La triste verità sulla legge regionale che regola il trattamento economico dei consiglieri regionali del Trentino-Alto Adige/Südtirol

In questi giorni è tornata agli onori della cronaca (o forse ai disonori…) l’annosa questione del rinvio della delibera dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige/Sűdtirol per rendere effettiva la legge del 2012 che prevede l’adeguamento delle indennità dei consiglieri provinciali in carica all’indice Istat dal 2012. Fino a ieri  l’ufficio di presidenza pareva deciso a liquidare le somme a favore dei consiglieri, vecchi e nuovi. Oggi, grazie all’esplodere del caso e alla conseguente indignazione generalizzata, sembra che gli aumenti siano stati congelati, ma solo per chi è in carica, visto che agli ex consiglieri sono stati liquidati altri 200 mila euro. Cosa succederà domani, quando il caso sarà divenuto meno scottante, per ora possiamo solo immaginarlo, ma se i precedenti fanno testo non c’è da stare troppo allegri. Una soluzione molto semplice per risolvere il problema infatti ci sarebbe, approvare una proposta legislativa per abrogare una volta per tutte l’odioso meccanismo di autotutela finanziaria. Ebbene, c’è qualcuno disposto a credere che i signori che finora hanno resistito ad ogni tentativo di contenere i loro privilegi siano di colpo disponibili a mollare l’osso?

Nel luglio 2019, in deroga ai termini che invece sono stati rispettati dalle altre regioni, iniziò l’iter per il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo per il calcolo dell’ammontare dei vitalizi in conseguenza all’obbligo di adeguare il sistema regionale alla nuova disciplina in materia introdotta dal M5S in Parlamento voluta dall’allora Questore della Camera Riccardo Fraccaro. L’adeguamento, portato a termine in extremis solo nel mese di dicembre, comportò per il bilancio del Consiglio regionale un risparmio stimato nell’ordine di 2,5 milioni euro all’anno.

Da parte mia cercai di assicurare elementi di trasparenza  al processo legislativo e di correggere alcuni passaggi controversi. Le resistenze, sebbene sottaciute, furono purtroppo molte. In particolare per ciò che riguarda gli stipendi dei consiglieri presentammo un emendamento per eliminare il dispositivo che prevede la rivalutazione annuale dell’indennità lorda sulla base dell’indice ISTAT (vedi em.1805/13 al ddl 11/XVI). Lavoro sprecato. Nonostante gli sforzi tutti gli emendamenti furono inesorabilmente bocciati ad esclusione di uno per assicurare una maggiore trasparenza in ordine agli importi erogati per corrispondere gli assegni di vitalizio.

Da ben prima di diventare consigliere provinciale ho sostenuto che le modalità per fissare le indennità dei rappresentanti politici debbano essere incardinate su tre principi fondamentali. Il primo è che le indennità devono essere definite per legge e con la massima trasparenza, non tramite artifici, raggiri o aggiornamenti automatici collegati a indici di rivalutazione automatici per eludere il normale processo legislativo. Il secondo è che le modifiche alle leggi sulle indennità dei rappresentanti politici, e più in generale sulla forma di governo e sugli istituti di partecipazione, dovrebbero essere sottoposte a referendum confermativo obbligatorio. Il terzo è che gli effetti prodotti dalle leggi sugli stipendi non si applichino subito a chi le approva ma solo dalla successiva tornata elettorale in modo da evitare che i legislatori decidano di aumentare lo stipendio a se stessi. Non si tratta di idee campate per aria quanto piuttosto della riproposizione di buone pratiche e principi costituzionali vigenti in paesi come California e Svizzera (vedi libretto su referendum del 1992 a piè di pagina). Non vedo perchè non potremmo fare lo stesso anche nella nostra civilissima regione.

In questo scoraggiante quadro generale i fatti dicono che il M5S mantiene la parola. Al netto delle critiche che ci piovono addosso sempre copiose, a oggi gli eletti del M5S hanno rinunciato a stipendi per 115 milioni di euro, destinandoli alle microimprese italiane o per dare sostegno ad attività meritorie, ad esempio alla scuola pubblica come avvenuto con l’iniziativa Facciamo EcoScuola che ha coinvolto anche scuole locali. Non è demagogia, non è populismo e non sono nemmeno spiccioli. È la determinazione di un gruppo di persone normali che con tutti i loro limiti cercano di rendere migliore il nostro Paese e invece di inventarsi modi per intascare più soldi si impegnano per reindirizzarli dove servono. E attenzione, questo può anche significare fare sacrifici personali, alla faccia di quei signori che prendono anche decine di migliaia di euro fra indennità, vitalizi e rimborsi vari e hanno pure il coraggio di stracciarsi le vesti e fare tutti i ricorsi possibili anche di fronte al più piccolo dei tagli.

* Intervento inviato al giornale Trentino il 24.10.2020 e pubblicato il 26.10.2020 (immagine a piè di pagina)

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Intervista al Corriere del Trentino:

2 Replies to “La triste verità sulla legge regionale che regola il trattamento economico dei consiglieri regionali del Trentino-Alto Adige/Südtirol”

  1. ALEX MARINI :” Una soluzione molto semplice per risolvere il problema infatti ci sarebbe, approvare una proposta legislativa per abrogare una volta per tutte l’odioso meccanismo di autotutela finanziaria. Ebbene, c’è qualcuno disposto a credere che i signori che finora hanno resistito ad ogni tentativo di contenere i loro privilegi siano di colpo disponibili a mollare l’osso?”

    Oppure ce ne sarebbe un’altra di soluzione, dato che ormai si vive in un mondo virtuale, ai Consiglieri che non intendono mollare l’osso dell’auto-tutela, beh, glielo daremo virtualmente e,… Buon appetito!

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