Premio per l’atleta dell’anno per i diritti dell’Uomo e dell’Ambiente: la maggioranza si rifiuta di valutarne l’istituzione

Nella storia dello sport ci sono stati grandi atleti che con le loro azioni non hanno solo stabilito record incredibili ma hanno anche lasciato il segno sull’epoca nella quale sono vissuti. Per questo, anche in vista delle Olimpiadi Invernali del 2026 che si terranno anche in Trentino avevamo proposto di istituire un premio a favore degli atleti che si impegnano nella tutela dei diritti dell’uomo e dell’ambiente. Purtroppo non avevamo fatto i conti con la “sensibilità “ (o meglio, con la mancanza della stessa…) della maggioranza che governa il Trentino, che infatti ha ben pensato di rifiutarsi di prendere anche solo in considerazione la cosa.

La nostra idea era semplice, creare un premio per dare risalto ai comportamenti meritevoli degli atleti che vanno oltre la mera pratica sportiva, dando segnali di valore sociale, umano e ambientale fuori dal comune, e quindi premiandoli e valorizzandoli all’interno di un evento dedicato. Si sarebbero potute coinvolgere realtà quali Forum trentino per la pace e i diritti umani e la Fondazione Campana dei Caduti e catalizzare l’attenzione di tante persone, non solo a livello nazionale, producendo attenzione positiva verso il Trentino per un’iniziativa innovativa sotto il profilo del processo civile. 

La maggioranza però non vuole saperne. Stupidi noi a credere che i valori della sportività e dell’umanità potessero far breccia nelle teste di coloro che ragionano e pensano ogni iniziativa solo in base ai vantaggi che questa può o meno portare loro…

PS. Aggiornamento al 24 maggio 2021:
la proposta di ordine del giorno è stata ripresa e adattata dal consigliere circoscrizionale di Rovereto Germano. La proposta di mozione indirizzata al Comune di Rovereto è stata approvata dal Consiglio circoscrizionale di Noriglio il 24 maggio 2021.

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Segue la il testo integrale della proposta di ordine del giorno n.2/90/XVI collegata al disegno di legge n. 90/XVI “Misure straordinarie per l’organizzazione dei venticinquesimi giochi olimpici invernali e dei quattordicesimi giochi paralimpici invernali 2026”. Bocciata il 14 maggio 2021. A piè di pagina il video di presentazione della proposta di ordine del giorno

Istituzione di un premio per gli atleti che tenga conto del loro impegno a favore dei diritti dell’uomo e dell’ambiente

Nel gennaio del 2021 in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport Papa Francesco ha incentrato il suo discorso su sette parole chiave che sintetizzano il suo pensiero sull’importanza e il valore dello sport: lealtà, impegno, sacrificio, inclusione, spirito di gruppo, ascesi e riscatto (Lo sport secondo Papa Francesco (Un’enciclica laica sullo sport) – Gazzetta dello Sport, 2 gennaio 2021);

alla domanda del giornalista sull’importanza dell’elemento dell’inclusione – contrapposta alla cultura del razzismo, dello scarto – quale caratteristica che da sempre ha distinto le Olimpiadi, Papa Francesco ha risposto: “Chiediamo al Signore la grazia di poterci avviare verso un anno di ripartenza di tutto. Penso, ad esempio, al dramma della mancanza di lavoro e della conseguente sempre maggiore disparità tra chi ha e chi ha perso anche quel poco che aveva. Certamente le Olimpiadi, di cui ho sempre apprezzato il desiderio innato di costruire ponti invece che muri, possono rappresentare anche simbolicamente il segno di una partenza nuova e con il cuore nuovo. All’inizio dell’esperienza delle Olimpiadi, infatti, si prevedeva addirittura la tregua dalle guerre nel tempo delle competizioni. Ogni quattro anni, il mondo ha la possibilità di fermarsi per chiedersi come sta, come stanno gli altri, qual è il termometro di tutto. Non per nulla certe gesta olimpiche sono diventate simbolo di una lotta: pensiamo al razzismo, all’esclusione, alla diversità. Celebrare le Olimpiadi è una delle forme più alte di ecumenismo umano, di condivisione della fatica per un mondo migliore”;

il ragionamento di Papa Francesco induce a un ragionamento più ampio rispetto al mondo dello sport come modello di sviluppo sociale ed economico. Una simile riflessione era già stata fatta negli anni ‘90 da Alexander Langer per sottolineare come il desiderio di un’alternativa globale – sociale, ecologica e culturale – non fosse sufficiente. Secondo il pensatore sudtirolese la domanda decisiva non era tanto cosa si dovesse fare o non fare, ma come suscitare motivazioni ed impulsi che rendessero possibile la svolta verso una correzione di rotta perché la visione che veniva prospettata allora non era sufficientemente convincente (Più lenti, più dolci, più profondi – Supplemento a Notizie Verdi n.15 del 10/10/1998);

Alexander Langer riteneva che nè singoli provvedimenti, nè un migliore ministero dell’ambiente, nè una valutazione di impatto ambientale più accurata, nè norme più severe avrebbero potuto correggere la rotta, ma solo una decisa rifondazione culturale e sociale di ciò che una società o una comunità considerassero desiderabile. Per descrivere la situazione utilizzò una metafora che mantiene intatta la sua attualità: sinora si è agito all’insegna del motto olimpico “citius, altius, fortius” (più veloce, più alto, più forte), che meglio di ogni altra sintesi rappresenta la quintessenza dello spirito della nostra civiltà, dove l’agonismo e la competizione non sono la mobilitazione sportiva di occasioni di festa, bensì, la norma quotidiana ed onnipervadente. Se non si radica una concezione alternativa, che potremmo forse sintetizzare, al contrario, in “lentius, profundius, suavius” (più lento, più profondo, più dolce), e se non si cerca in quella prospettiva il nuovo benessere, ogni singolo provvedimento, per quanto razionale, sarà al riparo dall’essere ostinatamente osteggiato, eluso o semplicemente disatteso;

la specie umana ha potuto sopravvivere per secoli grazie alla capacità di cooperare con i suoi simili. Nel processo evolutivo dell’essere umano l’altruismo e il fattore solidaristico hanno prevalso sulle teorie e i comportamenti che rimandano al darwinismo sociale, rappresentando così un vantaggio decisivo rispetto alle altre specie e consentendo così la sopravvivenza e l’espansione della civiltà umana. La cooperazione tra esseri umani e l’autoaffermazione degli stessi nel rispetto dell’ambiente in cui vivono costituiscono anche nell’era della modernità fattori costitutivi per una società autenticamente libera. In tal senso lo sport può trasmettere un messaggio positivo se si dimostra che non è mera competizione che trasforma il gioco in battaglia producendo perdenti inadatti, ansia e insicurezza, ma è lavoro e scuola di vita, dove la reciprocità sociale prevale sul valore della competizione arricchendo i rapporti interpersonali, quindi le persone e rendendo di conseguenza gli individui felici; 

la storia ci porta esempi evocativi di campioni e di atleti virtuosi nell’ambito sociale che hanno saputo utilizzare lo sport sia come veicolo per la salute fisica e psichica (riducendo i costi sanitari), sia come strumento per la costruzione dell’identità sociale sui principi e sui valori della reciprocità e solidarietà (aumentando l’identità, la coesione e la fiducia sociale di intere nazioni). A livello internazionale sono rimasti impressi nella memoria di intere generazioni diverse vicende e personaggi sportivi. Pensiamo solo al calciatore brasiliano Sócrates, idolo romantico degli appassionati sportivi sognatori e idealisti. Sul campo era il re del colpo di tacco Doutor Sócrates, mentre nella vita è stato il Che Guevara del fútbol, uno dei leader della democrazia corinthiana che ha innovato radicalmente il modello di gestione delle decisioni nello spogliatoio, ma soprattutto ha accompagnato attivamente la transizione politica brasiliana dalla dittatura ad un regime democratico aperto. Nel calcio moderno dove le pay-tv e il meccanismo perverso, per ora abortito, della Superlega la fanno da padrone, lo spogliatoio del Corinthias come luogo mistico dove nascevano le idee per esprimere pubblicamente pensieri e azioni politiche appare inconcepibile, eppure è esistito;

in Italia l’allenatore Zeman ha suscitato simpatia ed empatia trasversalmente a tutte le tifoserie per le sue prese di posizioni contro il potere finanziario nel calcio e per la sua lotta al doping. Il calcio giocato dalle sue squadre era creatività e gioia, ma esprimeva anche una speranza per un mondo diverso dove anche le squadre provinciali come il Foggia potessero far sognare i tifosi di tutta Italia;

sempre a livello di squadra l’esempio forse più simbolico è rappresentato dalla società polisportiva Sankt Pauli in Germania. Negli anni ‘80 le tifoserie tedesche erano invase da fazioni fasciste, ma ad Amburgo nello stadio di Millerntor fu intrapreso un percorso di costruzione dell’identità sociale unico nel suo genere. Fu promossa una politica dell’inclusione dei più deboli e degli emarginati, i fascisti furono esclusi dallo stadio e la partecipazione popolare passò dai 1.600 ai 20.000 spettatori a partita. La polisportiva non si limitò a costituire squadre per competere e vincere ma promosse (e continua a promuovere) progetti di solidarietà sociale, raccolte fondi per combattere le ingiustizie sociali e iniziative di beneficenza per la città di Amburgo e di respiro internazionale. In tempi più recenti, nel 2019, per confermare l’attaccamento ai valori della solidarietà e della pace la società i liberare il calciatore per “il disprezzo verso i valori alla base della nostra società, tra tutti il rifiuto di qualsiasi tipo di guerra”;

passando al mondo anglosassone, si trovano vari esempi del valore sociale e civile dello sport anche in discipline diverse dal calcio. David Pocock da capitano della nazionale australiana di rugby è stato attivista nella lotta ai cambiamenti climatici e per la salvaguardia ambientale. In un’occasione fu arrestato per aver protestato contro l’espansione di una miniera che avrebbe devastato il paesaggio australiano. È stato anche uno strenuo difensore dei diritti gay. Si sposò nel 2010 ma senza firmare formalmente i documenti di matrimonio. Dichiarò che non l’avrebbe fatto fino a che non fosse stato legalizzato il same sex marriage. Firmò l’atto di matrimonio nel 2018 quando il parlamento australiano sancì definitavamente il diritto dei gay di sposarsi come per le coppie eterosessuali;

negli USA il quarterback Colin Kaepernick sfidò il potere finanziario e mediatico della National Football League. Nel 2017, nel prepartita di un match dei San Francisco 49ers, durante l’inno americano, si mise in ginocchio per protestare contro la brutalità della polizia. Il gesto causò l’8% di perdite negli abbonamenti Tv ed ebbe dunque un notevole impatto finanziario. Il giocatore fu escluso e lasciato senza stipendio. Successivamente andò a processo riuscendo ad ottenere un risarcimento milionario, ma soprattutto affermando il diritto alla protesta nella lotta al razzismo e più in generale il diritto ad esigere giustizia sociale anche nell’ambito dello sport professionistico;

prima di Kaepernick, come non ricordare i pugni chiusi di Tommie Smith e John Carlos, quando nel 1968 sul primo e sul terzo gradino del podio dei 200 metri delle Olimpiadi di Città del Messico misero in atto una protesta contro la discriminazione razziale che lasciò il segno nella storia. Smith registrò anche il record mondiale su quella distanza (superato poi da Mennea solo nel 1979). I due atleti alzarono il pugno al cielo con il guanto nero per protesta e furono squalificati. Cinquant’anni dopo il “black power salute” realizzato a Città del Messico l’ingiustizia razziale persiste ma il gesto è rimasto nell’immaginario collettivo come iniziativa per l’emancipazione dall’oppressione razziale; 

a livello locale è recente il bellissimo caso di Domenico Volpati, mediano del Hellas Verona che vinse uno storico scudetto nella stagione 1984-85. Dopo essersi laureato in chirurgia ha esercitato per 28 anni la professione di dentista, prima di andare in pensione nel 2019. Nell’aprile di quest’anno, però, è sceso nuovamente in campo per giocare una nuova partita e battere il coronavirus. Volpati, infatti, si è aggregato agli altri volontari per somministrare i vaccini anti-Covid nel centro allestito sul Lago di Tesero. L’atleta ha dimostrato che si può essere sia sportivi vincenti che uomini di valore e rimanere tali pur con il passare degli anni (Domenico Volpati: lo scudetto con il Verona, 28 anni da dentista e ora vaccinatore volontario in Trentino – Corriere del Veneto, 4 aprile 2021);

i gesti eclatanti degli atleti e delle squadre sopra illustrati rappresentano semplici esempi e tanti altri se ne sarebbero potuti elencare. Si tratta di azioni che hanno saputo stimolare comportamenti emulativi positivi, i quali hanno determinato benefici inestimabili ed esternalità virtuose in termini di progresso sociale e civile e di certo sono rimasti impressi nella mente di molti cittadini, anche non tifosi, per il loro valore che trascende il solo aspetto sportivo;

per Papa Francesco le Olimpiadi possono dare un contributo alla globalizzazione dei diritti, fungendo da faro per i naviganti dell’imponente mondo economico che ruota intorno allo sport: mettendo al centro di tutto la persona, l’uomo teso al suo sviluppo, la difesa della dignità di qualunque persona. A tal proposito si richiama un passaggio dell’enciclica Fratelli Tutti: “Contribuire alla costruzione di un mondo migliore, senza guerre e tensioni, educando i giovani attraverso lo sport praticato senza discriminazioni di alcun genere, in uno spirito di amicizia e lealtà” (Lettera enciclica del Santo Padre Francesco sulla fraternità e l’amicizia sociale “Fratelli tutti”www.vatican.va 3 ottobre 2020);

come emerge da quanto finora illustrato, lo sport può fungere da veicolo di una nuova politica di rigenerazione sociale ed ecologica che, secondo Langer, avrebbe potuto aversi solo sulla base di nuove (o forse antiche) convinzioni culturale e civili, elaborate – come è ovvio – in larga misura al di fuori della politica, fondate piuttosto su basi religiose, etiche, sociali, estetiche, tradizionali, forse etniche (radicate, cioè, nella storia e nell’identità dei popoli);

la provincia di Trento, partendo dall’esperienza del Festival dello Sport, organizzato da La Gazzetta dello Sport e da Trentino Marketing, con il patrocinio del Coni e del Comitato italiano paralimpico e la cui prima edizione risale al 2018, ha l’opportunità di promuovere azioni concrete e innovative di comunicazione sociale per la promozione dei diritti umani tramite gli atleti e i personaggi del mondo dello sport come veicoli comunicativi. Nel contesto di un simile evento e facendo leva sulla visibilità sul panorama globale assicurata dalle Olimpiadi, si potrebbe valutare l’introduzione di un premio speciale per riconoscere il valore degli atleti non solo per la capacità di eccellere nella loro specialità sportiva, ma anche per la capacità di offrire un modello di uomo e di donna che vada oltre la vittoria sportiva e che si distingua per la solidarietà, lo spirito di fratellanza e le azioni positive messe in campo per promuovere i diritti umani e per affrontare le sfide globali come l’emergenza ambientale;

Tutto ciò premesso, il Consiglio impegna la Giunta e il Consiglio provinciale 

a valutare, sentito il Forum trentino per la pace e i diritti umani e la Fondazione Campana dei Caduti, l’istituzione del premio dell’atleta dell’anno per la globalizzazione dei diritti dell’uomo e dell’ambiente, al fine di distinguere, all’interno del panorama internazionale, la Provincia autonoma di Trento per le iniziative volte a valorizzare la tutela dei diritti e l’attivismo per far fronte alle sfide e alle emergenze globali, tenendo in considerazione i valori della pace e dell’inclusione che caratterizzano i Giochi Olimpici e lo sport in generale.

Il Dolomiti – 22 maggio 2021
John Carlos, il velocista che nel ’68 fece il saluto del “Black Power” sul podio, condivide la proposta di Marini bocciata in Consiglio: “Una grande soddisfazione”

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