La Corte dei Conti condanna gli amministratori di Nago Torbole per aver garantito eccessivi compensi ai membri della commissione che affondò il referendum sul mantenimento del parco Pavese

La Corte dei Conti, sezione giurisdizionale del Trentino-Alto Adige, sede di Trento, nel giugno del 2021 ha emesso una sentenza di condanna nei confronti di amministratori comunali di Nago-Torbole, i quali, in luogo della corresponsione del solo gettone di presenza per ogni seduta, come previsto dalla vigente normativa, avevano invece garantito compensi forfettizzati ad alcuni membri di una commissione per la valutazione dell’ammissibilità dei quesiti referendari. Secondo la tesi accusatoria, accolta nella pronuncia di condanna, nel complesso la cifra indebitamente corrisposta è stata pari ad euro 8.248,10, mentre la spesa a carico delle casse pubbliche in caso di applicazione della legge sarebbe stata di circa 1.000 euro.

Il quesito referendario oggetto di valutazione era il seguente: “Volete voi che l’attuale Parco Pavese rimanga libero, verde e pubblico, senza nuove costruzioni?”. Appare chiaro come da un lato, applicando le limitazioni previste dallo Statuto comunale alla partecipazione popolare, si sia impedito ai cittadini di esprimersi direttamente su una questione che riguardava il loro territorio. Dall’altro vi è stato un esborso finanziario a carico delle casse comunali, eccessivo rispetto ai costi standard normalmente sostenuti per simili procedure.

Nel dicembre 2019, rilevando il caso specifico di Nago Torbole e rimarcando la necessità di intervenire per evitare il ripetersi di simili sgradevoli situazioni, il M5S aveva affrontato costruttivamente la questione, proponendo una modifica normativa, accolta dall’Aula del Consiglio regionale, e, dopo ripetute sollecitazioni, recentemente attuata con la nomina di un’unica commissione provinciale da parte del Consiglio delle autonomie locali per valutare l’ammissibilità di tutte le richieste di referendum promosse a livello locale.

Alla luce della sentenza, ci pare di poter dire che il lavoro svolto per introdurre la norma e per farla attuare si sia dimostrato quanto mai utile per il bene pubblico, sia rispetto alla tutela della democrazia e dei diritti politici, assicurando maggiore terzietà nella valutazione dell’ammissibilità dei quesiti referendari, sia rispetto a una gestione più oculata delle risorse pubbliche.

In altre parole, ci riteniamo soddisfatti delle modifiche normative ottenute.

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Rassegna stampa: La Busa, 25 marzo 2022

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