Diritto a promuovere referendum nei comuni. Il Consiglio regionale dice no alla salvaguardia dei diritti nel periodo di emergenza Covid

Nella seduta del 17 maggio scorso il Consiglio regionale ha trattato il disegno di legge 37/XVI (qui la relazione della Prima Commissione) per rinviare all’autunno prossimo le elezioni comunali che si sarebbero dovute tenere nella primavera del 2021. Le elezioni riguardano i comuni trentini di Brentonico, Terragnolo e Bondone e i comuni della provincia di Bolzano Merano, Glorenza e Nalles. 

Come avvenuto nel 2020 il Consiglio regionale non ha voluto considerare sistemi di voto alternativi a quello classico e che vengono utilizzati in maniera diffusa in altre realtà democratiche a livello globale. L’unica soluzione che si è voluta percorrere è stata dunque quella di adottare un provvedimento straordinario rinviando la data elettorale rispetto ai termini previsti dalla legge regionale.

Se negli Stati Uniti e in Svizzera vengono messe in discussione le scelte degli esecutivi riguardo alla situazione in periodo di emergenza sanitaria, nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol la scelta è quella di sospendere ulteriormente il diritto di elettorato attivo. Paese che vai Democrazia che (non) trovi.

C’è però un fatto ancor più grave. Oltre a rinviare le elezioni il Consiglio regionale per la seconda volta non si è premurato di rendere esigibile il diritto a promuovere referendum, abbassando il numero delle firme per poterlo richiedere – al pari di ciò che è stato fatto per agevolare la formazione di liste elettorali per le quali il numero delle firme è stato abbassato al 30% rispetto alla soglia standard – o di estendere il periodo per poter raccogliere firme a sostegno di un referendum.

Agli ostacoli che il Comitato dei Diritti Umani dell’ONU ha giudicato irragionevoli nell’esercizio del diritto a promuovere referendum (vedi voto approvato ad aprile), in periodo di emergenza sanitaria si aggiunge il problema degli assembramenti e di mantenimento delle distanze che rende impossibile poter promuovere i referendum previsti dal Codice degli Enti Locali:

  • richieste di referendum confermativo sulle modifiche statutarie previsti dall’art.4
  • richieste di referendum popolare, consultazione e iniziativa popolare previsti dall’art.15
  • domande di fusione e aggregazioni di comuni su iniziativa popolare ai sensi dell’art.24

Per superare la problematica avevamo presentato un emendamento specifico (immagine a piè di pagina) per il periodo emergenziale ma il Consiglio ha bocciato la proposta.

Dulcis in fundo, abbiamo presentato anche un emendamento per accorpare le elezioni comunali ai referendum provinciali (immagine a piè di pagina) in modo da poter fissare un’unica data di voto per svolgere le elezioni comunali e il referendum sul biodistretto agricolo (a tal riguardo vedasi testo del question time e il resoconto della discussione nell’aula del Consiglio provinciale a piè di pagina). Si sarebbero risparmiati soldi pubblici ma anche questa proposta è stata bocciata, e del resto la paura di far alzare la partecipazione popolare da parte di chi siede nei palazzi del potere è tanta, per cui devono controllare tutto, a partire da date e accorpamenti, anche se minimi.

Negli interventi in aula ne ho approfittato per sottolineare l’avversità dei sindaci rispetto agli strumenti referendari stigmatizzando la mancata attuazione dal parte del Consiglio delle Autonomie Locali di Trento della norma che prevede l’istituzione della commissione provinciale per l’ammissibilità dei referendum dei comuni trentini. Sul tema specifico ho peraltro presentato un’interrogazione in Consiglio provinciale (2662/XVINomina della commissione per la valutazione dell’ammissibilità dei referendum popolari nei comuni della provincia di Trento) e una in Consiglio regionale (81/XVIMancata ottemperanza all’art.16bis del Codice degli Enti Locali)

Qui il comunicato dell’ufficio stampa del Consiglio regionale del 17 maggio 2021

Interrogazione a risposta immediata 2522/XVI dell’8 aprile 2021 “Convocazione dei comizi elettorali relativi al referendum sul distretto biologico trentino” (risposta fornita in aula il 13 aprile)

Il 17.03.20 venivano depositate 12.848 firme al fine di validare la richiesta di referendum depositata il 26.07.19 per indire una consultazione per la costituzione del distretto biologico trentino. Nel maggio 2020 la Commissione provinciale referendaria promulgava il quesito. Considerato che le proposte emendative di accorpare elezioni comunali e referendum provinciali avanzate in commissione e in aula sul disegno di legge regionale n.23 sono state bocciate, il referendum avrebbe dovuto svolgersi in una domenica compresa tra il 1° febbraio e il 31.05.21 ai sensi della Lp 3/2003. Nel gennaio 2021 l’assessore provinciale con delega all’agricoltura dichiarava di voler presentare un proprio disegno di legge per disciplinare il settore biologico senza specificare le modalità di interazione con l’iniziativa referendaria. Con ordinanza n.63 del 15.01.21 il presidente della Provincia sospendeva le procedure per l’indizione di referendum fino al 31.04.20. La parte dell’ordinanza riguardante la procedura referendaria è stata annullata dal T.A.R. di Trento con sentenza n.36/2021, pubblicata il 12.03.21. Il 06.04.21 il presidente dichiarava alla stampa la volontà di chiedere al Governo di valutare aperture anticipate degli esercizi commerciali, affermando che “se la situazione attuale dei contagi fosse confermata si potrebbero valutare le aperture prima rispetto a quanto previsto”. Nulla veniva specificato circa le iniziative per assicurare l’esercizio dei diritti politici. A fronte di quanto riportato si interroga per sapere come la giunta provinciale intenda procedere riguardo alla convocazione dei comizi elettorali riguardanti il predetto referendum

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Disegno di legge in materia di referendum 89/XVI depositato nell’aprile 2021

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