Autonomia: bando alla retorica, c’è ancora tantissimo lavoro da fare!

Oggi il Consiglio provinciale di Trento celebrerà il cinquantenario del Secondo Statuto di Autonomia. È un’occasione importante per riflettere su quanto di buono è stato fatto a favore dei popoli del Trentino-Alto Adige/Südtirol e per ragionare sulle criticità e sulle mancanze che ancora esistono all’interno del progetto autonomista della nostra Regione e delle nostre Province Autonome. Esiste un’idea sana ed autentica di Autonomia come cultura del buon governo di un territorio e della gestione razionale delle risorse. Proprio questa è alla radice dei successi incontrati dal Trentino negli ultimi 50 anni. Esiste però anche un uso distorto e negativo dell’Autonomia, che nell’uso di certi “potenti” (per quanto piccoli e insignificanti nel grande schema delle cose) è diventata un paravento per privilegi castali e sprechi generalizzati a favore degli amici entrati nel sistema che sfruttano per escludere tutti gli altri. Purtroppo la seconda parte mette danneggia i buoni frutti prodotti dalla prima. In piccolo, è ad esempio il caso di quanto accaduto rispetto alla commemorazione del secondo Statuto di Autonomia, evento nel quale al M5S non è stato riconosciuto diritto di parola. Nonostante ciò non ci arrendiamo e vogliamo comunque rappresentare la nostra idea di Autonomia.

Ad avviso del M5S trentino, la tutela e lo sviluppo dell’Autonomia non possono che seguire la strada della democrazia e del rafforzamento istituzionale anche se sappiamo bene che è la strada più difficile da percorrere.

Partecipazione popolare. Nel corso delle ultime consiliature, l’ostilità del potere esecutivo, di qualsiasi colore politico esso fosse, ha impedito l’evoluzione degli istituti partecipativi sia sotto il profilo della modernizzazione della disciplina che dell’attuazione delle norme in vigore e del rispetto delle buone prassi che si sono affermate a livello internazionale. La storia della partecipazione popolare in Trentino è fatta di referendum boicottati, di iniziative popolari trattate con sufficienza e di petizioni popolari mal considerate dalla Giunta provinciale. Se gli strumenti tradizionali sono stati sviliti con sistematicità, non si può nemmeno giudicare positivamente quanto è stato fatto con gli strumenti più moderni, quali ad esempio il dibattito pubblico sulle grandi opere, oppure le assemblee civiche, rivendicate dalle giovani generazioni ma mai convocati dai governanti di turno.

Prevenzione e lotta alla criminalità organizzata. Dall’800 a oggi le mafie si sono costantemente evolute. Hanno superato i confini dei territori in cui sono nate e si sono sviluppate. Si sono diramate nelle aree più ricche d’Europa ed oltreoceano e soprattutto hanno messo piede e capitali nell’economia legale, facendo leva su imprese, professionisti e politici sbadati o compiacenti. Di fronte a un simile scenario emergenziale la politica locale trentina ha pervicacemente bocciato o rallentato le proposte legislative avanzate dal M5S, sia a livello regionale che provinciale. Autonomia non può che far rima con legalità. Parrebbe scontato ma a giudicare dai comportamenti di chi ci governa non sembrerebbe così. Un esempio su tutti. Alle parole di critica del Presidente della Commissione antimafia, anziché rispondere nel merito, la politica trentina si è unita come un sol uomo per dire che il Trentino è diverso, senza ammettere che qualche problema c’è anche alle nostre latitudini, a partire dall’assenza di strumenti di prevenzione che coinvolgano il decisore politico.

Pluralismo e separazione dei poteri. Il potere esecutivo provinciale è oramai ipertrofico. Formalmente le leggi sono approvate dal Consiglio ma nella sostanza vengono promosse e imposte dalla Giunta provinciale. I consiglieri di maggioranza sono “liberi” di adeguarsi al “suggerimento” premendo il pulsante rosso (“bocciato”) o verde (“approvato”) e di attenenersi alle linee dettate dal presidente o dall’assessore di turno in ogni voto sui singoli emendamenti, articoli o leggi. Nel 99,9% dei casi si sceglie di seguire le istruzioni giuntali impartite in Aula senza curarsi del contenuto della disposizione normativa o dell’atto oggetto di voto. Se l’iniziativa legislativa consiliare è sterilizzata e comunque innocua per assenza di dibattito nel merito degli argomenti e per via di maggioranze precostituite e incapaci di sviluppare analisi critiche e alternative, anche il controllo e la valutazione delle leggi e delle politiche pubbliche lascia a desiderare. Il tavolo di valutazione delle leggi funziona poco e male, anche perché a giudicare la qualità e l’efficacia delle leggi non dovrebbero essere i partiti che le hanno partorite (“È buono il vino, oste?” “Certo! È ottimo e abbondante!!!”) ma cittadini e imprese che le devono rispettare (vedasi disegno di legge 146/XVI per riformare il tavolo di valutazione delle leggi). Le minoranze avrebbero infine a disposizione alcuni strumenti di controllo politico sulle partecipate ma li esercitano nel peggiore dei modi. Ad esempio le nomine vengono fatte esclusivamente sulla base della lottizzazione e dell’appartenenza al partito e non secondo la logica del controllo funzionale diffuso e nemmeno della competenza. 

Riforma dello Statuto. Le idee per riformare lo Statuto scarseggiano. Nemmeno la volontà di adeguamenti minimi e funzionali sembra abbondare. A livello nazionale si prospetta una riforma del fisco ma a livello locale non si è registrato nemmeno un tentativo di innalzare il concetto di Autonomia finanziaria per arrivare a quello di autonomia fiscale. Ci si affanna per mettere le mani sull’Agenzia delle Entrate senza pensare invece a una maggiore flessibilità nell’applicazione delle aliquote e delle tipologie di tributi. Aborrito è invece anche solo il concetto di includere cittadini e categorie sociali nella programmazione delle politiche fiscali. Anche qui i pochi decidono perentoriamente nei confronti dei molti (che poi pagano).

Giustizia. Le Autonomie di Trento e Bolzano dopo aver ottenuto la delega nella gestione delle funzioni amministrative della giustizia si sono fermate a una legge regionale (un articolo) calata dall’alto tramite la legge di stabilità di due anni fa, senza peraltro mai coinvolgere la commissione consiliare competente nella definizione e nell’attuazione della norma istitutiva dell’Agenzia regionale della Giustizia. La Regione, per capirci, non ha nemmeno un assessore con la delega alla giustizia per occuparsi a tempo pieno di organizzare un settore cruciale per la stabilità della democrazia a livello locale. In compenso la Regione conta una giunta di 6 componenti la cui funzione e la cui utilità sembra essere solo quella di distribuire una posizione di prestigio a coloro che non si sono visti assegnare incarichi nelle giunte provinciali e per tenere in piedi l’alleanza politica di chiunque governi in Trentino con la SVP (la quale non fa mistero di voler morta la Regione stessa…)

Commissione dei 12. Tale organo legislativo dovrebbe svolgere una funzione strategica nel puro interesse dell’Autonomia e di chi vive nell’Autonomia. Prosegue nella sua attività a fari spenti, senza un regolamento, senza un archivio accessibile né ai consiglieri né ai cittadini, senza un minimo di programmazione condivisa con il Consiglio. A differenza di quanto avviene in Valle d’Aosta, i Consigli provinciali di Trento e di Bolzano non esprimono nemmeno un parere sugli schemi di norma di attuazione da inviare al Consiglio dei Ministri. Lo Statuto non lo prevede ma nemmeno lo vieta. L’interpretazione dei nostri grandi capi è quello di proseguire con una procedura di approvazione delle norme anacronistico che non contempla le parole “trasparenza e partecipazione” (che per alcuni politici sono come l’aglio per i vampiri).

Cambiamenti climatici. Il M5S ci ha provato in tutti i modi e in tutte le salse a far passare una politica più etica e consapevole verso la lotta ai cambiamenti climatici… purtroppo senza cavarne un ragno dal buco. Recentemente l’assessore competente ha candidamente ammesso che la realizzazione del programma di lavoro Trentino Clima 2021-2023 è prevista entro la fine dell’anno 2023 (ovvero dopo le prossime elezioni provinciali) e che, al momento, le attività relative all’adeguamento degli atti di programmazione e pianificazione territoriale e settoriale non sono ancora state concluse anche perché l’elaborazione degli scenari climatici è ancora in corso. Solo per ricapitolare i fatti più gravi degli ultimi anni: alluvione in Val di Fassa nel 2018; tempesta Vaia nel 2018; siccità record nel 2022; scioglimento record dei ghiacciai alpini con conseguente collasso del ghiacciaio della Marmolada e relativa tragedia nel 2022.  La nostra autonomia cosa fa? Decide di affrontare l’emergenza dotandosi di una strategia di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici alla quale subordinare l’attività legislativa e i conseguenti provvedimenti di governo solo a partire dalla prossima consiliatura. Che è come dire, abbiamo il problema oggi, bisognava programmare interventi ieri ma noi pensiamo bene di demandare ogni decisione al domani e nello specifico a chi verrà dopo di noi e si troverà la grana da gestire. La natura però non aspetta i mezzucci e le furbate della politica politicante. Domani a imporre strategia e interventi saranno le catastrofi… forse. Come abbiamo visto, questa classe dirigente è brava a parlare e a fare promesse sulla scorta dell’emozione del momento, ma quando si tratta di prendere decisioni che scontentano quelli che contano, allora si rimangia la parola e si dimentica le promesse, rimandando ogni impegno e decisione ad un non meglio precisato futuro.

In conclusione, l’Autonomia ha ancora tanta strada da percorrere e infinite opportunità di sviluppo ad oggi inesplorate da percorrere. Può puntare sulla partecipazione popolare come strumento integrativo del governo del territorio per stimolare l’inclusione dell’intera cittadinanza e delle generazioni future nel dibattito pubblico. Può costruire fiducia nelle istituzioni locali rafforzando la coesione sociale e forgiando un’identità politica imperniata su ideali democratici e stato di diritto. Può tutelare il pluralismo come valore e non come minaccia all’esercizio del potere. Può essere intesa come autodeterminazione di un’intera comunità sulla base del principio di uguaglianza. Il M5S da quando è entrato nelle istituzioni provinciali ha provato a lavorare su tutti questi fronti. Purtroppo non ha trovato molti compagni ma questo non lo scoraggia (siamo abituati a stare soli contro tutti) e quindi non demorde.

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