Società partecipate. La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol lavora per aggirare le norme anziché applicarle

Nei giorni scorsi sono state pubblicate tutte le tre interrogazioni regionali in materia di società partecipate (ovvero in materia di Pensplan e A22) che Diego Nicolini ed io avevamo presentato nei mesi di marzo ed aprile.

Con la prima (117/XVI del 16-mar-2022) abbiamo interrogato il Presidente della Regione per avere informazioni riguardo alle società partecipate dalla regione, in particolare in riferimento all’attuazione dell’articolo 10 della legge regionale n. 16 del 2016, di recepimento del testo unico statale in materia di società a partecipazione pubblica (la cosiddetta legge Madia ovvero il decreto legislativo n. 175 del 2016) che in sostanza impone una revisione dei criteri che permettono la costituzione di società a partecipazione pubblica o la revisione di dette partecipazioni nel caso esse fossero già in essere. Nel frattempo, a inizio maggio, Komptascher ha risposto affermando di non aver ricevuto osservazioni né da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanza né dalla Corte dei Conti sulle modalità con cui vengono predisposti il piano triennale di razionalizzazione delle società partecipate e la relazione tecnica sull’attuazione del medesimo piano e sul mancato recepimento dei principi generali delle riforma Madia all’interno della società A22.

Con la seconda (121/XVI del 14-apr-2022) abbiamo spostato il focus sul rispetto dell’articolo 20 del Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica. In base a questo articolo si pone infatti il problema della necessità da parte delle amministrazioni pubbliche di effettuare ogni anno un’analisi dell’assetto complessivo delle società in cui detengono partecipazioni, dirette o indirette. Nel caso in cui tali verifiche evidenzino manchevolezze rispetto ai tali principi economico-sociali che vanno applicati uniformemente su tutto il territorio nazionale, le amministrazioni di riferimento devono realizzare un piano di riassetto per la loro razionalizzazione, fusione o soppressione, anche mediante messa in liquidazione o cessione. Fatto sta che ci sono già stati, in Italia, provvedimenti da parte della Corte dei Conti che hanno richiamato amministrazioni pubbliche al rispetto di tali norme. Il nostro timore è che anche nella Regione Autonoma esistano situazioni di violazione visto che la relazione viene approvata con cadenza annuale ma, almeno per quanto riguarda A22, non contiene elementi significativi in ordine agli obiettivi di razionalizzazione. Formalmente la relazione c’è ma nella sostanza non dice nulla sull’adeguamento ai principi del TUSP. Di ciò abbiamo chiesto conto alla giunta regionale.

Con la terza (123/XVI del 14-apr-2022) abbiamo invece voluto far luce sui compensi riconosciuti ai componenti del consiglio di amministrazione di A22 visto che le richieste di chiarimento presentate in aula non hanno avuto alcun tipo di considerazione. In sostanza dal sito di A22 sappiamo quali siano stati i compensi degli amministratori fino all’anno 2019 (391.887 euro complessivi) manca però il dettaglio riguardante gli esercizi finanziari 2020 e 2021. Per i dirigenti i dati disponibili si fermano invece solo al 2017. I dati a disposizione ci dimostrano che A22 non rispetta la normativa nazionale in fatto di partecipate anche se, va detto, la legge regionale che prevede la deroga non è stata impugnata dal Governo e dunque è da considerarsi valida benché sia pacifico che la norma statale debba essere applicata uniformemente su tutto il territorio, incluse le regioni a Statuto speciale.

In conclusione, possiamo affermare che A22 e Pensplan sono due società partecipate regionali che gestiscono servizi pubblici di importanza estrema. Garantire trasparenza sulla loro condotta e sul loro funzionamento dovrebbe essere il minimo. Invece dobbiamo constatare con rammarico che queste caratteristiche di fatto mancano del tutto, così come appare assai nebuloso il rispetto della normativa sulle partecipate pubbliche e si ha l’impressione che chi guida la virtuosa Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol cerchi più che altro di aggirare le norme, invece di adeguarvisi.

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