Invece di aumentare i diritti degli elettori ampliando le procedure di voto “Covid free” i politici trentini preferiscono rinviare delle elezioni alle calende greche!

L’emergenza sanitaria Covid-19 ha avuto ripercussioni notevoli sul sistema politico internazionale e sulla vita democratica interna dei singoli Stati. Il diritto di elettorato, attivo e passivo, è stato messo in discussione insieme a numerosi altri diritti fondamentali. Sono stati pochi i Paesi che hanno convocato le elezioni assicurando che le stesse potessero svolgersi in sicurezza attraverso l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale e l’utilizzo di disinfettanti, nonché di misure per evitare il contagio, oppure rafforzando la modalità di voto per corrispondenza o elettronica. Molti invece i Paesi e i Governi locali che hanno rinviato le elezioni, alcuni dei quali sine die. Tra le istituzioni che hanno prospettato un rinvio a lungo termine figura anche la Regione Trentino-Alto Adige dove è stata prevista un’ulteriore possibile proroga fino alla primavera del 2021 (vedi comma 8 dell’articolo 1 della legge regionale 1/2020). Tale potenziale rinvio è stato approvato senza alcuna motivazione e in deroga ai principi democratici internazionali che prevedono che le elezioni debbano svolgersi a intervalli regolari tra i 2 e i 5 anni (Code of Good Practice in Electoral Matters: Guidelines and Explanatory Report). Tra i Paesi dove si sono svolte le elezioni troviamo Israele (elezioni parlamentari), Francia (elezioni locali), Germania (elezioni locali in Baviera), Polonia (elezioni suppletive), Canada (elezioni municipali), Australia (elezioni locali a Queenstown), Svizzera (elezioni locali a Lucerna) e Corea del Sud (elezioni politiche generali del 15 aprile 2020 dove si è registrato un aumento dell’affluenza degli elettori). Molti di più invece i Paesi che hanno optato per un rinvio delle elezioni senza preoccuparsi delle misure per poter consentire il voto anche in presenza di una pandemia e quindi assicurare il rispetto delle norme internazionali che obbligano gli Stati a tenere le elezioni a intervalli regolari. Per superare l’ostacolo che impedisce l’esercizio del diritto di elettorato attivo e passivo, oltre alla raccolta delle sottoscrizioni su sistema elettronico centrale, il M5S regionale ha proposto la sperimentazione del voto per corrispondenza così come in Svizzera, Canada, Oregon, Australia e in altri Paesi e così come è stato sollecitato dal Parlamento Europeo con una risoluzione del 2015. A dimostrazione dello spiccatissimo senso di democrazia e correttezza che anima i nostri governanti la proposta è stata bocciata senza alcuna discussione né alcuna seria motivazione. Ampliare o semplicemente salvaguardare i diritti dei cittadini per chi comanda da noi è tabù. La soluzione che piace ai nostri illustrissimi ed assai “capaci” condottieri? Tirare lungo. La Giunta regionale ha preferito prevedere un possibile ulteriore rinvio delle elezioni comunali senza nemmeno prefigurare una recrudescenza del virus o emergenze che in futuro potrebbero impedire il regolare svolgimento delle elezioni. Da un problema sarebbe potuta nascere un’opportunità. Avremmo potuto intervenire sotto il profilo legislativo semplificando procedure bizantine e democratizzando i processi elettorali. Come al solito si è invece preferito nascondere i problemi sotto il tappeto e andare avanti con orecchie, occhi e bocca ben chiusi. Verbali della discussione in Prima commissione regionale: Seguono i video del dibattito in aula con l’illustrazione dell’ordine del giorno da parte di Diego Nicolini e il testo della proposta di ordine del giorno alla quale erano stati abbinati degli emendamenti al testo del disegno di legge 23/XVI:

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Proposta di ordine del giorno n. 2/23/XVI * – Consiglio regionale Trentino-Alto Adige Collegata al Disegno di legge n. 23/XVI “Norme urgenti di rinvio del turno elettorale generale 2020 per l’elezione del sindaco e dei consigli comunali” * (ex MOZIONE N. 11 del 1° giugno 2020 – per impegnare la giunta regionale ad avviare tempestivamente un’istruttoria per valutare l’introduzione generale del voto per corrispondenza per le elezioni comunali e ad adottare i provvedimenti di competenza per sperimentare il voto per corrispondenza in occasione del prossimo turno elettorale e referendario Il periodo di crisi attuale originato dal Covid-19 ha posto in una fase di stallo anche le procedure elettorali, tanto che il decreto legge 20 aprile 2020, n. 26Disposizioni urgenti in materia di consultazioni elettorali per l’anno 2020” ha rinviato i termini per le consultazioni elettorali regionali e comunali in corso a una data non anteriore al settembre prossimo. Ciò accadrà per le elezioni regionali in Veneto, Puglia, Campania, Liguria, Toscana, Marche e Valle D’Aosta e così anche per il rinnovo di più di mille consigli comunali, tra cui diversi capoluoghi di regione e di provincia come ad es. Aosta, Bolzano, Trento e Venezia, le cui elezioni sono previste in una data compresa tra il 15 settembre ed il 15 dicembre; questa la decisione su cui il Governo ha convenuto vista l’eccezionalità della situazione generata dalla pandemia da Covid-19 e la necessità di riorganizzarsi, soprattutto per quanto riguarda il periodo di campagna elettorale. Si tratta sicuramente di una scelta comprensibile e condivisibile, tuttavia è fondamentale che questo periodo sia ben definito e limitato, in modo da garantire la democrazia, i diritti fondamentali e lo stato di diritto e quindi assicurare che la sovranità popolare si eserciti nelle forme e nei limiti della Costituzione; il rinvio delle elezioni ha riguardato anche altri Paesi. A titolo d’esempio sono state rinviate le elezioni municipali in Francia (il secondo turno), le elezioni parlamentari in Serbia, il referendum sulla riforma costituzionale in Russia e in Cile e le elezioni presidenziali in Bolivia (Dalle municipali in Francia a quelle nel Regno Unito, le elezioni rinviate a causa del coronavirus – Ilsole24ore, 23 aprile 2020); il rinvio delle elezioni, invece, non è stato disposto nei Paesi dove è previsto il voto per corrispondenza. Ad esempio negli Stati Uniti d’America dove sono in programma primarie, elezioni e referendum statali e/o locali. In aggiunta a Oregon, Washington, Utah e Colorado – Stati nei quali il voto per corrispondenza viene utilizzato di default già da lunga data (il pioniere è l’Oregon dal 1998) – molti altri Stati si sono adeguati eliminando l’opzione di voto alle urne e garantendo il voto per corrispondenza; alla data del 1° maggio, in risposta alla pandemia di Coronavirus, ben 23 stati su 50 totali avevano modificato le proprie procedure di voto privilegiando il voto per corrispondenza: 7 Stati (Georgia, Iowa, Michigan, Nebraska, Dakota del Nord, Dakota del Sud e Virginia Occidentale) e il Distretto di Columbia hanno mandato l’invito ad esercitare il voto per corrispondenza a tutti gli elettori idonei; altri 8 Stati (Delaware, Indiana, Kentucky, Massachusetts, New Hampshire, New York, Texas e Virginia) hanno ampliato il numero di persone idonee a votare attraverso il voto per corrispondenza; 8 Stati (California, Idaho, Maryland, Montana, Nevada e New Jersey) hanno optato per l’invio automatico della scheda di voto per corrispondenza a tutti gli elettori idonei ed infine altri 2 Stati (Ohio e Wisconsin) hanno prorogato i termini per richiedere il voto per corrispondenza; l’obiettivo dei suddetti Stati è ovviamente garantire che la maggior parte degli elettori esprima la propria preferenza di voto per corrispondenza e quindi eserciti il proprio diritto-dovere al voto senza recarsi fisicamente alle urne, esponendo se stessi e il prossimo ad inutili rischi di contagio. Non tutte le misure sono state previste anche per le elezioni generali di novembre nel corso delle quali si voterà per il futuro Presidente degli Stati Uniti d’America, ma si tratta comunque di un dato significativo che dimostra non comune capacità di adattamento alla straordinarietà del momento e alle mutate esigenze della popolazione che in gran parte preferisce il voto per corrispondenza rispetto al voto ai seggi. I dati sono eloquenti: il 47% degli elettori ritiene che tutti dovrebbero votare per posta alle elezioni di novembre, mentre il 42% ritiene che gli Stati dovrebbero sviluppare nuove modalità di voto personale con adeguate protezioni di distanziamento sociale (23 States have modified voting by mail procedures – Ballotpedia, 1 maggio 2020); molto significativo è il dato emerso da un sondaggio effettuato da Reuters/Ipsos tra gli elettori statunitensi dove è emerso che il 72% di tutti gli adulti statunitensi, tra cui il 79% dei democratici e il 65% dei repubblicani, ha sostenuto la necessità di effettuare votazioni per corrispondenza come mezzo per proteggere gli elettori in caso di una continua diffusione del virus Covid 19 entro la fine dell’anno (Most Americans, unlike Trump, want mail-in ballots for November if coronavirus threatens: Reuters/Ipsos poll – Reuters, 8 aprile 2020); con l’approvazione della Risoluzione del Parlamento europeo dell’11 novembre 2015 sulla riforma della legge elettorale dell’Unione europea (2015/2035(INL)), il Parlamento Europeo incoraggia gli Stati membri ad autorizzare il voto per corrispondenza, elettronico e via internet al fine di aumentare la partecipazione di tutti i cittadini e tutte le cittadine e facilitare loro il voto. Lo scopo della riforma, come si apprende dal punto 1 della risoluzione, è quello di: “accrescere la dimensione democratica e transnazionale delle elezioni europee e la legittimità democratica del processo decisionale dell’Unione, rafforzare il concetto di cittadinanza dell’Unione e di uguaglianza elettorale, promuovere il principio della democrazia rappresentativa e la rappresentanza diretta dei cittadini dell’Unione al Parlamento europeo, conformemente all’articolo 10 TFUE, migliorare il funzionamento del Parlamento europeo e la governance dell’Unione, conferire maggiore legittimità ed efficienza all’attività del Parlamento europeo, potenziare l’efficienza del sistema per lo svolgimento delle elezioni europee, favorire la titolarità comune tra i cittadini di tutti gli Stati membri, rendere più equilibrata la composizione del Parlamento europeo e assicurare il maggior grado possibile di uguaglianza elettorale e partecipazione ai cittadini dell’Unione”; il Codice di Buona Condotta in Materia Elettorale, documento redatto dalla Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto (Commissione di Venezia), adottato dal Consiglio per le Elezioni Democratiche e approvato nel 2002 dal Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa, per quanto attiene il voto postale/per corrispondenza, nel paragrafo “3.2.2.1. Il voto per corrispondenza o per procura in certe circostanze”, afferma che il voto postale deve essere ammesso soltanto se il servizio postale è sicuro – cioè al riparo dalle manipolazioni volontarie – ed affidabile, nel senso che funziona correttamente; l’implementazione dell’utilizzo del voto per corrispondenza, a determinate condizioni, è ammesso anche dal Codice di Buona Condotta sui Referendum (2006) che peraltro estende quanto già affrontato dal Codice in materia elettorale ribadendo la raccomandazione che il servizio postale dev’essere sicuro ed affidabile e la frode e l’intimidazione non devono essere possibili (paragrafo 3.2. Libera espressione della volontà degli elettori e lotta contro le frodi); un’altra raccomandazione contenuta nel Codice di Buona Condotta sui Referendum (3.1. Libera formazione dell’opinione degli elettori) è quella di abbinare alla scheda di voto del materiale informativo riguardante i quesiti referendari, in modo da assicurare la libera formazione della volontà dell’elettore e garantire l’esigenza di neutralità di informazione. Oltre a ciò, sarebbe utile inserire anche delle informazioni esplicative delle modalità e delle procedure di voto;  in Trentino negli ultimi decenni non si sono registrati casi di frode elettorale, e il servizio postale, benché possa essere caratterizzato da ritardi in alcune zone periferiche (vedi int.1107/XVI), corrisponde agli standard di affidabilità a cui fanno riferimento i Codici di buona condotta sopra citati. Sulla base delle raccomandazioni della Commissione di Venezia, non pare pertanto sussistano ragioni per escludere il voto postale sul territorio provinciale; per quanto riguarda il servizio postale nella Provincia di Bolzano, questo può essere considerato ancora più efficace ed efficiente che in Trentino, infatti l’accordo siglato dalla Provincia di Bolzano con Poste Italiane il 5 aprile 2017, è stato prolungato per un anno e prevede oltre ad un aumento dell’organico per quanto riguarda la distribuzione della posta e degli uffici postali, la consegna della posta e dei giornali in tutti i 116 comuni altoatesini dal lunedì al sabato entro le ore 13 e che la consegna dei pacchi urgenti sia garantita sei giorni su sette (Poste, accordo prorogato solo di un anno – News, Provincia di Bolzano, 3 marzo 2020); in Italia il voto per corrispondenza è un istituto che è già applicato ad una particolare categoria di elettori. Il diritto di voto per i cittadini italiani residenti all’estero è sancito dall’art. 48 della Costituzione ed è stato introdotto nell’ordinamento italiano con la Legge 27 dicembre 2001, n.459 recante “Norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero” (cosiddetta “legge Tremaglia”); in Trentino il diritto al voto per corrispondenza degli elettori residenti all’estero, pur non essendo mai stato attuato, è previsto dalla Legge elettorale provinciale (Legge provinciale 5 marzo 2003, n. 2), al Titolo IV “Disposizioni transitorie, finali e finanziarie”, all’art. 83 (Disciplina del voto dei cittadini residenti all’estero) che si riporta di seguito:

1. In attuazione dell’articolo 48, terzo comma, della Costituzione, la legge provinciale rende effettivo il diritto di voto per corrispondenza dei cittadini iscritti nell’anagrafe degli italiani residenti all’estero che abbiano diritto di votare per le elezioni provinciali e che non intendano recarsi nel comune nelle cui liste sono iscritti per l’espressione del voto per l’elezione del Consiglio provinciale e del Presidente della Provincia. 2. Gli elettori individuati al comma 1 esercitano il voto per corrispondenza secondo le modalità e nell’osservanza delle forme prescritte dalla legge provinciale da adottare successivamente all’entrata in vigore del regolamento del Governo previsto dall’articolo 26 della legge 27 dicembre 2001, n. 459 (Norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero).”;

nella Provincia Autonoma di Bolzano il voto per corrispondenza è disciplinato dall’art.36 (Voto per corrispondenza) della Legge provinciale 19 settembre 2017, n. 14 “Disposizioni sull’elezione del Consiglio provinciale, del presidente della Provincia e sulla composizione ed elezione della Giunta provinciale”. Il voto per corrispondenza è previsto per gli elettori del Consiglio provinciale residenti all’estero che sono iscritti all’AIRE e per gli elettori impediti a esercitare il voto presso il Comune di residenza, in quanto temporaneamente dimoranti fuori provincia, per esempio per motivi di salute, lavoro o studio. Per le elezioni provinciali di Bolzano il numero degli elettori che decidono di esercitare questa opzione è in aumento e dimostra una maggiore funzionalità rispetto al sistema adottato in Trentino. Se in Trentino nel 2013 ha votato il 3,24% degli aventi diritto (615 elettori su 18.940) e nel 2018 il 2,22% (490 elettori su 22.038), in provincia di Bolzano le percentuali sono nettamente superiori ovvero 7.993 votanti (28,26%) nel 2013 e 10.442 votanti (29,28% su 35.004 aventi diritto) nel 2018. Il rapporto fra elettori iscritte all’AIRE votanti della provincia di Trento e della provincia di Bolzano è dunque di 1 a 20; come anticipato nei paragrafi precedenti, in diversi Paesi occidentali il voto per corrispondenza, che per la maggior parte si esercita nella modalità postale, non si applica solo per i cittadini residenti all’estero, ma viene impiegata anche per gli elettori residenti. È in uso in Australia, Spagna, Nuova Zelanda, Svizzera, Regno Unito e Canada mediamente da 20 anni. Molti altri stati lo prevedono solo per i cittadini residenti all’estero come ad esempio l’Italia, il Messico o le Filippine, paesi caratterizzati da un alto tasso di emigrazione. Infine, la maggioranza degli Stati federali degli Stati Uniti d’America lo prevede. In particolare si distinguono Colorado, Oregon e Washington dove il voto per corrispondenza è esclusivo, ovvero è l’unica modalità consentita per esprimere il voto, e dove, non a caso, si registrano le più alte percentuali di affluenza al voto; il voto per corrispondenza consente procedure semplificate sia in termini di tempo che di spazio. Elettori ed elettrici, lontani dal domicilio, possono votare da qualsiasi luogo, persino dall’estero. Questa attività può avvenire dal momento in cui il materiale necessario per votare validamente è reso disponibile. Dove è in uso, il voto per corrispondenza è in costante aumento ed in particolare nelle aree urbane. Ad esempio oltre il 90% degli elettori delle città elvetiche di Basilea e Ginevra vota per corrispondenza; a livello di enti locali, il voto per corrispondenza è stato utilizzato dal Comune di Malles nel referendum propositivo per la limitazione dell’uso dei pesticidi che si è svolto nell’agosto del 2014 consentendo di raggiungere una percentuale di partecipazione del 70% degli aventi diritto, un’affluenza inusuale per un referendum. Ciò a dimostrazione che la modalità di voto può essere uno dei fattori che facilita l’affluenza dell’elettorato; l’evoluzione delle tecnologie informatiche per la gestione dei registri elettorali e delle comunicazioni istituzionali e la funzionalità del sistema postale consentirebbero l’esercizio del voto per corrispondenza al fine di sostituire procedure dispendiose, obsolete ed inefficaci. Ciò garantirebbe la partecipazione al voto dei residenti all’estero, degli elettori temporaneamente fuori Regione per motivi di studio, lavoro o salute, o ancora per i cittadini temporaneamente impossibilitati a recarsi alle urne come nel caso della pandemia in corso a livello globale in quanto costretti in quarantena a causa del Covid-19 o per altre possibili pandemie o situazioni emergenziali che si potrebbero verificare in futuro; la Risoluzione del Parlamento europeo 2015/2035(INL), al punto 14 delle premesse, “incoraggia gli Stati membri ad autorizzare il voto per corrispondenza, elettronico e via internet al fine di aumentare la partecipazione di tutti i cittadini e facilitare loro il voto, in particolare nel caso delle persone a mobilità ridotta e di coloro che vivono o lavorano in uno Stato membro del quale non sono cittadini o in un paese terzo, a condizione che siano adottate le misure necessarie per evitare eventuali frodi nell’utilizzo di tali modalità di voto; alla luce dell’attuale situazione di pandemia vissuta a livello mondiale che ha posto problemi fisici all’espletamento del diritto di voto, si ritiene necessario predisporre gli strumenti per consentire il diritto di voto anche in un periodo di emergenza come per esempio quello che stiamo vivendo. Per perseguire un simile obiettivo è auspicabile prevedere una sperimentazione del voto per corrispondenza già in occasione della prossima tornata elettorale per le elezioni dei consigli comunali della regione Trentino-Alto Adige individuando a tal proposito specifici enti locali attraverso un coordinamento tra le Province di Trento e Bolzano; dato lo slittamento del turno elettorale in autunno si ritiene inoltre che vi siano tempi tecnici sufficienti per aprire un’istruttoria in collaborazione i Consigli dei Comuni di di Bolzano e di Trento e per ottenere il supporto delle amministrazioni statali competenti quali il Ministero dell’Interno, il Ministero degli Esteri, il Dipartimento della funzione pubblica e l’AGID (per gli aspetti connessi alla registrazione elettronica degli elettori iscritti all’AIRE o momentaneamente fuori sede) per affrontare le criticità sopra illustrate che rendono inefficace l’attuale sistema e che impediscono di esercitare un diritto costituzionalmente garantito nonchè le criticità che potrebbero ledere i principi di libertà e segretezza che devono in ogni caso caratterizzare la manifestazione dell’elettorato attivo; tutto ciò premesso il Consiglio regionale impegna la Giunta
  1. ad avviare tempestivamente un’istruttoria per valutare l’introduzione generale del voto per corrispondenza per le elezioni comunali anche al fine di adeguarsi alle raccomandazioni contenute nella Risoluzione del Parlamento europeo dell’11 novembre 2015 sulla riforma della legge elettorale dell’Unione europea (2015/2035(INL)) e di aumentare il tasso di partecipazione dei cittadini alle votazioni elettorali;
  2. ad adottare i provvedimenti di competenza per sperimentare il voto per corrispondenza in occasione del prossimo turno elettorale e referendario in collaborazione con il Ministero dell’Interno e le Province autonome di Trento e Bolzano, individuando a tal riguardo alcuni enti locali pilota con l’obiettivo di testare e definire una procedura replicabile per le consultazioni elettorali e referendarie previste dalle vigenti leggi regionali e provinciali;

4 Replies to “Invece di aumentare i diritti degli elettori ampliando le procedure di voto “Covid free” i politici trentini preferiscono rinviare delle elezioni alle calende greche!”

  1. Caro Alex,

    I paleopolitici non amano la parola “elettronico” è una cosa troppo avanzata e sconosciuta. Per questo non gradiscono il pagamento elettronico né, tanto meno, il voto elettronico.

    Sono cresciuti coi libri di Walt Disney, amano solo il cartaceo, toccare con mano ciò che ritengono i loro valori per farne brogli.

    Ogni scheda cartacea, per loro, è come denaro contante. Lo spoglio elettorale lo vedono come grandi sacchi di schede sui quali sdraiarsi sopra e sognare il loro potere.

    Cosa non farebbero per averlo, per confermarlo !

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