università degli studi di Treno, Eledia Research Center di Trento, Fondazione Mach, Museo delle Scienze di Trento, Comunità Montana di Valle Sabbia, ISPRA nonché delle associazioni attive a livello locale nella tutela del territorio, articola gli obiettivi operativi e le modalità di realizzazione dei medesimi per perseguire i fini definiti dal Consiglio provinciale nell’ordine del giorno 233/XVI;

tutto ciò premesso il Consiglio impegna la giunta provinciale

a valutare la fattibilità della proposta progettuale sperimentale MoCh “Modello di gestione del fiume Chiese in chiave idraulica ed ecologica” allegata al presente ordine del giorno, sia sotto il profilo delle specifiche tecniche che dell’interesse dei partner istituzionali e di ricerca, e a comunicare l’esito della valutazione entro 60 giorni dall’approvazione dello stesso;

ad adottare i provvedimenti di competenza, ai sensi dell’art. 47 della legge provinciale sulle foreste e sulla protezione della natura n.11 del 2007, al fine di includere la Rete di Riserve Valle del Chiese nelle procedure per la definizione delle iniziative per l’attuazione dell’ordine del giorno 233/XVI “Monitoraggio del fiume Chiese e del lago d’Idro ai fini dell’elaborazione di un modello di sfruttamento idroelettrico sostenibile replicabile in altri bacini fluviali del Trentino” del 29 luglio 2020;

a verificare la disponibilità della Regione Lombardia a promuovere un’iniziativa interregionale di concerto con la Provincia autonoma di Trento e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale per l’attuazione rispettivamente dell’ordine del giorno 233/XVI approvato dal Consiglio provinciale di Trento il 29.07.2020 e dell’ordine del giorno n. 173/2018 concernente “la sottoscrizione di un Contratto di Fiume per il fiume Chiese” approvato dal Consiglio della Regione Lombardia il 18.12.2018;

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