Piaga del mobbing nella pubblica amministrazione. Presentate 3 interrogazioni per far luce sul fenomeno in Provincia di Trento

La tristissima vicenda della dottoressa Sara Pedri ha fatto venire a galla la realtà del mobbing e del bossing sui luoghi di lavoro della Provincia di Trento. Si tratta di fenomeni non nuovi, sui quali esiste ormai una consolidata giurisprudenza e strumenti per limitarne o combatterne la diffusione. L’impressione però è che questi strumenti non siano utilizzati. Per vederci chiaro abbiamo quindi presentato 3 interrogazioni al Consiglio provinciale, sperando che chi di dovere si dia quanto prima una mossa, invece di limitarsi a operazioni di facciata.

Nella nostra prima interrogazione (n.2856/XVI del 14 luglio 2021) abbiamo semplicemente chiesto alla giunta provinciale di spiegare come mai da inizio legislatura essa non abbia mai presentato la relazione riguardo alla prevenzione e al contrasto del mobbing sui luoghi di lavoro in Provincia di Trento. La Legge dice che questa relazione va presentata ogni 2 anni, l’attuale maggioranza è del tutto inadempiente e questo a nostro parere la dice lunga su quanto gli importi di garantire ambienti di lavoro sani ed efficienti. Del resto la loro visione gerarchica e padronale del mondo non sembra particolarmente in contrasto col mobbing, anzi…

Con la seconda interrogazione (n.2860/XVI del 15 luglio 2021 “Violazione delle norme di legge o contratti collettivi in materia di mobbing e bossing in Trentino”) abbiamo posto l’accento sulla possibilità di utilizzare il canale dei cosiddetti “whistleblower” per snidare le pratiche di mobbing. Si tratta di uno strumento che la legge mette a disposizione delle amministrazioni pubbliche per scoprire fenomeni di corruzione ma anche abusi di potere come il mobbing. Alla luce di quanto è uscito sul caso Sara Pedri infatti appare assai curioso che non ci siano state segnalazioni di alcun genere da parte degli operatori nel comparto sanitario, visto e considerato che a quanto pare la situazione di disagio in alcuni reparti dell’ospedale Santa Chiara era piuttosto diffusa. Nello stesso atto abbiamo chiesto inoltre conto dell’operato del Comitato paritetico sul fenomeno del mobbing, del quale ci siamo però occupati più diffusamente nella successiva interrogazione.

Col nostro terzo atto (n.2865/XVI del 19 luglio 2021 “Fenomeni di mobbing e bossing negli ambienti di lavoro della Provincia autonoma di Trento”), dopo aver fatto il punto sulla dimensione dello scandalo nazionale riguardo al mobbing in ambiente sanitario trentino, abbiamo chiesto che la Provincia attivi il Comitato paritetico sul fenomeno del mobbing e il coordinamento provinciale antimobbing. Si tratta di due ulteriori strumenti previsti dalla Legge per verificare e contrastare le pratiche coercitive e vessatorie sul luogo di lavoro. A quanto ci risulta però l’attuale amministrazione provinciale non ne ha finora fatto alcun uso, il che ci riporta alla questione di fondo, di come a chi ci governa nulla importi davvero delle condizioni di chi lavora.

Interventi in aula del 19 luglio 2021

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Segue il testo integrale delle interrogazioni n.2860 e 2865

Interrogazione n. 2860/XVI a risposta scritta “Violazione delle norme di legge o contratti collettivi in materia di mobbing e bossing in Trentino”, depositata il 15 luglio 2021

Il caso della dott.ssa Sara Pedri ha tragicamente assunto rilevanza nazionale e, ad oggi, il reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale Santa Chiara di Trento è sotto esame degli Ispettori ministeriali e della Magistratura in ragione della gravità dell’esito di presunte azioni vessatorie poste in essere dai responsabili del reparto;

nello specifico, l’opinione pubblica, attraverso numerosi articoli di stampa, si interroga sugli effetti del mobbing: un insieme di comportamenti aggressivi di natura fisica e verbale, anche sul posto di lavoro, che possono avere conseguenze devastanti sulla salute mentale dei professionisti e dei lavoratori in generale;

tralasciando l’esame della copiosa dottrina e giurisprudenza in materia di “mobbing” e “bossing”, si richiama l’attenzione sullo studio dell’avvocatura dell’INAIL in quanto Istituto competente in materia di conseguenze derivanti da tali azioni: Il mobbing – Responsabilità e danni” – sito istituzionale dell’INAIL, edizione 2006;

purtroppo, come spesso accade in Italia, si affrontano i problemi ex post allorquando la gravità degli effetti scandalizza l’opinione pubblica, ovvero solo quando l’esito è tragico, mentre si dovrebbe e si potrebbe operare nella prevenzione di tali fenomeni che, nella Pubblica Amministrazione, rientrano nella tipologia della corruzione;

in materia di prevenzione, con il Decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n.62 è stato emanato il regolamento recante “Codice di comportamento dei dipendenti pubblici” e con deliberazione del Direttore Generale dell’A.P.S.S. n. 494 del 30/12/2014 è stato adottato il “Codice di comportamento aziendale”;

per quanto qui interessa, si richiamano i seguenti passaggi del regolamento della A.P.S.S.:

Art. 13 Disposizioni particolari per i dirigenti
Regole generali

Comma 5. Il dirigente cura, compatibilmente con le risorse disponibili, il benessere organizzativo nella struttura a cui e’ preposto, favorendo l’instaurarsi di rapporti cordiali e rispettosi tra i collaboratori, assume iniziative finalizzate alla circolazione delle informazioni, alla formazione e all’aggiornamento del personale, all’inclusione e alla valorizzazione delle differenze di genere, di età e di condizioni personali.

Comma 6. Il dirigente assegna l’istruttoria delle pratiche [e/o l’organizzazione delle attività dei propri collaboratori] sulla base di un’equa ripartizione del carico di lavoro, tenendo conto delle capacità, delle attitudini e della professionalità del personale a sua disposizione. Il dirigente affida gli incarichi aggiuntivi in base alla professionalità e, per quanto possibile, secondo criteri di rotazione.”;

Art. 16 Responsabilità conseguente alla violazione dei doveri del Codice
Regole generali

1. La violazione degli obblighi previsti dal presente Codice integra comportamenti contrari ai doveri d’ufficio. Ferme restando le ipotesi in cui la violazione delle disposizioni contenute nel presente Codice, nonché dei doveri e degli obblighi previsti dal piano di prevenzione della corruzione, dà luogo anche a responsabilità penale, civile, amministrativa o contabile del pubblico dipendente, essa è fonte di responsabilità disciplinare accertata all’esito del procedimento disciplinare, nel rispetto dei principi di gradualità e proporzionalità delle sanzioni.”;

l’Azienda sanitaria ha un Responsabile della prevenzione della corruzione preposto a vigilare sul rispetto del codice di comportamento, avvalendosi anche di eventuali segnalazioni da Whisleblowers al link https://apss.whistleblowing.it/;

nella Relazione 2020 del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza della A.P.S.S. sono segnalate violazioni del codice di comportamento aziendale che non riguardano violazioni dell’art. 13;

si richiama l’art. 9 del Contratto collettivo provinciale di lavoro del personale dell’area della dirigenza sanitaria, professionale, tecnica e amministrativa del servizio sanitario provinciale per il quadriennio giuridico 2002/2005 – bienni economici 2002-2003 e 2004-2005 che disciplina le funzioni del Comitato paritetico sul fenomeno del mobbing;

posto l’accento sul tema della prevenzione della corruzione come disciplinate dalle norme di cui sopra, si richiama la precedente interrogazione a risposta scritta n. 2856/XVI del 14 luglio 2021 recante “Relazione sull’attuazione della legge provinciale n. 2/2013, concernente «Prevenzione e contrasto del mobbing e promozione del benessere organizzativo sul luogo di lavoro e modificazioni della legge provinciale 18 giugno 2012, n. 13, in materia di pari opportunità»”;

infine, si ritiene necessaria una maggior attenzione al generale fenomeno del mobbing nel contesto generale in cui le nomine dei responsabili di taluni settori della amministrazione provinciale sono regolate dal cosiddetto spoil system;

Tutto ciò premesso, si interroga la Giunta per sapere

  1. se all’amministrazione provinciale, aziende collegate e partecipate – tramite il canale Whisleblowers o altre modalità – siano state segnalate presunte o effettive violazioni delle norme di legge, regolamentari o contrattuali per quanto attiene fenomeni di mobbing e/o bossing e come eventualmente siano state trattate a livello disciplinare o giurisdizionale nel corso dell’attuale consiliatura;
  2. quale sia l’esito dell’operato del Comitato paritetico sul fenomeno del mobbing previsto dall’art. 9 CCPL quadriennio giuridico 2002/2005 – bienni ec. 2002-2003/2004-2005 dd. 25.09.2006;

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Interrogazione a risposta scritta del 19 luglio 2021 n. 2865/XVI “Fenomeni di mobbing e bossing negli ambienti di lavoro della Provincia autonoma di Trento”

Nella richiesta di comunicazione 41/XVI si fa riferimento a numerose ed evidenti criticità di cui è oggetto la sanità trentina, e in particolare alle “impreviste dimissioni del direttore generale, pare per motivazioni legate al suo rapporto con la Giunta provinciale in merito alla riconferma di una serie di primari, tra cui quello di ostetricia ginecologia al centro di una complicata vicenda, con gli ispettori in arrivo da Roma, a testimonianza ulteriore di una situazione sfuggita di mano”;

la vicenda di cui al paragrafo precedente ha suscitato un clamore nazionale, venendo ripresa da trasmissioni televisive (La Scomparsa di Sara Pedri: “era terrorizzata” – Chi l’ha visto – stagione 2020-2021), telegiornali (Trento, le lettere della ginecologa scomparsa: “In ospedale profondo stato d’ansia” | La sorella: “Umiliata in reparto” – TGCOM24 – 10 luglio 2021) e quotidiani, che se ne occupano almeno dal marzo 2021. A tal proposito, senza alcuna pretesa di esaustività e limitandoci alla cronaca più recente, si citano: Scomparsa di Sara Pedri, 70 ostetriche chiedono di parlare. La sorella: “Cade il muro di omertà” – La Repubblica – 27 giugno 2021; Sara Pedri, la ginecologa scomparsa, e quel «sistema punitivo» che regnava in ospedale a Trento – Corriere della Sera – 7 luglio 2021; Sara Pedri notizie, al setaccio i segreti del cellulare. La lettera: “Sono terrorizzata” – Il resto del Carlino – 9 luglio 2021; Caso Pedri: trasferito il primario di ginecologia Trento – Ansa.it – 10 luglio 2021; Sara Pedri, la ginecologa scomparsa e il “sistema punitivo”: l’inferno nel reparto di Trento – Libero – 11 luglio 2021; L’indagine sul reparto di ginecologia dove lavorava Sara Pedri – Il Post – 12 luglio 2021; Sara Pedri, in reparto “metodi autoritari” con turni massacranti e umiliazioni. Sei medici denunciavano già prima della scomparsa – Il Fatto Quotidiano – 12 luglio 2021;

la pressoché totalità degli articoli citati al precedente paragrafo fa riferimento a quelli che per il momento vanno ancora definiti come i presunti casi di mobbing che avrebbero avuto luogo all’interno del reparto di ginecologia di Trento. Si parla di vessazioni, di clima punitivo e di maltrattamenti. Di certo una settantina di operatrici del reparto hanno chiesto di essere sentite per riferire alla commissione d’indagine interna istituita dall’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari (Apss) proprio al fine di far luce sulla vicenda. Come si vede si è generato un dibattito pubblico molto acceso sotto il profilo dei contributi qualitativi e delle testimonianze, ma al tempo stesso caratterizzato anche dalla pressoché totale assenza di elementi quantitativi, i quali consentirebbero invece di poter inquadrare il presunto fenomeno del mobbing interno al reparto di ginecologia dal punto di vista della diffusione e dell’estensione; 

a conferma della complessità della situazione nella quale versa la sanità trentina a seguito dei fatti citati ai precedenti paragrafi, in data 2 luglio 2021 il presidente della Provincia Autonoma di Trento annunciava alla stampa di aver ricevuto le dimissioni da parte del direttore generale dell’Apss che era stato nominato in data 27 novembre 2020 (Caso Pedri, il direttore dell’Azienda sanitaria del Trentino rimette il mandato. Fugatti: ”Prendiamo con rispetto e responsabilità la scelta” – Il Dolomiti – 02 luglio 2021), dimissioni successivamente confermate con una lettera rivolta a tutti i dipendenti dell’Ospedale Santa Chiara (Si dimette dopo appena 8 mesi – L’Adige – 11 luglio 2021). In conseguenza di ciò, in data 10 luglio 2021, veniva annunciata la nomina un commissario per l’Apss (Antonio Ferro nominato commissario dell’Apss – Ansa.it – 10 luglio 2021). Tale annuncio trovava conferma nelle effettive decisioni della giunta. Il dottor Antonio Ferro riceveva l’incarico di direttore generale facente funzioni, Andrea Maria Anselmo veniva nominato direttore amministrativo, Giuliano Brunori era scelto in qualità di direttore sanitario, Gino Gobber diveniva direttore per l’integrazione socio-sanitaria, a Simona Sforzin andava l’incarico di direttrice del servizio territoriale, Maria Grazia Zuccali otteneva la nomina a direttrice del dipartimento prevenzione mentre a Pier Paolo Benetollo veniva affidato il monitoraggio sul Servizio ospedaliero provinciale (Apss, presentata la squadra di Antonio Ferro – Ufficio stampa Provincia Autonoma di Trento, comunicato n.1876 – 14 luglio 2021);

come sottolineato nell’interrogazione n. 2856/XVIRelazione sull’attuazione della legge provinciale n. 2/2013, concernente “Prevenzione e contrasto del mobbing e promozione del benessere organizzativo sul luogo di lavoro e modificazioni della legge provinciale 18 giugno 2012, n. 13, in materia di pari opportunità” ” ogni 2 anni la Giunta provinciale sarebbe tenuta a presentare alla competente commissione permanente del Consiglio provinciale una relazione sull’attuazione della legge provinciale n. 2/2013, circostanza che alla data di deposito del presente atto non risulta ancora essersi verificata;

come sottolineato nell’interrogazione n. 2860/XVIViolazione delle norme di legge o contratti collettivi in materia di mobbing e bossing in Trentino” l’amministrazione provinciale e le aziende da essa controllate e partecipate possono avvalersi di efficaci strumenti per indagare e scongiurare eventuali fenomeni di mobbing, si pensi ad esempio alla figura del cosiddetto “whistleblower”, oppure al Comitato paritetico sul fenomeno del mobbing previsto dall’art. 9 CCPL o ancora al Coordinamento provinciale antimobbing, di cui all’art.2 della legge provinciale 14 marzo 2013, n. 2;

come citato in precedenza, i presunti fenomeni di mobbing e bossing che avrebbero avuto luogo all’interno del reparto di ginecologia dell’ospedale di Trento hanno avuto enorme risalto mediatico e hanno sollevato numerosi e inquietanti interrogativi riguardo alla salubrità dell’ambiente di lavoro dell’Apss, oltre a causare pesanti conseguenze in termini organizzativi rispetto alla sua struttura dirigenziale. Questo senza parlare delle adombrate possibili tragiche conseguenze sulla vita di una delle ostetriche che si presume siano state oggetto di tali pratiche. In conseguenza di ciò si ritene opportuno e necessario che la giunta provinciale provveda ad allertare e a utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione per raccogliere elementi e informazioni al fine di verificare e circostanziare eventuali fenomeni di mobbing all’interno della Apss, condividendo le risultanze raccolte col Consiglio provinciale e quindi con i trentini tutti;

Tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Provincia per sapere

  1. se intende raccogliere dal Comitato paritetico sul fenomeno del mobbing previsto dall’art. 9 CCPL, elementi conoscitivi riguardo ai fenomeni di mobbing e bossing all’interno degli ambienti di lavoro in Provincia di Trento e a trasmettere gli esiti di tale interlocuzione ai membri del Consiglio provinciale;
  2. se intende convocare urgentemente il coordinamento provinciale antimobbing di cui all’art.2 della legge provinciale 14 marzo 2013, n. 2 al fine di predisporre un aggiornamento sulle attività dello stesso, con un focus specifico riguardo alla vicenda del presunto mobbing che si sarebbe verificato presso il reparto ginecologia dell’ospedale di Trento, avendo cura di trasmetterne le risultanze alla Giunta provinciale e ai membri del Consiglio provinciale;
  3. se intende presentare alla competente commissione permanente del Consiglio provinciale una relazione straordinaria sull’attuazione della legge provinciale 14 marzo 2013, n. 2 entro e non oltre la data del 30 settembre 2021;

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