Porfido trentino: il M5S fa potenziare i poteri di intervento contro i malfattori

Il mese scorso abbiamo messo a segno 2 risultati importanti nella lotta alla criminalità organizzata in Trentino. Due emendamenti del M5S sono infatti stati inseriti nel disegno di legge 64, “Disciplina della ricerca e delle concessioni minerarie e modificazioni della legge provinciale sulle cave 2006”, che di fatto proroga per l’ennesima volta le concessioni ai cavatori di porfido.

I 2 emendamenti in questione incidono sugli articoli 1ter e 28 della legge provinciale sulle cave.

Il primo prevede che, in caso di condanna passata in giudicato a danno dei detentori di concessioni, queste decadano secondo quanto disposto dal codice antimafia e dal codice dei contratti pubblici.

Il secondo dà ai Comuni il potere di sospendere l’attività di cava a fronte a violazioni ed eventi di particolare gravità al fine di evitare danni irreparabili. In forza della modifica normativa i Comuni potranno sospendere la concessione ad esempio di fronte a frequenti violazioni delle previsioni del progetto di coltivazione, se la violazione comporta grave pregiudizio per la razionale coltivazione dei giacimenti o comporta l’escavazione fuori progetto per un volume superiore a 8.000 metri cubi, nel nel caso di utilizzo di uno o più lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria oppure in caso di gravi e reiterate violazioni di norme in materia di tutela e sicurezza del lavoro o in seguito all’adozione del secondo provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale per violazioni delle norme in materia di tutela e sicurezza del lavoro.

Si tratta di 2 interventi puntuali che colmano alcune lacune della normativa rendendola meno interpretabile e più stringente, fermo restando che il potere di intervento è e resta nelle mani dei Comuni, che dovranno eventualmente attivare le procedure e che, come si è visto, sono più a rischio di venire influenzati da parte della malavita rispetto alle strutture provinciali. Per questo avevamo anche proposto che fosse la Provincia a prendere in mano la parte amministrativa riguardante il delicato settore del porfido, ma la maggioranza provinciale non ha voluto saperne. Pare proprio che la lezione uscita dall’operazione Perfido a qualcuno non abbia insegnato molto.

In sintesi, da un lato non possiamo dimostrare soddisfazione per la bocciatura della proposta di ordine del giorno con cui si chiedeva un’analisi propedeutica alla definizione di un progetto di riforma e armonizzazione normativa del settore delle attività minerarie e dell’attività estrattiva del porfido al fine di portare in capo alla Provincia, i processi amministrativi e di controllo ora in capo ai Comuni e per il fatto che è stata approvata l’ennesima proroga come quella sui termini per l’adozione dei programmi di attuazione di coltivazione di cave e la relativa valutazione di impatto ambientale (vedi comma 7 quinqueis dell’art.37). Dall’altro possiamo dire di aver ottenuto risultati concreti, sia con l’approvazione di due emendamenti che permettono all’ente pubblico di avere più potere di fronte ai malfattori, che con l’ordine del giorno che impegna la Provincia a valutare i presupposti per costituirsi parte civile nel dibattimento processuale dell’operazione Perfido.

Le immagini degli emendamenti approvati:

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